Noi
«SIGNOR Mitch?»
Sì?
«La bevanda era dolce.»
Quale bevanda?
«La bevanda che mi ha dato l’infermiera. Mi ha fatto venire sonno.»
È per questo che l’hai bevuta.
«Ma mi sono svegliata.»
Nella macchina?
«Sì. Mi sono messa a piangere.»
Ti sei svegliata dentro la macchina per la risonanza? E poi cos’è successo?
«Mi hanno fatto bere ancora. E mi sono addormentata di nuovo.»
Scuoto la testa. È follia paragonare il sistema sanitario americano a quello di Haiti. Le sfide per medici e infermieri sono quasi inimmaginabili, la povertà, la malnutrizione, la mancanza di cure di base o di istruzione dei pazienti. Eppure ricordo di essere rimasto spiazzato dalla franchezza del referto di Chika: «Qualunque cosa sia, ad Haiti non c’è nessuno che possa aiutarla». Più che una diagnosi, sembrava una resa.
«Signor Mitch?»
Sì?
Mi si appoggia alla gamba. D’istinto allungo la mano verso le sue spalle, ma le mie dita ci passano attraverso. Le regole d’ingaggio. Continuo a dimenticarmene.
«Raccontami di quando sono venuta in America», dice.