35

BAZ

Non riesco a muovermi.

Ci riprovo: niente da fare. Ho le braccia legate.

Non riesco a mettermi seduto. Ho le gambe legate.

Mi fa male la faccia. Sono disteso su una roccia.

Non riesco a muovermi.

Non riesco a respirare!

Non è vero, ci riesco. Ci riesco. Sono imbavagliato, ma respiro ancora.

Però non mi muovo. Non ci vedo…

Apro gli occhi…

Sono sdraiato su un fianco accanto a un falò. Di là dal fuoco è seduta una donna. Una donna anziana, o forse una giovane con i capelli lunghi e bianchi. Si scalda le mani sul fuoco. Porta anelli d’oro a ogni dito e bracciali d’oro ai polsi. Mi osserva.

«Mmmmmm.» Da qualche parte vicino a me sento Simon che mugugna per lo sforzo e si agita, a giudicare dai versi. Vorrei potergli dire di calmarsi. Grugnisco, per fargli sapere che ci sono.

Ma lui si agita ancora di più.

«Dovrei rispedirvi a dormire» dice la donna. Le sue labbra non si muovono. La voce è nella mia testa. «Tutti quanti. Mica servite svegli, per darvi una lezione

Si alza in piedi e mi si avvicina. È vecchia, mi pare, anche se si muove come una giovane. Indossa jeans logori e uno scialle rosso ornato di perline che luccicano al fuoco. Ha gli occhi chiari, di quel verde che si vede solo nei gatti. Mi solleva il mento con la punta dello stivale grigio da cowboy. «Ho sentito parlare di te» dice. «Non pensavo ci sarebbero riusciti, e invece eccoti qui. Puzzi di sangue e di magia, caro mio. Irranciditi, però.» Arriccia le labbra. «Non. Sulla. Mia. Montagna.» Mi assesta un calcio nello stomaco.

Cazzo.

Provo a urlare e invece soffoco. Ho ancora il bruciore al petto per i colpi d’arma da fuoco. Devo mangiare. Devo bere. Sono messo malissimo.

Simon continua a rigirarsi. La donna si volta a guardarlo. «Stupido cucciolo. Ti sei fatto un amichetto pericoloso. La pagherai

Che cosa è? Una fata? Un elfo? Ce ne sono ancora, in America? Sono le Terre Imperiture, queste? Mia madre lo saprebbe. Lei conosceva il nome di ogni creatura o essere magico, anche di quelli morti e perduti.

La donna alza la testa. Ha fiutato qualcosa.

Lo sento anch’io. Qualcosa di umano. Un Normale.

«Shepard!» grida. E sorride.

«Margaret!» È il Normale che abbiamo lasciato a Denver. Non lo vedo, ma lo riconosco dalla voce e dall’odore. Probabilmente è in combutta con questa donna da sempre.

Il Normale mi scavalca e la vecchia apre le braccia, pronta ad accoglierlo.

«Non ero sicuro che fossi sveglia» dice, stringendola.

«Troppo caldo.» Petula lei. «Impossibile dormire. Sempre troppo caldo, ormai.» Gli strofina la testa sulla spalla e poi giù, lungo il braccio. «Mi hai portato qualcosa. Sento l’odore.»

Lui ride e le mostra il palmo della mano.

La donna agguanta quello che contiene anelli e se li infila alle dita già cariche. «Troppo buono, Shepard. Bravo ragazzo. Brav’uomo.»

«Hai conosciuto i miei amici, vedo» dice lui.

Lei si rabbuia e fa un passo indietro. «Non sono amici tuoi. Sono NowNext.»

«Lo credevo anch’io» dice Shepard. «Li ho visti per la prima volta a Omaha. Ma è impossibile che siano dei Next Blood, Margaret. Hanno ammazzato sette vampiri a sangue freddo.»

«No! Freddo quanto?»

«Polare.»

Com’è possibile che il Normale ci difenda? E che ci riconosca… l’incantesimo della Bunce era così potente che non lui dovrebbe neanche riconoscersi allo specchio.

«Si sono ribellati alla loro razza, forse.» La donna mi guarda, mi pungola il fianco con lo stivale. «Questa è opera loro. Finalmente è arrivato. L’ibrido.»

«Dici?» Shepard mi scruta per un attimo. «Me lo sono chiesto…» Scuote la testa. «Non lo so… Penso sia una coincidenza, Maggie. Secondo me sono semplici turisti.»

Lei sputa. E il suo muco mi atterra caldo sulla guancia. «Turisti?!»

«Non conoscono le regole. Sono finiti dritti nella Zona Silente solo per vedere Carhenge.»

«Pare sia spettacolare» commenta lei. Suo malgrado. «Ho visto le foto.»

«Ho accettato di far loro da guida. Ci eravamo appena conosciuti, quando una banda ha provato a farci la festa.»

La donna si accovaccia per guardarmi e si liscia il mento. Ha sei anelli infilati sul mignolo. Uno è quello di Penelope.

