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«Leggiamo sempre l’“Eugenio Onegin” e i poemi. Ieri è venuto Anfìm e ci ha portato dei regali. Ci facciamo laute cene, e possiamo tenere accesa la lampada. Conversazioni interminabili sull’arte.
«E’ una mia vecchia idea che l’arte non sia una categoria o un’area che comprende un’infinità di concetti e fenomeni derivati, ma, al contrario, qualcosa di ristretto e concentrato, la designazione del principio che entra nella composizione dell’opera, la definizione della forza in essa impiegata o della verità elaborata. L’arte non mi è mai sembrata un oggetto o un aspetto della forma, ma piuttosto una parte misteriosa e nascosta del contenuto. Per me questo è chiaro come la luce dei giorno, lo sento con tutto me stesso, ma come esprimere e formulare questo concetto?
«Le opere d’arte parlano in tanti modi: con l’argomento, le tesi, le situazioni, i personaggi. Ma soprattutto parlano per la presenza dell’arte. La presenza dell’arte nelle pagine di «Delitto e castigo» sconvolge più del delitto di Raskòl’nikov.
«L’arte primitiva, quella egizia, quella greca e la nostra arte sono, attraverso il corso di molti millenni, sempre la medesima cosa, sempre arte al singolare. E’ una sorta di idea, di affermazione della vita, che per la sua sconfinata ampiezza non si può scomporre in singole parole; ma, quando una briciola di questa forza entra nella composizione del più complesso organismo, l’ingrediente arte supera di per sé il significato di tutto il resto e diventa l’essenza, l’anima e il fondamento dell’intera rappresentazione.»