CAPITOLO CINQUANTA

— Ave Marte, Signore della Guerra — esclamò - Dee con voce stentorea. Completamente stordito dal terrore, Josh rimase a guardare l'enorme testa chiusa nell'elmo che si voltava verso Dee.

L'aura del Mago si accese subito con uno schiocco, sfrigolando gialla e vaporosa. All'interno dell'elmo, la luce rossa brillò; la testa si voltò di nuovo con uno scricchiolio di pietra, e due fiammeggianti occhi cremisi si posarono sul ragazzo. I due satiri si accovacciarono dietro il piedistallo, scrutando attentamente Josh.

Perfino guardandoli di sfuggita, il ragazzo si sentì assalire da ondate di panico e di paura, e fu sicuro di vederne uno che si leccava le labbra sottili con la lingua violacea. Distogliendo cautamente lo sguardo, si concentrò sull'Antico Signore. Ripensò alle parole di Machiavelli : "Non mostrare paura e non farti cogliere dal panico". Ma era più facile a dirsi che a farsi. Direttamente di fronte a lui, così vicino da poterlo toccare, c'era l'Antico Signore che i romani avevano venerato come il Dio della Guerra. Josh non aveva mai sentito parlare di Ecate o della Strega di Endor, che per quel motivo non avevano esercitato su di lui lo stesso effetto; ma con Marte era diverso. In quel momento Josh capì cosa intendeva Dee quando aveva parlato di un Antico Signore il cui ricordo era ancora vivo presso l'umanità. Quello era Marte! Un mese, un giorno e un pianeta erano ancora legati al suo nome.

Josh cercò di inspirare una profonda boccata d'aria per rallentare il batticuore, ma stava tremando così forte che faceva fatica a respirare. Si sentiva le gambe di gelatina, e temeva di crollare a terra da un momento all'altro. Serrando le labbra, si costrinse a inspirare con il naso, cercando di ricordare gli esercizi di respirazione che aveva imparato ai corsi di arti marziali. Chiuse gli occhi e si avvolse le braccia intorno al corpo, abbracciandosi stretto. Doveva farcela: aveva già incontrato altri Antichi Signori; aveva affrontato un esercito di morti viventi e perfino sconfitto un mostro primordiale. Quanto mai poteva essere difficile, stavolta?

Raddrizzò la schiena, aprì gli occhi e guardò la statua di Marte... solo che non era più una statua. Era un essere vivente. La pelle e i vestiti erano ricoperti di una spessa crosta grigia e indurita. L'unico tocco di colore presente sul dio proveniva dagli occhi, rossi e ardenti dietro la visiera che gli celava totalmente il volto.

— Grande Marte, l'ora è quasi giunta — si affrettò ad annunciare Dee. — L'ora che gli Antichi Signori facciano ritorno nel mondo degli homines. — Fece un bel respirò e annunciò in tono drammatico: — Abbiamo il Codice.

Josh sentì il crepitio della pergamena sotto la sua maglietta. Che cosa sarebbe successo, se avessero saputo che possedeva lui le due pagine mancanti? Lo avrebbero risvegliato ugualmente?

Sentendo menzionare il Codice, la testa dell'Antico Signore si voltò di scatto verso Dee. I suoi occhi erano in fiamme,- fili di fumo rosso fuoriuscivano dall'apertura dell'elmo.

— La profezia si è quasi compiuta — continuò il Mago. — Presto pronunceremo l'Invocazione Finale. Presto libereremo i Signori Perduti e li restituiremo al loro legittimo posto di sovrani della Terra. Presto faremo tornare il mondo il paradiso che era.

Con un suono di pietre sgretolate, Marte staccò le gambe dal plinto e si girò a sedere, in modo da trovarsi di fronte al ragazzo. Josh notò che a ogni suo movimento una pioggia di piccole scaglie cadeva a terra.

La voce del Mago ormai era quasi un grido. — La prima profezia del Codice si è avverata. Abbiamo trovato i due che sono uno. Abbiamo trovato i gemelli della leggenda. — Indicò Josh con un gesto della mano. — Questo figlio degli homines possiede un'aura d'oro puro; l'aura della sua gemella è di impeccabile argento.

