33

AGATHA

Va tutto benissimo.

Cioè, probabilmente sto per essere reclutata da una setta.

E sedotta dal suo carismatico leader.

E sono confinata nella loro sede…

Però va tutto più o meno bene, mi pare.

Certo, preferirei tornarmene a casa che trascorrere un solo minuto di più in questo posto. Ma non posso abbandonare Ginger (che non vedo da ieri). E penso che non sia semplice andarmene come se niente fosse.

In parte perché non ho idea di dove sia la porta.

Mi hanno promosso e ora ho accesso all’ala riservata ai soci. Che somiglia molto più a un ospedale che alla residenza di un riccone. Alla residenza ospedaliera di un riccone, insomma. I corridoi sono di acciaio inossidabile, e i pavimenti di cemento lucidato. E ci sono molte meno finestre di quelle che ti aspetteresti.

«In questa parte della casa stanno facendo dei lavori di modernizzazione» mi ha spiegato Braden quando l’ho visitata. «La sicurezza è di primaria importanza.»

Mi ha mostrato i suoi laboratori impeccabili. Poi una stanza piena di computer che pareva un laboratorio. E poi una spa che sembrava un laboratorio, con le poltrone reclinabili di pelle bianca e la vasca idromassaggio. «Avete degli scienziati come addetti alla pedicure?» ho chiesto.

Braden si è messo a ridere. «Mi dedico quasi tutto il tempo alla scienza della salute. Pulizia profonda, disintossicazione, ringiovanimento.»

«Mia mamma adorerebbe questo posto.»

«Vieni, accomodati» mi ha detto, prendendomi il braccio. E io l’ho lasciato fare. Ero affascinata da quell’uomo. Non sarebbe stato male uscire con uno dei trentenni più in vista del momento. Avrei avuto un sacco di occasioni per vestirmi elegante. E poi sembrava piacergli, quando lo prendevo in giro.

Con Simon non ci ero mai riuscita. Era troppo fragile. Era una specie di missile nucleare con problemi di autostima… Che sfinimento.

Ho seguito Braden nella sua spa di acciaio inox e lui mi ha fatto sedere su una delle poltrone di pelle.

«Stringi qua» mi ha detto, indirizzandomi la mano verso una maniglia.

Io ho obbedito.

«Conosci il tuo gruppo sanguigno?» mi ha chiesto.

«Non me lo ricordo…»

Ha premuto un pulsante sulla poltrona. Mi aspettavo un massaggio alla schiena e, invece, su un lato si è aperto un pannello touchscreen. «A-positivo» ha annunciato Braden. «Guarda qua, questo è il numero dei tuoi globuli rossi. Perfettamente normale. E qui ci sono i leucociti.»

«Come… come fa a sapere tutto questo?»

«È bastato un campione di sangue» risponde Braden. «Non te ne sei neanche accorta.»

«No, infatti.»

«Hai il glucosio più alto di quanto mi aspettassi. Chissà come mai.»

«È questo il tuo sistema per assicurarti che non sia portatrice di malattie sessualmente trasmissibili?»

«Ah, no, figurati. Non lo sei, comunque. Qui è tutto normale. Ho un vaccino…»

«Braden, che stai facendo?»

Lui mi ha sorriso. «Ti mostro di cosa mi occupo.» E ha abbracciato l’intera stanza con un gesto. «Questa è la strumentazione medica più avanzata di tutto il Paese. Qui posso curare quasi tutto.»

«Non credi che qualcuno dovrebbe… saperlo

Ha riso di nuovo, come se fossi stata particolarmente sagace. Io non sono mai sagace.

«Non vedo l’ora di piazzarti qualche elettrodo. E ci servirà anche un campione a digiuno. Magari domattina.»

«Perché? Sono malata?»

«No, sei perfetta. Sei splendida.»

«Hai qualche strana perversione medica, per caso?»

Si è stretto nelle spalle. «Forse. Un pochino. Sono un po’ fanatico di queste cose, ecco. Mi piace capire come funzionano le persone. Mi piace decodificarle.»

Immagino Braden che dipana il mio dna e lo vende a pezzi.

«Questo è un imbonimento, vero? Vuoi vendermi quei succhi preparati in base al gruppo sanguigno. Io e Ginger li abbiamo già provati. Puro marketing piramidale.»

Braden mi ha preso la mano. Quella con cui stringevo la poltrona. «Agatha, perché non vuoi accettare che sono proprio quello che sembro? Un genio miliardario che non riesce a staccarti gli occhi di dosso?»

