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Il sole era sorto da poco, ma il mercato coperto di frutta e verdura era già in piena attività. Mi ricordò i mercati del vecchio East End in cui girovagavo da bambino quando saltavo la scuola, però con prodotti agricoli decisamente più colorati e vari, che possono crescere soltanto in una terra dove il sole è perenne.

Anche i negozi degli artigiani iniziavano ad aprire: appendevano i vestiti alle rastrelliere, e riempivano i tavoli con quel genere di souvenir che, tornato a casa, ti chiedi perché hai comprato.

Trovai il modo di raggiungere la strada pedonale che portava alla taverna di Bob, un gruppo di tavoli di legno carteggiati da poco e tende parasole color crema attorno a un portone azzurro sbiadito. Lì la maggioranza degli edifici non era alta più di due o tre piani, alcuni in pietra a vista, altri intonacati, con raffinati balconi in ferro battuto che si affacciavano sul marciapiede.

Un cameriere, con dei baffoni ottocenteschi, mi accompagnò a un tavolo. Ordinai un cappuccino con molta schiuma. Mi piaceva la varietà del posto, ma dovevi essere dell’umore giusto per gustarti una tazza che era per metà zucchero e per l’altra metà qualcosa che assomigliava molto alla roba che mi aveva mulinato attorno alle palle nel Devil’s Neckinger, e io volevo qualcosa che durasse a lungo.

Bob girò l’angolo cento metri più in giù e sollevò una mano mentre camminava verso di me. Non lo vedevo da cinque anni, ma non era cambiato molto. Da quando aveva sostituito l’uniforme con una camicia hawaiana assomigliava ancora di più a Barry Manilow di Barry Manilow stesso. Quando eravamo delle giovani reclute lo chiamavamo Mandy, come il più grande successo di Barry, ma non era quello il momento di ricordarglielo.

Sedette sulla sedia davanti a me. Il cameriere lo salutò come un vecchio amico e lui ordinò il solito, che si rivelò essere un tè da muratori e un panino con la frittata. L’impressione era che quel posto fosse la sua mensa. Chiesi il bis del mio beverone e un panino con la salsiccia, e ci aggiornammo sugli ultimi eventi.

Bob guardò l’orologio. Notai che serrava un po’ i muscoli della mascella. I casi erano due: o stava per mettersi a cantare, o non era poi così felice.

«Non so bene cosa sia tutta questa faccenda, Nick, ma direi che Grant sia su una corda molto in alto e che stia cercando di non guardare in basso. Parla, certo, ma non è difficile capire che c’è un casino di roba brutta che gli frulla in testa.»

«Gli effetti dell’Afghanistan...»

Mi lanciò un’occhiata per dirmi che non aveva più tempo per cazzeggiare.

Posai la tazza. «Bob, io non lo conosco. E non so esattamente che cosa ha da nascondere. È per questo che sono qui. È questo che ho bisogno di scoprire. Un mio amico è morto, e ce ne sono altri due vivi a cui devo molto, e sono piuttosto sicuro che Jack Grant possieda le chiavi del casino in cui si trovano.»

Annuì. «Okay. Per questo mi sono messo in contatto con lui appena è sceso dallo Starlifter. Non voleva restare alla base neppure un secondo in più del necessario. Gli ho detto che poteva usare la camera degli ospiti del mio appartamento per un paio di notti. Per poco non mi ha staccato la mano.»

Prese una penna dal taschino della camicia, scrisse un indirizzo sul tovagliolo e lo fece scivolare sul tavolo. «È al primo piano. Non ricevo molto al momento, e pensavo che fosse meglio tenerlo d’occhio. In questa fetta di paradiso vivono più di centocinquantamila persone, turisti esclusi, così se uno vuole farlo ha un’infinità di posti in cui perdersi.»

«Qualcun altro sa che lui è qui?»

«Certo. Ho diramato l’allarme su tutti i canali.» Bob mi guardò come se fossi completamente scemo. «Secondo te?»

«Scusa. Quante entrate e quante uscite?»

«Soltanto una, se non calcoli il balcone sul tetto.» Esitò per un momento. «Non ho un altro mazzo di chiavi di scorta, mi dispiace. Dovrai usare il tipico fascino Stone per farti aprire. Non ti sta aspettando.» Mi elargì un sorriso grande quanto quello di Manilow. «Cerca di non distruggermi la porta. È vecchia, dipinta di rosso, e comincia a piacermi. Senza contare che il proprietario si incazzerebbe parecchio.»

Si alzò ed estrasse il portafoglio.

Lo allontanai con un cenno, e lo ringraziai per il suo grande aiuto.

Medaglia al valore
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