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La gente diceva un sacco di idiozie riguardo agli ultimi attimi prima di morire. Secondo alcuni, vedevi un uomo con la barba bianca che ti chiamava da un lungo corridoio, investito da una luce accecante, secondo altri vedevi tutta la tua vita che ti passava davanti, come un dvd in avanzamento veloce.
Avevo vissuto un sacco di situazioni in cui ogni respiro in più che riuscivo a fare era un extra, ma mai niente di simile. Forse vidi Anna fare il sorriso triste degli Abba, forse vidi il mio bambino tendermi le braccia. Non potevo affermarlo con sicurezza. Ma la cosa successiva che vidi con chiarezza fu uno scozzese con una grande barba rossa che mi urlava dalla piazza d’armi più grande del mondo. Ci misi un po’ a smettere di tremare e a iniziare a dare un senso alle sue parole.
Per prima cosa, pensai che mi ordinasse di fare altre cinquanta flessioni minacciando di mettermi sotto accusa se non l’avessi fatto a ritmo serrato.
Poi mi venne la strana idea che mi stesse decorando con la Victoria Cross. A un certo punto se la riprendeva perché: (a) io ero uno scemo, (b) non ero abbastanza morto.
Dopo non so quanto tempo, mi resi conto che riuscivo ad afferrare la voce di Al invece di restare sdraiato inerme mentre le sue parole scivolavano via attraverso le fessure nel mio cervello.
Ero in posizione di recupero, avvolto in una coperta di stagnola, risucchiando aria come un mantice industriale. E mentre lo facevo, la testa pulsava e la gola e il torace bruciavano, ma non mi bastava mai.
Mi girai sulla schiena e vidi un’altra figura avvolta nella stagnola allungata a pochi centimetri da me. Una massa di capelli neri aperta a ventaglio sull’erica che aveva attorno alla testa e un medico preoccupato inginocchiato al suo fianco. La striscia di prato grezzo fra noi era chiazzata di vomito striato di bile.
L’aria gelida mi pizzicava la pelle scoperta sotto l’attaccatura dei capelli e sopra l’orecchio destro. Passai la punta delle dita sul taglio e vidi che erano coperte di sangue.
«Non ti preoccupare» disse una voce. «Ti daremo un paio di punti appena ti avremo portato al centro.»
La squadra arancione aveva formato un cerchio stretto per fornirci riparo dal vento. Quando si tratta di far salire la temperatura basale di chi soffre di ipotermia, anche il poco conta.
Al iniziò a galleggiare e lo misi a fuoco. Era in piedi sopra di me con una coperta scozzese sulle spalle, e l’acqua che gli gocciolava dai capelli, dalla barba, da almeno tre strati di felpe, e da un kilt molto fradicio. Il borsello di pelo non era in vista.
Quando tirò indietro la frangia, le vene gli pulsavano sulla fronte, ed era cupo in volto. Ebbi la conferma che la medaglia era soltanto un sogno. Era decisamente infuriato.
«Perché cazzo l’hai fatto? Questa è gente esperta. Il loro lavoro consiste nell’assicurarsi che funzioni tutto, e questo include la salute e la sicurezza. Pensi che sia stata una buona idea piombare qui e far finta di essere un bagnino?» Indicò la ragazza. «Poteva morire a causa del tuo barcollare là dentro. Tu saresti potuto morire...»
Fece un respiro profondo e affannato. «E chi pagherà per il mio fottuto kilt?»
Sollevai lo sguardo su di lui e cercai di controllare il respiro. «Ma non dovresti farmi la respirazione bocca a bocca o qualcosa del genere? Oppure puntarmi una torcia negli occhi e chiedermi di contare all’indietro partendo da cento?»
Uno o due dei ragazzi di Al si voltarono per tenere sotto controllo i risolini, ma il loro capo non era divertito. «Sono serio, Nick. Quel minuscolo atto di eroismo sarà stato totalmente istintivo, ma completamente fuori luogo.»
Mi misi seduto e scrollai l’acqua del fiume dalle orecchie. Dopo un paio di tentativi anche la ragazza ci riuscì. Pareva che avesse dodici anni. La sua pelle era spettrale, ma i suoi occhi erano luminosi. Parlò così piano che ci misi un pochino a capire cosa diceva.
«Hai rischiato la vita per me. Grazie.»
Sorrisi e le carezzai il polso, come si fa quando ci si sente vecchi abbastanza da essere il padre di qualcuno. Poi mi resi conto che mancava qualcosa. Avevo ancora il caricatore di scorta nella tasca sinistra ma non avevo il pezzo di metallo alloggiato nelle parti basse. Merda. Dovevo aver perso la Browning durante il mio incontro ravvicinato con la lavatrice di Dio.
La squadra arancione arretrò di due passi quando una Defender con il logo della ASG – uno di quegli affari allungati con panche su entrambi i lati – rimbalzò sulla strada verso di noi.
Tesi la mano perché Al potesse aiutarmi ad alzarmi. «Non so voi scozzesi, ma secondo me la squadra di nuoto potrebbe gradire qualcosa di caldo.»