Noi
«OKAY, adesso vado.»
Perché, Chika?
«Perché stai per diventare triste.»
È così brutto?
«Non è brutto. È solo che…»
Si picchietta di nuovo un dito sulla guancia.
«… non è divertente.»
Vuoi solo divertirti?
Allarga le braccia. «Mmm, sì! Sono una bambina!»
Non so cosa dire.
«Tornerò quando avrai finito», dice.
Aspetta! urlo.
Mi guarda curiosa.
Dove vai quando non sei qui? Dove vai? Puoi dirmelo? Puoi dirmi com’è?
Abbassa lo sguardo.
«Tu puoi dirmi com’è?» dice.
Era una cosa che faceva spesso quando non era certa di una risposta. Fingere una falsa sicurezza. Come la volta in cui stava cantando la sigla di uno spettacolo e si era interrotta a metà. Janine le aveva chiesto: «Non sai il resto delle parole, Chika?»
«Io le so», aveva cantilenato lei. «Ma tu no.»
No, le dico adesso, non posso dirti com’è. Voglio credere che tu sia felice e tranquilla, vicino a Dio e per sempre giovane. Che puoi giocare e ridere e usare ogni parte del tuo corpo. È così? È così nel posto dove vai quando non sei qui?
Si alza in punta di piedi.
«Come mai non ti senti bene, signor Mitch?»
Cosa vuoi dire?
«Hai un sacco di dolori.»
Non lo so, dico. I medici non trovano niente.
«Non quei dolori.»
Mette una mano sulla mia. Ha una maglietta con disegni di coni gelato.
Resta, ti prego, sussurra.
«Ma che vita è la mia!» canta.
E scompare.