ESTATE DI SAN MARTINO
La foglia di ribes è ruvido tessuto.
In casa risate e tintinnano i vetri;
lì trinciano, fanno lievitare e impepano
e piantano chiodi di garofano nel marinato.
Come per burla, il bosco rilancia
questo rumore sullo scosceso pendio
dove nocciuoli riarsi al sole
stanno bruciacchiati come da un falò.
Qui la strada si butta in un dirupo,
qui si ha pena di questi vecchi
ceppi stecchiti e dell’autunno cencioso,
che tutto ammassa in questo burrone.
Ed è una pena che l’universo sia più semplice
di quanto supponga qualcuno più scaltrito,
che il bosco sia così depresso,
e che per ogni cosa arrivi la fine.
Che sia assurdo non voler capire,
quando tutto ti si è bruciato dinanzi,
e la bianca caligine autunnale
come una ragnatela si arrampica alla finestra.
Il recinto sfondato del giardino
apre un varco che si perde tra le betulle.
In casa risate e tramestio di faccende,
e lo stesso tramestio e risate anche lontano.