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Così nascondo la puzza…

Il telefonino nella tasca della giacca fece un paio di bip.

Messaggio.

Prese l’apparecchio e lesse:

MARIO È TORNATO ALL’IMPROVVISO.

ASPETTO CHE VADA A DORMIRE E ARRIVO.

70.

Erano le undici e mezzo e Fabiana Ponticelli non poteva credere di essere ancora stesa sul letto di Esmeralda.

Era in ritardo di un’ora, ma all’idea di uscire e farsi venti minuti in motorino sotto la tempesta le veniva da piangere.

In più non riusciva a non pensare che il mattino dopo, prima della scuola, doveva andare dal dentista che le avrebbe beccato il piercing sulla lingua.

£ se me ne fotto e rimango qui a dormire? Così perderei anche il dentista. Cosa può succedere?

Innanzitutto il Merda le avrebbe confiscato il motorino.

La cosa a cui lei teneva di più e che le permetteva di fuggire da Giardino Fiorito, il comprensorio in cui viveva la sua famiglia.

Sì, perché lui non toglieva, confiscava. E ci godeva da morire.

«Ti confisco il telefonino!» «Ti confisco gli anfibi.»

Ti confisco la gioia di vivere.

Ma quanto lo detestava? Le sarebbe piaciuto quantificarlo, avere uno strumento come quello della pressione, l’odiometro, che le indicasse l’odio che provava per suo padre. L’avrebbe fuso. Lo odiava quanto tutti i granelli di sabbia delle spiagge del mondo. No, di più. Quanto le molecole d’acqua del mare. No, ancora di più. Le stelle dell’universo. Ecco.

Alla fine il motorino me lo leva per una settimana, dieci giorni al massimo.

Sapeva di essere così angosciata per colpa di quell’erba che si erano fumate. Da qualche tempo le canne non la facevano più ridere come all’inizio, ma la rendevano paranoica.

Per tenere sotto controllo quell’effetto Fabiana si era scolata mezza bottiglia di limoncello.

L’alcol e l’erba erano due mostri che combattevano per averla vinta sulla sua mente. Quello di marijuana era geometrico. Tutto punte, lame, spigoli. Quello di limoncello, invece, era amorfo, bavoso e cieco. E se li prendevi nelle giuste proporzioni, i due mostri invece di combattersi si fondevano in un ibrido perfetto che ti faceva stare in grazia di Dio.

Ma ora il mostro aveva perso la sferica perfezione e aveva tirato fuori lame e punte (colpa dell’ultima maledetta canna) e continuava a piantargliele nel cervello.

Fece un respiro e buttò fuori l’aria.

In questi casi mai pensare ai genitori, alla scuola, a una stronza visita dal dentista.

Ma se non vado dal dentista il Merda s’insospettisce.

Come minimo pensa che sono rimasta incinta.

Perché a Esmeralda non venivano mai le paranoie?

Si sfondava di canne e non aveva nessun effetto collaterale.

Doveva essere un fatto genetico.

Bevi. Bevi che tifa bene.

Fabiana si attaccò al fondo di limoncello caldo e cercò di pensare ad altro senza riuscirci. «Che ansia…»

le scappò fuori.

Esmeralda, intenta a strapparsi i peli delle sopracciglia con una pinzetta, sollevò la testa. «Cosa?»

Come Dio Comanda
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