29

PENELOPE

«Ehi, strega!»

Baz mi aveva appena levato di dosso quella puzzola, e io ero ancora a terra. Temevo di essermi ferita, ero caduta violentemente sulla ghiaia.

«Tu, con la gonna scozzese!»

Ho alzato la testa e ho visto il Normale che, accovacciato dietro un masso, mi sussurrava. «Vieni!»

Ho guardato Baz, che ancora lottava con la puzzola, e poi Simon, intento a combattere con una specie di demone infuocato, e strisciando ho raggiunto il Normale.

Lui posandomi una mano sulla spalla ha mormorato: «Andiamo al mio furgone, d’accordo?».

«Non posso» ho replicato. «I miei amici…»

«Sono tosti, vedrai che ci raggiungono. Noi dobbiamo solo preoccuparci di non beccarci una pallottola.»

«Chi mi dice che non faccia tutto parte della tua trappola?»

«Con o senza di te, io me la svigno.»

A quel punto è corso verso il furgone stando accucciato, e io l’ho seguito. (Perché era il minore di almeno sei mali.) Fortunatamente le creature non facevano caso a noi; Baz e Simon sono una fonte di distrazione sufficiente in quasi tutte le circostanze.

Il Normale ha messo in moto, e insieme abbiamo chiamato a gran voce Baz, che ha subito capito. Una specie di animale stava cercando di aprire la mia portiera, ma lui l’ha scaraventato via mentre correva accanto al furgone. Baz mette davvero paura quando non finge di non essere un vampiro.

Ora è in piedi sul cassone e grida il nome di Simon… grida sovrastando la raffica di spari, quando è cominciata la sparatoria? Il Normale è chino sul volante, e io sono praticamente accucciata sul fondo dell’auto. Mi allungo verso il finestrino per vedere dov’è Simon: è ancora a Carhenge, che fluttua sulle creature. Ce ne sono almeno cinque o sei che lo puntano con il fucile.

Abbasso il vetro e strillo «Simon!» con tutta la voce che ho, per paura che non mi senta, ma lui si volta di scatto e si dirige verso di noi, salendo sempre più in alto nel cielo.

«Vai, vai, vai!» grido al Normale, anche se sta già andando. Il furgone imbocca la strada sterrata e avanza a tutta velocità.

«Ci seguiranno» dico.

«Ci proveranno» replica il Normale sorridendo.

«Che hai fatto?»

«Gli ho tagliato le gomme.»

«Non ci credo!»

«Sì. Erano tutti concentrati su di voi. Il mio odore non ha niente di particolare.»

«Be’… è già qualcosa» ammetto.

«Potrebbero comunque raggiungerci. Hanno sempre i loro poteri. Ma l’accordo è bilaterale. Non potranno più toccarvi, appena sarete di nuovo nel territorio dei Parlanti. E poi il Paese appartiene quasi tutto ai maghi, non alle creature.»

«Quando riavremo i nostri poteri?»

«Quasi al confine del Nebraska. Tra un’ora circa.»

Baz bussa dal finestrino posteriore. Lo guardo negli occhi. Ha un sopracciglio alzato. Annuisco per dirgli che sto bene.

Il Normale sblocca e fa scorrere il finestrino.

Allungo una mano. «Simon?»

Baz la afferra. «Ci sta seguendo.»

«Reggiti, là dietro» dice il Normale.

Baz guarda prima lui e poi me. E ho l’impressione che mi stia chiedendo se ci possiamo fidare. Non so rispondere. Ma adesso il Normale ci serve. Ci sta tirando fuori da questo casino… anche se forse finirà per procurarcene un altro.

BAZ

Mi appoggio alla cabina del furgone e guardo in alto.

Simon vola appena sopra le nuvole. Vorrei che atterrasse, non voglio perderlo di vista.

Spero non sia ferito.

Io lo sono, credo… Sono ferito.

Non voglio distogliere lo sguardo da Simon, così esploro con le dita i buchi che ho sul petto. Bruciano, ma mi pare che non sanguinino più. Ancora non so che cosa uccida i vampiri… però mi sento di escludere una raffica di pallottole.

Dietro di noi non si vedono fari. Magari le creature oscure non ne hanno bisogno. Magari non hanno bisogno neanche delle auto.

Al finestrino riappare la faccia della Bunce. «Stiamo cercando di allontanarci il più possibile!» mi grida. «Gli ha tagliato le gomme!»

Chi, il Normale? Che furbata. Questo non vuol dire che possiamo fidarci di lui, però. L’avrà fatto apposta a condurci fuori dalla superstrada? Dritti nelle loro grinfie? Adesso cos’avrà in mente?

Sento un gran tonfo.

Snow è atterrato sul cassone, gambe flesse, mani a terra, ali per metà ripiegate dietro il collo. Mi guarda negli occhi. «Baz.»

Simon. Lo afferro, lo avvicino e me lo accosto al corpo. Controllo che non abbia fori di proiettile e punti umidi. «Sei ferito?»

«Sto bene» risponde. «Penny…»

«Sta bene.»

«E tu…» Mi ritrovo le sue mani sulle spalle. La sua bocca sulla mia.

«Sto bene» gli dico, mentre mi bacia.

Per Crowley, se serve questo perché mi ritrovi Simon tra le braccia – sparatorie, Zone Silenti e inseguimenti ad alta velocità – ci sto. Mi ci voto a vita. Ho trovato la mia vocazione.

Lui si ritrae e mi liscia i capelli. «Baz…»

«Simon?»

«Puzzi quanto la carogna di un licantropo marino.»

SIMON

Peggio.

«Quanto l’intestino di un goblin» dico.

«E tu che ne sai dell’intestino di un go…»

«Intestino crasso.» Mi tappo il naso con la mano. «Per otto serpenti, Baz!»

«Lo so, va bene?» Baz mi dà uno spintone sulla spalla. «Ho i sensi acuiti, io.»

«Mi fa venire le lacrime agli occhi» commento. «Ne sento il sapore in bocca.»

«Allora staccati, Snow. Nessuno te lo impedisce.»

«No, sono a posto così. Sto bene qui.»

Neanche un branco di cavalli bradi riuscirebbe a trascinarmi via.

Un eroe ribelle
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