Marte piegò la testa per scrutare di nuovo il ragazzo, quindi tese una mano guantata. Non era ancora a mezzo metro dalla spalla Josh che l'aura del ragazzo divampò, illuminando con il suo vivace bagliore l'interno della sala, tingendo d'oro le pareti di osso levigato e mettendo in fuga Phobos e Deimos, che sgattaiolarono al riparo delle ombre più fitte dietro il plinto. L'aria secca di colpo si riempì del profumo di arance.

Strizzando forte gli occhi al bagliore che emanava dalla sua stessa pelle, sentendosi drizzare i capelli crepitanti di energia statica, Josh osservò sbigottito la crosta indurita sulle dita di Marte sfaldarsi, rivelando un corpo abbronzato e muscoloso. Poi anche l'aura del dio divampò, contornando la statua di un denso vapore rosso-purpureo, e la sua pelle si accese di un rosso violento. Minuscole scintille roteanti si staccarono dall'aura, si posarono sul corpo dell'Antico Signore e raffreddarono in fretta, rivestendolo di una spessa crosta grigio- biancastra, simile a pietra. Era come se l'aura del dio lo stesse racchiudendo in un guscio, trasformandolo di nuovo, lentamente, in una statua.

— I poteri della ragazza sono stati risvegliati — continuò Dee. — Quelli del ragazzo, invece, no. Se vogliamo vincere, se vogliamo ricondurre gli Antichi Signori in questo mondo, i poteri del ragazzo devono essere risvegliati. Marte Ultore, risveglierai il ragazzo?

Il dio conficcò il suo lungo spadone a terra, con la lama che affondava facilmente nel pavimento scavato nell'osso, poi avvolse le mani intorno all'elsa e si sporse a guardare Josh.

"Non mostrare paura e non farti prendere dal panico." Josh raddrizzò la schiena, e con la testa alta fissò la stretta apertura rettangolare dell'elmo di pietra. Per un singolo, brevissimo istante, pensò di cogliere nell'ombra un lampo di vivaci occhi azzurri, che subito tornarono rossi e incandescenti. L'aura di Josh si affievolì fino a un cupo bagliore, e i due satiri sbucarono fuori, arrampicandosi sul plinto per sbirciare il ragazzo da dietro le spalle del dio. La fame ormai si leggeva nei loro occhi.

— Gemelli.

Josh ci mise un attimo per rendersi conto che era stato Marte a parlare. La voce del dio era sorprendentemente mite, e sembrava quasi stanca. — Gemelli? — Ripetè, con un inequivocabile tono interrogativo.

— S-sì — balbettò Josh. — Ho una sorella gemella, Sophie.

— Avevo dei gemelli, una volta, due ragazzi... molto tempo fa — disse Marte, con voce distante. Il bagliore rosso all'interno dell'elmo si affievolì e comparvero di nuovo due occhi azzurri. — Due bravi e bei ragazzi — aggiunse, e Josh non era sicuro di chi stesse parlando. — Chi è il maggiore? — chiese. — Tu o tua sorella?

— Sophie — rispose Josh, piegando le labbra in un rapido sorriso al pensiero di sua sorella. — Ma solo di ventotto secondi.

— E tu vuoi bene a tua sorella? — domandò Marte.

Colto di sorpresa, Josh rispose: — Sì... be', sì, insomma, certo. È la mia gemella.

Marte annuì. — Anche Romolo, il mio ragazzo più piccolo, lo diceva. Mi aveva giurato di amare suo fratello, Remo. E poi lo uccise.

La sala scavata nell'osso piombò in un silenzio mortale.

Scrutando nell'elmo, Josh vide gli occhi di Marte Ultore farsi azzurri e lucidi, e si sentì salire le lacrime agli occhi per la compassione.

