Noi
«SIGNOR Mitch?»
Sì?
«Hai detto che ti dispiaceva?»
Alla signorina Janine? Molte volte.
«Lei ha detto ‘va bene’?»
Più o meno.
«Perché hai imparato la lezione?»
Cosa vuoi dire?
«Era quello che mi diceva la signorina Janine. ‘Hai imparato la lezione, Chika?’ E se rispondevo di sì, lei diceva: ‘Va bene. Purché tu abbia imparato la lezione’.» Imita la voce di mia moglie. «‘Va bene, Chika. Ti voglio bene, Chika.’» A Chika piace pronunciare la parola Chika.
Immagino di avere imparato la lezione. Ne sto imparando altre anche adesso.
«Ma non vai a scuola!»
Non lezioni di scuola. Lezioni sul mondo e su come stare al mondo. Tu me ne hai insegnate alcune.
«Io?»
Sembra sinceramente stupita. Mi mette le mani sulle guance. Il calore delle sue dita fa scattare qualcosa dentro di me e nonostante sappia che è meglio di no, non riesco a trattenermi: Come fai a essere qui?
Per un attimo pare serissima. Poi muove la lingua e mi prende in giro, uh-uh-uh. Ride e mi lascia andare. Il calore svanisce.
«Posso avere un pezzo di carta?»
Le tendo un blocco con i fogli gialli.
«Posso avere qualcosa con cui disegnare?»
Le porgo un pennarello.
«Signor Mitch? Ti ho insegnato davvero qualcosa?»
Insegnato. Sì. Mi hai insegnato molte cose.
«Allora tieni!»
Sbatte il blocco e il pennarello sulla scrivania. Alza la voce. «Adesso sono io l’insegnante! Devi scrivere quello che ti ho insegnato! E non fermarti», agita un dito ammonitore, «finché non hai finito!»
Perché?
«Perché così posso rimanere.»
Aspetta, dico. Per sempre?
Ma se n’è andata.