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Allerdale, Cumbria
Sabato 4 febbraio
ore 8.35
Ero stato nella dimora atavica di Chastain soltanto un paio di volte, quando la squadra si era riunita per mettere a punto l’operazione Svezia. Non avevamo mai pronunciato la parola «negabile» ad alta voce, ma sapevamo tutti che non c’era la benché minima probabilità che venisse ufficialmente riconosciuta, quindi aveva senso tenere la riunione alla giusta distanza da Stirling Lines. Questo non significava esattamente avere un invito aperto a tornarci, ma ero sicuro che il colonnello non mi avrebbe chiesto di andarmene se fossi passato per caso mentre andavo al Nord.
Ravenhill apparteneva alla sua famiglia da sempre, e il fatto che Guy non ci fosse più per continuare la tradizione aggiungeva del sale alla ferita del padre. La continuità e l’eredità non erano mai stati un problema per il clan degli Stone, ma lì ogni angolo e anfratto aveva un altro sapore. Da quando si varcava il cancello principale e si passeggiava nel bosco piantumato che doveva essere stato progettato sei generazioni prima, sapevi che le radici dei Chastain erano molto profonde.
La casa principale era più imponente di qualsiasi altra avessi mai frequentato. Era annidata in un viale di querce, di betulle e pini, con un’ampia vista attraverso gli ondeggianti campi verdi fino alla costa est del lago Bassenthwaite.
Non era certo Downton Abbey, ma durante la fase di pianificazione eravamo ospitati nelle vecchie stalle riconvertite, e potevamo avere un paio di camere da letto a testa.
E c’erano altri fabbricati annessi in pietra, e quella che sembrava una rimessa per barche in quercia completava l’ambientazione da favola. Ogni mattina per un’ora, prima della colazione all’inglese, Harry, Trev e io correvamo per la tenuta, e non avevamo mai raggiunto il muro di confine.
Parcheggiai la Škoda accanto a una Range Rover e una fiammante Maserati, e le dissi di non sentirsi in imbarazzo. Probabilmente non avrei dovuto preoccuparmene. Aveva passato la vita intera a fare il lavoro di Dio.
Non mi aspettavo una risposta immediata quando sollevai e abbassai il lucido batacchio d’ottone del portone di casa Chastain. Ci avrebbero messo qualche secondo per attraversare il salone. Gliene concessi dieci ed ero pronto a ripetere il gesto quando sentii dei passi sulla ghiaia in direzione del lago.
Il colonnello e la moglie comparvero con degli abiti da campagna molto usati che dovevano aver fatto il loro dovere su picchi e colline, e non solo nelle vetrine di Regent Street. I loro capelli perfetti erano più grigi di quanto ricordassi ed era impossibile non notare la tristezza nei loro occhi, ma erano ancora il signor e la signora Carisma.
Iniziai subito scusandomi ma Chastain sollevò la mano prima che terminassi la frase. «Sergente Stone, è un piacere vederti, come sempre. Il mio assistente mi ha detto che hai chiamato. Un vero peccato che tu non sia arrivato per colazione.»
Mi accompagnarono nel loro mondo tappezzato di ritratti di militari con cornici d’oro, di tappeti afghani e orologi antichi. Un tamburo militare che era stato trasformato in un tavolo stava appollaiato accanto a una poltrona davanti a un caminetto aperto. In un angolo del soggiorno c’era il calco di una mano gigantesca in bronzo, scurito dal tempo, con il dito indice dritto. Chastain seguì il mio sguardo. «È stata staccata da una statua di Saddam. O così ha sostenuto il venditore quando l’ho scovata in un suq a Bassora.» Abbozzò un accenno di sorriso, il massimo che potesse fare, in quei giorni. «Ho sempre avuto il sospetto che dietro l’angolo avesse una squadra di gente sfruttata che ne produceva a decine.»
La signora Chastain sorrise come si conviene, e poi andò in cucina. Riapparve subito dopo con la teiera, le tazze, i piattini e biscotti d’avena fatti in casa su un vassoio che si abbinava al tamburo. «Signori, vi lascio ai vostri discorsi. I lavori di casa non si fanno da soli, ahimè.» Esitò per un attimo. «Sei stato gentile a farci visita, Nick. Guy l’avrebbe apprezzato tantissimo. E anche noi.»