«Arcimaghi» sogghigna. «Micetti imprudenti, ibridi. Next Blood mal riusciti… Bracconieri, Shepard. Questo qui mi ha ammazzato l’ariete.»

«Forse aveva sete» replica il Normale. «Io una volta ho bevuto dal tuo ruscello, ricordi? Prima che ci conoscessimo?»

Lei si alza e lo guarda, ancora accigliata. «Ma tu sei un bravo ragazzo… un innocente. Non un cavaliere. Non un mago. Non un mangiasangue

«Sentiamo che hanno da dire» suggerisce Shepard. «Se poi non ti piace, potrai sempre mangiarteli.»

«Lui non me lo mangerei mai» fa lei, guardandomi in cagnesco. «Sa di rancido.»

Shepard toglie il bavaglio a Simon per primo. «Grazie» lo sento dire. «Ti devo un favore.»

«Me ne devi talmente tanti, amico, che dovremmo stendere un contratto» replica Shepard.

Poi toglie il bavaglio anche a me e mi aiuta a mettermi seduto. «Niente incantesimi» sussurra. «Può metterti a tacere anche da lontano.»

Annuisco.

«Gli ho trovato questa» riprende la donna, e mostra la mia bacchetta. «Rubata, probabilmente. Zanna di Effalumpo. Estinto.» Se la lancia alle spalle.

La Bunce attacca con le domande quando ha ancora il bavaglio addosso: «Chi sono questi NowNext? Che cosa fanno? Hanno la nostra amica!».

«Questo si chiama parlare» dice Shepard, e la aiuta a sedersi.

«Mollami!» urla la Bunce. Lui obbedisce. E lei ricade. «Dovete dircelo, la nostra amica è in pericolo!»

La donna dai capelli bianchi (è una donna?) si rimette a sedere al di là del falò. «Niente ordini. Siete voi a dover parlare.»

«Chiedete pure» intervengo io. «Chiedeteci qualunque cosa.» Guardo Simon. E lui annuisce per farmi capire che sta bene. È ancora legato mani, caviglie e ali. Però sta bene.

«Spiegate a Maggie perché siete qui» dice Shepard, e si siede accanto a lei davanti al fuoco.

Prendo la parola. Dei tre sono l’unico ad avere un minimo di tatto. «Siamo in vacanza» attacco. «Siamo turisti, davvero.»

«E questa vostra amica?» chiede Margaret.

«Eravamo venuti a trovarla…»

La Bunce mi interrompe: «Volevamo vedere come stava, eravamo preoccupati… e poi ieri ci ha lasciato un messaggio dicendo che era con i NowNext. Le faranno un’estrazione. Dovete dirci…»

Snow alza il mento. «E lei chi è?»

«Non ha importanza» intervengo io, desideroso di chiudere la bocca a tutti e due. «Non dovete dirci nulla. Ce ne andiamo. Non torneremo più.»

«Tu sei il Next Blood» replica lei, lapidaria.

«No. Il mio sangue è antico. Vengo da una famiglia antichissima.»

La donna non ascolta. «Tu. Sei l’ibrido.»

Il Normale si china in avanti. Odio il modo in cui mi guarda, come se fossi una cassaforte da scassinare. «I NowNext,» dice «per alcuni i Next Blood… cercano di insegnare ai vampiri a parlare…»

«Cosa?» Sono esterrefatto.

«Ma è un abominio!» esclama la Bunce.

«Già» conferma Margaret, e mi indica. «Tu sei un abominio!»

«Io non sono… quella roba lì» dico. «Sono un mago! Un vampiro mi ha morso quando ero piccolo!»

«Ah!» esclama trionfante Shepard, schioccando le dita come se avesse appena risolto un enigma.

«No.» La donna rifiuta l’idea. «Ti avrebbero scacciato, dato in pasto ai draghi. È questa la legge dei maghi.»

«Sì, be’, mia madre è rimasta uccisa. L’hanno uccisa i vampiri. E poi nessuno se l’è sentita di cacciarmi.»

«Non è mai troppo tardi» dice la donna. «I draghi hanno sempre fame.»

«Non è un vampiro cattivo» la interrompe Simon. «Non morde le persone. Solo ratti, cervi, pecore…»

«Bracconiere!» urla lei.

«Mi dispiace!» la imploro. «Non sapevo che l’ariete appartenesse a qualcuno!»

«È dispiaciuto» dice Shepard. «Io gli credo.»

«E ti aspetti che crediamo a questa storia? Quando il mondo intero sa che i mangiasangue mischiano sangue e magia?»

«E come?» chiede Penny.

La donna ci guarda truce da dietro il falò. «Non lo so. Nulla di buono. Oscurità.»

«Se i vampiri conquistano la magia,» dice Shepard «niente potrà più fermarli. Salteranno in vetta alla catena alimentare.»

La donna sibila.

