15

SIMON

Penelope e Micah si sposeranno, e Penny si trasferirà in America e mi lascerà solo: è un’eventualità a cui mi preparo dal sesto anno.

Penelope e Micah sono sicuri l’uno dell’altra.

Non ho mai sentito Penelope dubitare del fatto che Micah la ami ancora o la ami nel modo giusto. Non l’ho mai vista piangere per lui nel corridoio con le amiche. (In realtà Penny non ne ha, di amiche. Ha Agatha, diciamo. E sua madre. E poi ha me…) Penelope e Micah non litigano mai. Lui non dimentica mai il loro anniversario. Anche se non credo che a Penny importi molto degli anniversari.

Quando parla di Micah, sembra più forte, più ancorata alla realtà. Non tentenna. Non dubita. Non l’ho mai sentita sparare a zero su di lui, come in genere fa la gente, per qualche suo commento innocuo. Non l’ho mai sentita domandargli: “Che vuoi dire?” o “Perché usi quel tono di voce?”. Non l’ho mai vista alzare gli occhi al cielo quando parla lui né sospirare in modo passivo-aggressivo, come a dire: “Ne ho piene le tasche di te. Zitto zitto zitto”.

Anche se dal quarto anno credo di non averli mai più visti insieme. E all’epoca non erano veramente innamorati, erano due ragazzini. Micah era un secchione mostruoso. Non faceva che studiare e parlare di videogiochi. A Penelope era piaciuto all’istante… una cosa inaudita. Io non credo di esserle piaciuto all’istante, invece. Quello che ha fatto all’istante è stato assumere il controllo su di me, questo sì. Considerandomi un po’ un sempliciotto. Forse aveva fatto lo stesso con Micah. A Watford lui la seguiva ovunque, sempre lì a far pratica con gli incantesimi e ad acchiappare i Pokémon mentre mangiava i semi di sesamo che la mamma si era fatta arrivare da Porto Rico e gli inviava dall’Illinois. (Non erano male. Un po’ gommosi.)

Siccome a Watford non c’era internet, Penny e Micah si scrivevano lettere vere, durante la scuola. Ho talmente tanti ricordi di lei che correva sul Grande Prato sventolando una lettera di Micah che sono diventati un tutt’uno: Penny in gonnellina scozzese e calzettoni al ginocchio, con il sorriso sulle labbra e una busta bianca in mano.

Penelope e Micah dovevano sposarsi.

E adesso… per Merlino, e adesso?

Io e Baz non commentiamo, ma Penny annuisce come se lo stessimo facendo.

«Sei sicura…» azzardo.

«Sicurissima» replica lei.

«Forse dovete solo dormirci su tutti e due.»

«No.»

«Magari…»

«No! Simon! Micah sta già con un’altra.»

«Bastardo» sibila Baz.

«No» replica Penny ridendo. «Non è un bastardo, è solo che…» continua guardandomi «…non è innamorato di me.» Le sue spalle iniziano a tremare e, un attimo dopo, scoppia a piangere. «Devo essermi inventata tutto fin dall’inizio.»

«Buffalo Blasts?» La cameriera di poco fa è stata rimpiazzata da un cameriere.

Baz gli leva i piatti di mano e gli fa cenno di andarsene mentre lui ci sta ancora chiedendo se ci serve del ketchup o della salsa ranch. Per Crowley, questo hamburger è strepitoso. Ha sopra le patate hash brown. La bistecca di Baz è così al sangue da sembrare gelatina alla fragola.

«Non ti sei inventata tutto» le dico. «Ti scriveva delle lettere.» È il caso di mangiare, mi chiedo. O la situazione è troppo tragica per farlo?

«Eravamo amici di penna» replica lei.

«Vi parlavate su Skype. Ti ha detto che ti amava, l’ho sentito.»

Questo la fa piangere ancora. «Be’, evidentemente non diceva sul serio!» Prende un Buffalo Blast e ne stacca un grosso morso piagnucolante. (Urrà, si mangia!)

