16.
«Dio santo, santo e forte, santo e immortale, abbi pietà di noi!» Cosa succede? Ma dove sta? Il funerale. Stanno per portar fuori il feretro. Bisogna svegliarsi. Verso le sei del mattino s’è abbandonato, tutto vestito, su quel divano. Certamente ha la febbre. Ora lo stanno cercando per tutta la casa e nessuno pensa ch’è profondamente addormentato dietro quegli scaffali, alti fino al soffitto.
«Jura, Jura!» lo chiama da qualche parte lì accanto il portiere Markèl. E’ cominciato il funerale e Markèl, che deve portare giù le corone non riesce a trovare Jura e per di più è rimasto, con tutta quella montagna di corone, chiuso nella camera da letto, perché la porta della stanza è trattenuta dallo sportello dell’armadio che si è spalancato.
«Markèl! Markèl! Jura!» chiamano dal basso. Markèl, con un colpo riesce a rimuovere l’ostacolo e corre giù per la scala con alcune corone.
«Dio santo, santo e forte, santo e immortale!» corre per il vicolo come un alito sommesso e vi rimane, quasi l’aria fosse sfiorata da una morbida penna di struzzo e tutto vacilla: le corone e i passanti, le teste dei cavalli con i pennacchi, il turibolo che vola attaccato alla catenella nella mano del sacerdote, la terra bianca sotto i piedi.
«Jura! Dio mio, finalmente! Svegliati, su,» lo scuote per una spalla Shura Schlesinger, che l’ha trovato. «Cos’hai? C’è il funerale. Vieni con noi?»
«Ma sì, certo.»