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BAZ
È ancora pieno giorno, ma non posso più aspettare… devo uccidere qualcosa. O trovare una carcassa…
Esploro il retro del centro commerciale, guardo dietro ai bidoni. Non ho idea di quali animali selvatici si trovino nella zona ovest di Des Moines. Ratti, probabilmente… ma a questo punto me ne servirebbe una vagonata.
Ci sono delle case, su in collina. Detesto ricorrere a quest’incantesimo se non sono disperato, ma sono disperato. Mi accuccio e punto la bacchetta a livello del suolo, infondendole tutta la magia di cui dispongo.
«Qua, micio-micio!»
Torno al tavolo nell’attimo in cui la cameriera ci serve tre mostruose fette di cheesecake.
Alla vista di Simon seduto accanto a Penny, mi sento colmo di affetto per entrambi. (Un effetto collaterale dell’essermi colmato del sangue di nove gatti, probabilmente.) Ordino loro di farmi posto sulla panca e prendo una forchetta.
Simon indica i tre piatti di cheesecake: «Questo è l’Outrageous, questo è l’Ultimate e questo è l’Extreme».
«No, l’Extreme è questo» precisa la Bunce, infilandosene in bocca una forchettata gigante. «Ha gli Oreo.»
Ne assaggio un pezzetto e mi copro la bocca. «Wow, che buono.»
«Siamo alla Cheesecake Factory» commenta Simon. «La fabbrica del cheesecake. Lo dice il nome stesso.»
Dopo cena siamo distrutti. Avevamo in mente di proseguire il nostro viaggio attraverso l’Iowa, ma il cambio di fuso orario e il pieno di formaggio ci hanno steso, e la Bunce ha ancora l’aria di una a cui hanno spento la fiamma pilota.
Finiamo nel motel vicino all’autostrada. Non è caro, ma la camera è grande e ha due lettoni. Su uno si butta la Bunce. «Metti in carica il telefono» le dico, dandole un colpetto sul piede.
Io e Snow abbiamo ancora i bagagli in mano. Potremmo prendere l’altro letto. Abbiamo già condiviso un letto, in passato. Un paio di volte. Abbiamo…
Stare con Simon finora non è stato come immaginavo.
All’inizio sembrava che tutti i miei sogni si stessero avverando, che fosse finalmente mio. Perché potessi amarlo, vivere con lui – camminare con lui –, averlo. Non avevo mai avuto una relazione prima di allora. «Voglio essere il tuo pessimo ragazzo» aveva detto Snow, e io non vedevo l’ora.
Forse avrei dovuto prenderlo in parola.
Perché siamo davvero pessimi, come innamorati.
Invece siamo bravissimi in questo: nell’occupare con estremo imbarazzo lo stesso spazio, senza dire una sola parola di ciò che entrambi stiamo pensando, stretti in una stanza piena di verità taciute. In questo siamo dei campioni.
«Io dormo sul divano.» Snow mi passa accanto e posa la sacca vicino a un sofà marrone. «Le ali mi si aprono di scatto nel cuore della notte.»
Io prendo il letto.
Sono l’unico a fare la doccia. Del resto sono anche il solo ad aver passato mezz’ora dietro un bidone a lottare con i gatti soriani. Ho un brutto graffio sul petto e il naso ancora scottato dal sole. (Non mi è era mai successo, e non sono del tutto sicuro che guarirà. Forse è questo il metodo per sfigurare un vampiro.) Sono contento di aver portato da casa i miei prodotti per il corpo. Il sapone dell’hotel profuma di marshmallows.
Quando esco dal bagno, le luci sono spente e non capisco se gli altri stanno già dormendo.
Resto disteso sul letto per un po’, a fissare il ventilatore a pale che nel buio continua a girare. Ho l’impressione che la Bunce stia piangendo.
Non la biasimo. Non ho neanche la metà della sicurezza che aveva lei, e non sopporto l’idea di perderla.