DICHIARAZIONE
La vita è tornata, così, senza motivo,
come allora che s’era stranamente interrotta.
E sempre in quella stessa strada antica,
sempre quello stesso giorno d’estate e a quell’ora.
La stessa gente e le ansie, le stesse,
e l’incendio del tramonto ancora acceso:
come allora, contro il muro del Maneggio
la sera di morte l’aveva in fretta inchiodato.
Donne in vesti da poco prezzo, come allora,
a notte strascicano le scarpe.
E poi sul tetto di lamiera,
come allora, le crocifiggono le soffitte.
Ecco lei che a passi stanchi
lentamente si fa sulla soglia,
e, risalendo dall’interrato,
taglia di traverso il cortile.
Di nuovo io mi preparo pretesti,
e di nuovo mi è tutto indifferente.
E la vicina, svoltando all’angolo,
ci lascia l’un l’altro di fronte.
Non piangere, non increspare le labbra tumefatte,
non gremirle di rughe.
Riaprirai le croste già secche
dello sfogo di primavera.
Togli il palmo della mano dal mio petto,
noi siamo cavi sotto tensione.
Attenta, l’uno verso l’altra, ancora
saremo spinti inavvertitamente.
Passeranno gli anni, ti sposerai,
dimenticherai i disordini.
Essere una donna è un grande passo,
fare impazzire è un’eroica impresa.
Pure, io, di fronte al prodigio delle mani di donna,
del dorso e delle spalle e del collo,
con la devozione d’un servo
tutta la mia vita benedico.
Ma per quanto la notte m’incateni
con anelli d’angoscia,
più forte al mondo è la spinta a fuggire
e la passione invita alle rotture.