189

Scese dalla macchina con la sensazione che la terra gli incollasse le suole delle scarpe e si fece spazio tra le foglie e i rami e con orrore vide che del suo garage non restavano che macerie. Gli cadde di mano la cartella della Bottega Veneta e inquadrò la Jaguar che sembrava una piadina emiliana, i resti del tavolo da ping-pong e il trattorino John Deere, che non aveva nemmeno cominciato a pagare, ridotto a un ammasso di lamiere contorte.

Rimase dov’era, ghiacciato. C’era un silenzio innaturale.

Poi si voltò e si accorse che Renato Barretta, il proprietario del rancho 35, avanzava verso di lui.

Stringeva in mano un rastrello come fosse un’alabarda e addosso aveva una tuta da ginnastica e un piumino grigio. Gli si avvicinò scuotendo la testa: «Che botto! Quando l’ho visto stamattina mi è preso un colpo». E poi, tutto fiero: «Ho già chiamato la direzione e i pompieri, tranquillo. Per fortuna che non c’era nessuno in casa…».

Alessio guardò la villetta. Almeno quella era stata risparmiata. Le persiane della finestra della sua camera da letto erano chiuse.

Sta dormendo.

Di sicuro sua moglie stava ancora dormendo strafatta di sonniferi e con i tappi nelle orecchie. Non si era accorta di nulla.

Ma almeno Fabiana deve averlo sentito.

196.

Quattro Formaggi, in sella al Boxer, saliva di nuovo i tornanti del bosco di San Rocco.

Un fuoco gli ardeva nella spalla. E ogni buca che prendeva era uno strazio. Ma anche quello era un segno che Dio era con lui.

Proprio come i fori nelle mani di Padre Pio.

Attraverso il casco sentiva i passeri che cinguettavano impazziti.

Il sole, che si era fatto spazio in mezzo alle nuvole, infilava i raggi tra la vegetazione chiazzando il terreno di macchie luminose. In alto, sui rami, le foglie bagnate brillavano come diamanti. Durante la notte la pioggia aveva scavato nella terra ruscelli che continuavano ancora a versare fango sulla strada.

Quattro Formaggi non aveva nessun piano per riportarsi a casa il corpo della ragazza. Non poteva prendere il cadavere e caricarlo sul motorino. Ma Dio gli avrebbe detto come fare.

Era eccitato. Tra poco avrebbe rivisto Ramona e l’avrebbe potuta toccare e guardare meglio. Temeva che il colpo che le aveva dato con la pietra l’avesse sfigurata. Ma avrebbe trovato un rimedio anche a questo.

Si fermò nella piazzola di sosta e scese dal motorino.

Si tolse il casco. E si riempì i polmoni di quell’aria fresca e umida.

Passò una macchina…

Attento!

… e lui si voltò di spalle per non farsi riconoscere.

Se la polizia lo avesse preso sarebbe finito in galera per il resto dei suoi giorni. L’idea lo terrorizzava. Lì dentro era pieno di gente cattiva. Arrivò al bordo della strada, stava per poggiare un piede sulla terra ma rimase con la gamba sospesa in aria.

Qualcosa non gli tornava.

Il furgone… Dov’è finito il furgone?

Tornò indietro smarrito e si guardò attorno. Il posto era quello… Ne era sicuro.

Come Dio Comanda
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