MORALE CRISTIANA
Il cristianesimo è strano: ordina all’uomo di riconoscersi vile e addirittura abominevole, e gli ordina di voler essere simile a Dio. Senza un tale contrappeso questo innalzamento lo renderebbe orribilmente vano, o quell’abbassamento lo renderebbe orribilmente abietto. [383]
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La miseria ispira la disperazione.
L’orgoglio ispira la presunzione.
L’Incarnazione mostra all’uomo la grandezza della sua miseria attraverso la grandezza del rimedio che è stato necessario. [384]
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Non un abbassamento che ci renda incapaci del bene, né una santità esente da male. [385]
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Nessuna dottrina è più adatta all’uomo di codesta che lo istruisce sulla sua duplice capacità di ricevere e perdere la grazia, a causa del doppio pericolo cui è sempre esposto di disperazione o di orgoglio. [386]
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Di tutto ciò che è sulla terra egli [ 1 ] prende parte ai dispiaceri, non ai piaceri. Ama i suoi prossimi, ma la sua carità non si rinchiude in questi limiti e si effonde sui suoi nemici, e poi su quelli di Dio. [387]
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Che differenza c’è fra un soldato e un certosino, quanto all’obbedienza? Sono ugualmente obbedienti e dipendenti, e in esercizi ugualmente penosi. Ma il soldato spera sempre di divenire padrone e non lo diventa mai, perché i capitani e i principi stessi sono sempre schiavi e dipendenti, ma lo spera sempre e si dà sempre da fare per riuscirci, mentre il certosino fa voto di essere sempre e solo dipendente. Così non differiscono nella servitù perpetua, in cui tutti e due vivono sempre, ma nella speranza, che uno nutre sempre e l’altro mai. [388]
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Nessuno è felice come un vero cristiano, né così ragionevole, virtuoso, degno di amore. [389]
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Con quanto poco orgoglio un cristiano si crede unito a Dio! Con quanta poca abiezione si uguaglia ai vermi della terra! Che bella maniera di ricevere la vita e la morte, i beni e i mali! [390]
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Gli esempi delle morti generose degli Spartani e di altri non ci toccano granché. Infatti, che ce ne viene?
Ma l’esempio della morte dei martiri ci tocca, perché sono nostre membra. Abbiamo un legame che ci unisce a loro. La loro risoluzione può creare la nostra, non solo con l’esempio, ma perché forse ha meritato la nostra.
Non c’è niente di simile negli esempi dei pagani. Non abbiamo legame con loro. Non si diventa ricchi perché si vede la ricchezza di uno straniero, ma quella di un marito o di un padre. [391]
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Morale
Dio, dopo aver fatto il cielo e la terra, che non sentono affatto la felicità del loro essere, ha voluto fare degli esseri capaci di conoscerlo e di costituire un corpo di membra pensanti. Giacché le nostre membra non sentono affatto la felicità della loro unione, del loro mirabile accordo, della cura che ha la natura d’insufflarvi la vita e farle crescere e durare. Come sarebbero felici se lo sentissero, se lo vedessero! Ma perché così fosse, bisognerebbe che avessero intelligenza per conoscerlo, e buona volontà per consentire a quella dell’anima universale. Se poi, una volta ricevuta l’intelligenza, se ne servissero per trattenere in se stesse il nutrimento senza lasciarlo passare alle altre membra, sarebbero non soltanto ingiuste ma anche miserabili, e si odierebbero anziché amarsi, poiché la loro beatitudine come il loro dovere consiste nel consentire alla disposizione dell’intera anima cui appartengono, e che le ama meglio di quanto loro stesse non si amino. [392]
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Sei forse meno schiavo, se il tuo padrone ti ama e ti vezzeggia [ 2 ]? Sei proprio fortunato, schiavo, il tuo padrone ti vezzeggia. Fra un po’ ti picchierà. [393]
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La volontà propria non sarà mai soddisfatta, se anche avesse potere su tutto ciò che vuole. Ma si è soddisfatti non appena vi si rinuncia. Senza, non è possibile essere malcontenti, per suo mezzo, non è possibile essere contenti. [394]
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Lasciano [ 3 ] agire la concupiscenza e frenano lo scrupolo, mentre bisognerebbe fare il contrario. [395]
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È superstizione riporre la propria speranza nelle formalità, ma è superbia non volervisi sottomettere. [396]
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L’esperienza ci fa vedere una differenza enorme tra la devozione e la bontà. [397]
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In ogni religione, due tipi di uomini.
Vedi «Perpetuità». [398]
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Superstizione, concupiscenza. [399]
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Per niente formalisti
Quando san Pietro e gli apostoli deliberano di abolire la circoncisione, e si trattava di agire contro la legge di Dio, non consultano affatto i profeti, ma semplicemente la ricezione dello Spirito Santo nella persona degli incirconcisi.
Giudicano più sicura l’approvazione di Dio su coloro che riempie del suo Spirito, che non l’obbligo di osservare la Legge.