Si trovava in quello stato di dolore che neppure la sertralina poteva lenire, così c’era qualcosa di terribilmente tenero nel suo tentativo di difendersi dietro a un muro di buone maniere.
Quando lei se ne andò, Chastain si tenne occupato con il tè. «Temo che la morte di Guy le abbia strappato via il cuore.» Fece un ampio gesto con la mano. «E lo ha strappato anche a questo vecchio posto. Lui e io ci siamo trovati qui insieme non più di cinque minuti alla volta ma, mio Dio, quanto è vuoto senza di lui.»
«Ho letto la motivazione. Lui era incredibilmente...» Cercai la parola giusta e forse non la trovai. «Coraggioso.»
«Sì, Nick, lo era.» Smise di darsi da fare con le tazze e mi inchiodò guardandomi dritto negli occhi. «Ma non per questo sento meno la sua mancanza.»
Non avevo idea di come gestire una situazione del genere. Quando Chastain era il mio OC, la possibilità di morire in azione era parte dell’accordo. L’affrontavamo con dignità o con un po’ di humour nero, dipendeva dalle circostanze e da chi si trovava nella stanza. A lui non mancavano mai le parole giuste da dire in ogni situazione, e la sua presenza da sola rassicurava chi gli stava intorno. Sebbene ci trovassimo nella merda, lui era l’uomo che ci avrebbe tirati fuori. Dopo quella tragedia, il suo spirito si era indebolito, ed era soltanto un padre in lutto.
Sapevo che a quel punto avrei dovuto continuare a parlare di eroismo e altruismo, e poi magari dire qualcosa a proposito della statua, per riempire il silenzio. Probabilmente lo avrei fatto se la signora Chastain fosse rimasta. Ma il colonnello conosceva la tecnica, e io avevo sempre trovato più semplice lottare per i vivi che per i morti. Mi porse il tè e mi offrì i biscotti d’avena. Ne presi un morso più che altro per guadagnare un po’ di tempo prima di riprendere a parlare.
«Sono passato a porgere i miei rispetti, ma anche per vedere se lei aveva delle informazioni sui fatti delle CQB. Sto cercando di trovare il sistema per togliere Sam Callard dalla merda.»
Mi auguravo che cogliesse l’occasione per tornare in modalità OC, e lui lo fece.
«Un casino disastroso. Non conosco tutti i dettagli, temo, ma sono sicuro che quel pazzo di Steele stia dedicando una smisurata quantità di tempo ed energia per insabbiare qualsiasi cosa sia successa, invece di prendere il toro per le corna e fare qualcosa di utile.»
Evidentemente non era un ammiratore di Steele, ma con ogni probabilità ciò era dovuto al fatto che il generale aveva raggiunto sia il grado sia le mansioni per cui Chastain avrebbe ucciso. Comunque, decisi di non metterlo a parte dei miei sospetti circa le recenti attività del DSF.
«Speravo che lei avesse... qualche intuizione... Che potesse aiutarmi a salvare il ragazzo dalla forca. Non potremmo far intervenire uno strizzacervelli? Credo che quei due fossero davvero molto più colpiti dalla morte di Chris, poi di Guy, di quanto non fossero in grado di ammettere.»
Il fuoco era tornato negli occhi di Chastain. «Non potrei essere più d’accordo. Steele e la sua brigata di pezzi di legno non credono allo stress da combattimento. A quanto pare la loro intenzione è quella di farci tornare al Medioevo. C’è da aspettarsi che riprendano a sparare ai soldati all’alba, o che li spediscano nei campi minati con il cartello LMF attorno al collo.»
Adesso LMF stava per Lazy Mother Fucker, pigri figli di puttana, ma ai tempi della seconda guerra mondiale significava Lack of Moral Fibre, mancanza di forza morale. Su questo non mi ero esercitato molto. L’attitudine che lui descriveva apparteneva alla mentalità della classe dirigente.
Si sporse in avanti sulla poltrona. «Hai un po’ di tempo? C’è qualcosa che vorrei farti vedere.»