Dopo un istante, però, le lacrime del dio evaporarono con un sibilo, mentre i suoi occhi si infuocavano di nuovo. — Io avevo risvegliato l'aura dei miei figli, avevo dato loro accesso a poteri e abilità superiori a quelli degli homines. Tutte le loro emozioni e i loro sensi erano amplificati... inclusi l'odio, la paura e l'amore. — Si interruppe, e poi aggiunse: — Erano così vicini... così vicini... finché non ho risvegliato i loro sensi. È stato questo a distruggerli. — Ci fu un'altra pausa, più lunga. — Forse sarebbe meglio se non ti concedessi il Risveglio. Per il tuo bene e per il bene di tua sorella.

Josh sgranò gli occhi per la sorpresa e si voltò a guardare Dee e Machiavelli. La faccia dell'italiano era impassibile, ma Dee sembrava sbigottito. Marte si stava rifiutando di risvegliarlo?

— Divino Marte — cominciò il Mago — il ragazzo deve essere risvegliato...

— Sarà sua la scelta — ribatté Marte.

— Io esigo...

Il bagliore dell'elmo divenne incandescente. — Tu esigi?

— In nome del mio padrone, naturalmente — si affrettò ad aggiungere Dee. — Il mio padrone esige...

— Il tuo padrone non può esigere nulla da me, Mago

— sussurrò Marte. — E se osi parlare di nuovo, scatenerò i miei compagni contro di te. — Phobos e Deimos si arrampicarono sulle spalle di Marte per sbirciare Dee; avevano tutti e due la bava alla bocca. — È una morte orribile. — Il dio si voltò di nuovo verso Josh.

— La scelta è tua e tua soltanto. Io posso risvegliare i tuoi poteri. Posso renderti potente. Potente e pericoloso. — Gli occhi rossi lampeggiarono ardenti. — È questo quello che vuoi?

— Sì — rispose Josh senza esitazione.

— C'è un prezzo da pagare, poiché tutto ha un prezzo.

— Lo pagherò — replicò subito Josh, anche se non aveva idea di quale fosse il prezzo.

Marte annuì con la sua grossa testa, scricchiolando come pietra. — Un buona risposta: la risposta giusta. Chiedermi quale fosse il prezzo sarebbe stato un errore.

Phobos e Deimos chiocciarono in quella che Josh suppose fosse una risata, e il ragazzo capì che altri avevano pagato caro il tentativo di negoziare con il Dio Addormentato.

— Verrà un tempo in cui ti rammenterò il tuo debito con me. — Il dio scrutò oltre le spalle di Josh. — Chi farà da mentore al ragazzo?

— Io — risposero Machiavelli e Dee all'unisono.

Josh si voltò a guardare i due immortali, sorpreso da

quella reazione. Tra i due, pensò che avrebbe preferito Machiavelli.

— Mago, è tuo — disse Marte, dopo un attimo di riflessione. — Riesco a leggere chiaramente gli intenti e le ragioni che ti spingono. Vuoi usare il ragazzo per riportare su questa terra gli Antichi Signori; non ho dubbi al riguardo. Ma tu... — aggiunse, ruotando la testa per guardare Machiavelli. — Non riesco a leggere la tua aura; non so che cosa vuoi. Forse perché non hai ancora deciso. — Un rumore di rocce sgretolate accompagnò il dio mentre si alzava. Era alto più due metri, e la testa chiusa nell'elmo sfiorava il soffitto. — Ingi-nocchiati — ordinò a Josh, che obbedì. Marte sfilò la sua grossa spada da terra e la puntò di fronte al viso del ragazzo.

Josh incrociò gli occhi guardando la lama. Riusciva a contare le tacche e i pori del bordo, tanto era vicina, e a distinguere una lievissima spirale tracciata nella parte centrale della lama.

— Come si chiamano il tuo clan e i tuoi genitori?

Josh aveva la bocca così secca che riusciva a parlare a

malapena. — Il mio clan? Oh, il cognome... mi chiamo Newman. Mio padre si chiama Richard e mia madre si chiama Sara. — Ebbe il ricordo improvviso di Ecate che poneva a Sophie le stesse domande. Erano passati solo un paio di giorni, ma sembrava già una vita.