Questo è successo ieri.

Ho trascorso quasi tutta la giornata con lui e non ho visto Ginger fino al tardo pomeriggio. «Dove sei stata?» mi ha chiesto. Era radiosa. «Non dirmelo, lo so già… lui ti piace, vero?»

«Chi?»

«Non fare la finta tonta. Josh vi ha visti, nell’ala riservata. Lui ti piace!»

«Non lo so. È un tipo interessante.»

«Interessante? È anche bello e potente, e mangia più sano di qualunque altra persona io abbia mai conosciuto. Niente cereali, niente carne, niente solanacee, niente latticini.»

«Che cosa rimane, Ginger?»

«Un sacco di cose! Noci, proteine vegetali, ortaggi verdi, alghe…»

«Va bene» la interrompo. Da quando ho lasciato l’Inghilterra, ho smesso di mangiare carne e sottoprodotti di origine animale non fruibili in natura… ma questa gente, se la lasci fare, è pronta a buttare nel cestino tutto quello che hai nel piatto.

«Non riesco a credere che Braden ti abbia fatto entrare nell’ala riservata ai soci» ha commentato Ginger. «Sono settimane che mi purifico per prepararmi. Secondo me ti farà saltare qualche fase del programma. Gli piaci tantissimo

«Io non seguo nessun programma.»

Mi ha afferrato le mani, tutta eccitata. «Agatha! T’immagini se salissimo di livello insieme

«Io non voglio salire di livello» ho insistito. «Sto solo… parlando con un ragazzo.»

«Sei in costante evoluzione, lo vedo. Sei già attiva almeno al quaranta per cento.»

Ho alzato gli occhi al cielo.

Eppure ho lasciato che Braden mi guidasse in un altro VIP tour prima di cena. Mi ha mostrato l’intera proprietà. I giardini, il campo da golf, la serra. «Ti stai perdendo il ritiro» gli ho detto.

«Lo scopo di questo ritiro è la concentrazione» ha replicato. «E io sono molto concentrato.»

Di solito cerco di non parlare di me, agli appuntamenti. Per lo più i ragazzi mi facilitano il compito, felici come sono di tenere banco. Ma Braden ha voluto sapere tutto di me. Come sono i miei genitori, dove sono cresciuta, se ho ancora l’appendice e le tonsille.

Gli ho dato risposte vaghe. C’è poco della mia vita precedente che non sia magico.

Gli ho detto che mio padre è medico e che mia madre partecipa alle feste. Che non mi piaceva andare a scuola e che non ho nostalgia dell’Inghilterra.

«Non ti mancano i tuoi amici?» mi ha chiesto.

Non ho nostalgia di quando ero inseguita dai mostri, ho pensato, né di quando aiutavo il mio ragazzo a sentirsi etero.

«Siamo stati amici finché siamo andati a scuola insieme,» ho replicato «ma adesso non lo siamo più.»

Alla fine del giro, Braden mi ha accompagnato in camera mia perché mi cambiassi per la cena. Ma non era la camera che dividevo con Ginger: era una suite nell’ala dei soci. Aveva fatto trasferire lì tutte le mie cose.

Non è previsto l’uso del cellulare, durante il ritiro; ci hanno chiesto di consegnarlo al nostro arrivo. «È un periodo di isolamento dal mondo esterno» mi aveva spiegato Ginger.

Io il telefono me l’ero tenuto, però. Era ancora nella mia borsa. Mentre Braden aspettava che mi cambiassi, mi sono infilata in bagno e ho provato a chiamare Penny. Solo che non mi ha risposto.

Quando sono tornata in camera dopo la cena, ho scoperto che il cellulare non c’era più.

Allora, non so bene perché, ho spento la luce. Anzi, lo so perché: nel caso mi stessero osservando.

Ho spento la luce e ho dormito vestita. Questa camera è dotata di serratura. Ma sono certa che Braden ha la chiave.

È probabile che sia giusto così. In fondo non ha tentato di farmi del male. Non è nemmeno stato troppo invadente. Né mi ha toccato in modo irrispettoso.

Forse funziona così, quando sei un pezzo grosso della farmaceutica. Sistemi la ragazza con cui ti vedi in una suite di acciaio inox e le chiedi che cosa pensa della risonanza magnetica.

Stamattina una donna mi ha servito la colazione. Porridge di teff con uva sultanina e una ciotolina di vitamine.

Un eroe ribelle
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