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Sapevano che la Legge non aveva altro fine se non lo Spirito Santo, e dunque, poiché lo si aveva senza circoncisione, questa non era NECESSARIA [ 4 ]. [400]
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Membra
Cominciare di là.
Per regolare l’amore che dobbiamo a noi stessi, bisogna immaginarsi un corpo pieno di membra pensanti, poiché siamo membra del tutto, e vedere come ogni membro dovrebbe amarsi, ecc.
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Repubblica
La repubblica cristiana e anche giudaica ha avuto solo Dio per signore, come osserva Filone Ebreo, Della Monarchia.
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Quando combattevano era solo per Dio, e in Dio riponevano la loro principale speranza, non consideravano le loro città se non come appartenenti a Dio e le conservavano per Dio. I Paralipomeni, 19, 13. [401]
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Per far sì che le membra siano felici, bisogna che abbiano una volontà e la conformino al corpo. [402]
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Immaginiamoci un corpo pieno di membra pensanti! [403]
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Essere membra significa non aver vita, essere e movimento se non attraverso lo spirito del corpo e per il corpo. Il membro separato, che non vede più il corpo al quale appartiene, non ha più se non un essere rovinante e morente. Eppure crede di essere un tutto e, non vedendosi più un corpo da cui dipendere, crede di dipendere solo da sé e vuole farsi esso stesso centro e corpo. Ma siccome non ha in sé alcun principio di vita, non fa che smarrirsi ed è sbalordito dall’incertezza del suo essere, sentendo bene che non è corpo, e tuttavia non accorgendosi di essere membro di un corpo. Infine, quando giunge a conoscersi, è come tornato a casa e si ama ormai solo in funzione del corpo. Rimpiange i suoi passati smarrimenti.
Non potrebbe per sua natura amare un’altra cosa se non per se stesso e per asservirsela, dato che ogni cosa ama se stessa al di sopra di tutto. Ma amando il corpo ama se stesso, perché non esiste se non in lui, per mezzo di lui e in vista di lui. Qui adhaeret Deo unus spiritus est [ 5 ].
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Il corpo ama la mano, e la mano, se avesse una volontà, dovrebbe amarsi nel modo stesso in cui è amata dall’anima. Qualunque amore che vada oltre è ingiusto.
Adhaerens Deo unus spiritus est. Ci amiamo, perché siamo membra di Gesù Cristo. Amiamo Gesù Cristo perché è il corpo di cui siamo membra. Tutto è uno. L’uno è nell’altro. Come le tre Persone [ 6 ]. [404]
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Bisogna amare solo Dio e odiare solo se stessi [ 7 ].
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Se il piede avesse sempre ignorato la sua appartenenza al corpo e l’esistenza di un corpo da cui dipende, se avesse avuto la conoscenza e l’amore solo di sé, e venisse a conoscenza di appartenere a un corpo, e di dipenderne, quale rimpianto, quale confusione della propria vita passata, d’essere stato inutile al corpo che gli ha insufflato la vita, e che lo avrebbe annientato se lo avesse respinto e separato da sé così come lui se ne separava! Quali preghiere di essere conservato in lui! E con quale sottomissione si lascerebbe governare dalla volontà che regge il corpo, fino a consentire di esserne amputato se occorre! Altrimenti perderebbe la sua qualità di membro. Perché bisogna che ogni membro sia disposto a perire per il corpo, che è l’unico per il quale tutto esiste. [405]
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Se i piedi e le mani avessero una loro particolare volontà, mai potrebbero essere nel loro ordine se non sottomettendo quella volontà particolare alla volontà prima che governa il corpo intero. Altrimenti sono nel disordine e nell’infelicità. Ma non volendo se non il bene del corpo, fanno il loro stesso bene. [406]
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I filosofi hanno reso sacri i vizi mettendoli persino in Dio. I cristiani hanno reso sacre le virtù. [407]
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Due leggi bastano per regolare tutta la repubblica cristiana, meglio che qualunque legge politica. [408]
[ 1 ] Gesù Cristo.
[ 2 ] L’amore di sé, non riferito a Dio: «Quale può essere dunque la libertà dello schiavo assoggettato al peccato, se non nel fatto che trova il suo diletto a peccare? Perché serve liberamente il proprio padrone colui che fa volentieri la sua volontà...» (Agostino, Enchiridion, 29-30).
[ 3 ] Il soggetto sono i casisti corrotti.
[ 4 ] Atti degli Apostoli 15.
[ 5 ] Prima lettera ai Corinzi 6, 17: «Colui che rimane unito al Signore è un solo spirito con lui». Tutti questi paragoni col corpo sono ispirati soprattutto dalla Prima lettera ai Corinzi 12, ove sono applicati alla Chiesa. Pascal traspone anche ciò che san Paolo dice di Dio: «In lui abbiamo la vita, il movimento e l’essere» (Atti degli Apostoli 17, 28).
[ 6 ] Nel mistero trinitario.
[ 7 ] È la scelta pascaliana, rispetto alla celebre alternativa della Città di Dio: amore di sé fino al disprezzo di Dio, o amore di Dio fino al disprezzo di sé? «Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, coelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui» (XIV, 28).