«Ascoltate.» La Bunce è impavida, anche legata come un maiale alla festa di primavera. «So che le apparenze non aiutano, ma noi non c’entriamo nulla con quei vampiri. E se la nostra amica è coinvolta, allora è nei guai e ha bisogno di noi. Dovete lasciarci andare.»

La donna muove le dita, facendo tintinnare gli anelli. «Cosa ne pensi, Shepard?»

«Io ci credo» risponde.

«Tenero» dice lei. «Credi a tutti.»

«Ho passato due giorni con loro, e hanno fatto del male solo a quei vampiri.»

«E al mio ariete.»

«Mi dispiace» ripeto.

La donna fa un cenno con la mano. «Loro lasciali andare. La maga e il mangiasangue. Il cucciolo resta qui, invece.»

«Come?!» esclamiamo tutti tranne lei.

«Si riferisce a me?» chiede Simon. «Io non sono un cucciolo!»

La donna sospira. «Stupido cucciolo. Dischiuso da un uovo perduto.»

Il Normale scruta Simon come se adesso fosse diventato lui l’enigma più interessante. «No…»

La donna si avvicina a Simon, per osservarlo meglio. «Orfano. Dev’essere. Volare con maghi e mangiasangue… che vergogna.»

«Non sono un orfano!» obietta Simon. «Cioè, sì. Però non mi sono dischiuso da un bel nulla.»

«Pensavo fosse un demone» si meraviglia Shepard.

«Pfffff.» La donna cammina in cerchio attorno a Simon. «Ali rosse. Coda appuntita. Nativo del Nord, come me. Pulcino prezioso. Andato perduto.»

«No, no, NOOO» dice Simon, ora che ha capito cosa intende.

«Per Croowwwley» impreco.

Penny opta per: «Oh. Cazzo».

«Io non sono un DRAGO!» grida Simon.

«Non ancora.» Gli accarezza l’ala. «Sei cucciolo. Un giorno drago. Un giorno feroce.»

«Non è un drago!» esclamo io. «Quelle ali sono frutto di un incantesimo.»

«Questo non è un drago, e quello non è un vampiro. Che sono, cieca? Sono scema?» Mi guarda male di nuovo.

«No. Non è lei. Siamo noi. A confondere.»

«Io sono solo un Normale con le ali!» insiste Simon.

«Ali di drago.» Annuisce lei. «Grande Drago Rosso.»

«Guardi meglio» la implora.

«Lo annusi!» la esorta Bunce. «Odora forse di drago?»

La donna fissa accigliata la Bunce. Poi afferra la corda che cinge il petto di Simon e lo mette in piedi. Gli ficca il naso nel collo e lo annusa. Lui alza il mento. Lei gli gira attorno e affonda la faccia tra le ali legate.

«Puzza di drago… ma anche di ferro. Altro abominio!»

«È solo opera di un incantesimo» ripete Penny.

«E di chi?» Margaret strattona la corda, tirando indietro Simon.

«M-mio» balbetta lui. «Ero un mago. Ho lanciato io l’incantesimo.»

«Perché!?»

«Volevo le ali» spiega. «Volevo volare.»

«E la coda?»

«Volevo essere libero!»

Appena lei si allontana, Simon ricade a terra. Margaret lo guarda mentre cerca di rimettersi a sedere. «Sssììì. Sono libera» ci dice nella testa. «È meglio di così. È meglio di tutto

Torna verso il falò.

«Ci crede, adesso?» chiede la Bunce.

Margaret scrolla le spalle. «Credo che siete una manica di turisti reietti, deformi e usciti male.»

Come darle torto. «E quindi,» azzardo «possiamo andare?»

«Andrete dai Next Blood? A combatterli?»

«Sì!» urla Simon.

«Bene» dice. «Ditegli che non arriveranno mai in vetta. Lì ci siamo noi. Io. I Next Blood bruceranno, quando ci risveglieremo. Quando ci risveglieremo sulla vetta.»

La donna, o il drago, prende la mano del Normale. «Portali via, Shepard. Non permettere che ti facciano del male. Assicurati che ne facciano ai mangiasangue.» Gli stringe la mano e poi si allontana da noi e dal falò.

«Aspetti!» urla la Bunce. «Il mio anello. Mi serve l’anello.»

La donna si gira di scatto, come se Penny l’avesse aggredita, e mostra il pugno. Indossa almeno trenta anelli e una decina di bracciali d’oro. «Adesso è mio!» ci tuona nella testa.

Penny la implora. «La prego. Senza quello non posso usare la magia. Non posso aiutare la mia amica né far del male ai mangiasangue.»

Il drago – perché quello è, ormai non c’è dubbio – torna da Penny e la fulmina con lo sguardo. Si accosta alla bocca la mano carica e addenta il suo anello. Poi sputa qualcosa per terra: la pietra viola centrale.

E se ne va.

Siamo ancora vivi. Ma lei è sparita.

Un eroe ribelle
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