«Ha detto che è colpa mia,» ci spiega a bocca piena «che io non volevo una relazione vera. Secondo lui volevo soltanto avere un ragazzo, in modo da spuntare quella voce sulla lista e preoccuparmi di cose più importanti.»

Baz prende forchetta e coltello e inizia a tagliare con cura la bistecca.

«So cosa stai pensando, Basilton. Tu sei d’accordo con lui.»

«Non sono d’accordo con lui, Bunce.»

«Però?»

«Non sono d’accordo con lui. E non so niente sulle relazioni.»

«In effetti io lo avevo spuntato, però. Ero convinta che ci saremmo sposati.» Adesso piange a dirotto.

Baz appoggia le posate e va a sedersi dalla sua parte del tavolo, la aiuta a posare il pollo sul piatto e la cinge con il braccio. «Cerca di non strozzarti, per favore, Bunce. Immagina che umiliazione sarebbe morire soffocata alla Cheesecake Factory.»

Penny nasconde il viso contro la sua spalla e piange ancora. «Micah ha ragione» singhiozza. «L’ho dato per scontato.»

«Forse,» replica Baz «ma questo non giustifica quello che ha fatto. È un codardo.»

«Ha detto che è impossibile dirmi quello che non voglio sentire!»

Baz incrocia il mio sguardo, e insieme facciamo una smorfia, perché è assolutamente vero.

«È proprio questo che mi piace di te» intervengo io.

«Piace a tutti noi» conferma Baz. «Se non fossi stata così implacabile, l’Arcimago e il Tedio rappresenterebbero ancora un pericolo per l’intero mondo degli arcimaghi.»

«Ma tu non ti metteresti mai con me» obietta lei.

«È vero, con te non mi metterei mai» risponde lui con sincerità «ma non certo perché sei testarda. È la mia qualità preferita.»

«Sono proprio una stupida, Baz!»

Lui le massaggia la schiena e le concede di sfogare il pianto sulla sua camicia. Lo amo moltissimo e vorrei tanto dirglielo. Però non sono mai riuscito a farlo, e ora non è certo il momento.

Di colpo, Baz mi fissa angosciato. «Scambiamoci subito di posto, Snow. Sto per prosciugarla fino all’ultima goccia.»

Penelope si tira su – con meno prontezza del dovuto, confesso –, e Baz si libera dal suo abbraccio, dai suoi capelli e dal tavolo.

Scuote la testa per ritrovare la lucidità. «Mi sa che esco un attimo.» È bianco come un lenzuolo, anche se le guance e il naso sembrano soffuse di nero. Ruota su se stesso e punta verso l’uscita, tuffandosi prima in direzione della giovane all’ingresso e poi imboccando a ritroso la porta del locale.

Mi siedo accanto a Penny e mi avvicino il piatto. «So che non mangi la carne di manzo, ma questo hamburger sa di America.»

Mi ruba una patatina.

«Mi dispiace» le dico, cingendola con il braccio.

«Non preoccuparti» risponde.

«Mi sento in colpa.»

«Sei stato tu a presentare a Micah una ragazza di nome Erin?»

«No, però so che…» Abbasso la voce perché mi imbarazza ammetterlo. «So che sei rimasta in Inghilterra per frequentare l’università a causa mia.»

«Non essere stupido» commenta.

«Non lo sono.» Fisso il castano dei suoi occhi. «Penny, io non sono stupido.»

Lei ricambia il mio sguardo. «Simon, mi sarei scritta all’università qui in America, se davvero lo avessi voluto. Avrei potuto portarti con me.»

«Davvero?»

«No. Baz non l’avrebbe mai permesso.» Abbassa gli occhi sul piatto. «Insomma. Io ero contenta così. Di come stavano le cose tra me e Micah. Della distanza. Mi accontentavo, ecco.»

Un eroe ribelle
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