Capitolo 52

Kevin Dawson reclinò al massimo il sedile del passeggero della sua Ford Escort e si distese. Aveva considerato la possibilità di supplicare i suoi amici per l’ennesima volta, ma sapeva che non avrebbe funzionato. A loro poteva anche stare bene che si appisolasse sul divano, ma la pazienza delle rispettive mogli e fidanzate si stava esaurendo. E per quanto gli sarebbe piaciuto accoccolarsi su un giaciglio caldo e morbido, non voleva essere un peso.

Per un attimo aveva pensato di contattare Lou, ma la nausea del risveglio l’aveva accompagnato fino all’ora di pranzo.

Aveva preso in considerazione persino i suoi genitori, ma l’avrebbero tempestato di domande per sapere cosa stesse succedendo con Ally, e non si sentiva pronto. Non voleva neppure pensarci, figurarsi discuterne.

E il suo conto corrente quasi in rosso gli proibiva di prendere una stanza in albergo, per quanto economica. Le poche sterline che aveva gli sarebbero bastate a malapena per mangiare e per bere fino alla fine del mese. In quel momento, però, niente poteva turbarlo.

Il sorriso che aveva stampato sulla faccia resisteva a ogni avversità.

Era bastato un pizzico della sua dote di persuasione per segnare un colpo che avrebbe lasciato il capo di stucco.

Certo, Stacey aveva passato tutto il giorno alla scrivania a battere sulla tastiera del computer senza mai uscire dall’ufficio. E sì, i suoi sforzi avevano dato i loro frutti, doveva riconoscerlo. Ma quello non era il mestiere del poliziotto: era un lavoro d’ufficio.

Il sergente Bryant, dal canto suo, aveva passato tutto il giorno a scarrozzare in giro il capo. E neppure quello corrispondeva all’idea che Dawson aveva del proprio mestiere.

Credeva negli scambi con le persone, puntava a sfruttare tutte le sue conoscenze, e non vedeva l’ora che fosse mattina per dimostrare al capo che lui era la star dello show.