Il timbro della voce del dio cambiò: si fece più possente, talmente forte che Josh se lo sentì vibrare nelle ossa. — Josh, figlio di Richard e Sara, del clan New- man, della razza degli homines, io ti concedo il Risveglio. Hai convenuto che questo non è un dono gratuito e che c'è un prezzo da pagare. Se non lo farai, io distruggerò te e tutto ciò che hai di più caro.

— Pagherò — biascicò Josh, col sangue che gli pulsava nella testa e l'adrenalina che gli correva nelle vene.

— So che lo farai. — L'enorme spada si mosse, toccando prima la spalla destra e poi la sinistra del ragazzo, per tornare infine a posarsi sulla destra. Una debole traccia di aura comparve intorno al corpo di Josh. Sottili volute di fumo dorato cominciarono a levarsi dai suoi capelli biondi, e il profumo di agrumi si intensificò. — Da questo momento vedrai con acume...

I vivaci occhi azzurri di Josh si trasformarono in due dischi d'oro massiccio, e subito il ragazzo si sentì assalire dalle lacrime, che cominciarono a scorrere lungo il suo viso. Avevano il colore e la consistenza dell'oro liquido.

— Udrai con chiarezza...

Dalle sue orecchie si levarono volute di fumo dorato.

— Gusterai con purezza...

Josh aprì la bocca e tossì. Comparve una nuvoletta color zafferano, e minuscole scintille d'ambra gli danzarono tra la bocca e i denti.

— Toccherai con sensibilità...

II ragazzo si avvicinò la mani al viso. Emanavano un bagliore così intenso da essere quasi trasparenti. Le scintille balzavano e roteavano intorno a ogni dito, e le unghie corte e mangiucchiate erano dei lucidi specchi.

— Odorerai con intensità...

La testa di Josh ormai era quasi del tutto racchiusa in un vapore dorato, che gli fluiva dalle narici, come se soffiasse fuoco. La sua aura si era fatta più densa, solidificandosi sulle spalle e sul petto, scintillante e riflettente.

La spada del dio si mosse di nuovo, colpendo delicatamente le spalle del ragazzo. — È vero: la tua è una delle aure più potenti che abbia mai incontrato — disse Marte. — Ho anche qualcos'altro da darti - un dono - e questa volta gratuito. Potrebbe tornarti utile nei giorni a venire. — Tese la mano destra e la posò sopra la testa del ragazzo.

L'aura di Josh divampò con violenza, emanando una luce incandescente. Raggi e globi di fuoco dorato si staccarono dal suo corpo e rimbalzarono per la stanza. Phobos e Deimos furono investiti dallo scoppio di luce e di calore, e con uno squittio acuto sgattaiolarono subito dietro il plinto di pietra; non abbastanza in fretta, però: la loro pelle cianotica si arrossò, e i lunghi capelli candidi si annerirono sulle punte, increspandosi. La luce accecante costrinse Dee in ginocchio, le mani guantate premute contro gli occhi; il Mago si rivoltò di fianco, nascondendosi la faccia tra le mani, mentre le sfere di fuoco rimbalzavano sul pavimento e sul soffitto, sbattendo contro le pareti, solcando di bruciature l'osso levigato.

Solo Machiavelli sfuggì all'impatto dell'esplosione di luce. Si era voltato ed era uscito dalla stanza un attimo prima che Marte toccasse il ragazzo. Raggomitolandosi, rimase nascosto tra le ombre fitte fuori dalla porta, mentre i raggi di luce dorata rimbalzavano sulle pareti e globi sibilanti di solida energia fiammeggiavano nel corridoio. Strizzò gli occhi con forza, cercando di scacciare gli aloni striati di luce che si sentiva bruciare in fondo alla retina. Aveva già assistito ad altri Risvegli, ma mai così drammatici. Che cosa stava facendo Marte al ragazzo? Quale dono gli aveva dato?

Poi, con gli occhi offuscati, vide una vaga sagoma argentata materializzarsi in fondo al corridoio. E il profumo di vaniglia riempì le catacombe.

 

I segreti di Nicholas Flamel l'immortale - 2. Il Mago
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