Capitolo 49
Ryan

Fisso il punto da dove Tessa stava guardando il concerto dei 22 Goats, come ho fatto almeno dieci volte nell’ultima mezz’ora ma, con rammarico, mi rendo conto che non è più lì.

La cerco con lo sguardo per tutto il locale e finalmente la scorgo tra la folla, a fare una cosa impensabile: sta ballando con quel maledetto imbecille di Reed Rivers.

No, porca miseria.

Mi libero dal braccio di mia madre e, furioso, faccio due passi verso quella bella coppietta felice, intenzionato a spingere via con le mie stesse mani quel coglione dalla mia ragazza. Poi mi fermo: quel tizio potrebbe essere in grado di realizzare il sogno di mio fratello di diventare una rockstar. Merda!

Torno verso la mia famiglia, afferro Kat per un braccio e le indico Reed e Tessa in mezzo al locale.

Lei guarda in quella direzione e, in un attimo, la sua espressione diventa identica alla mia. «Bastardo!», urla sopra la musica. «No, maledizione».

Mi avvicino a un orecchio della mia diabolica sorella per farmi sentire. «Allontana quel deficiente dalla mia ragazza, Torta alla Crema».

«Lo faccio subito, Torta al Rum». I suoi occhi sono due fessure. «Va’ fuori, vicino all’entrata principale e aspetta. La tua ragazza uscirà tra un attimo».

Non esito e me ne vado immediatamente.

Aspetto all’ingresso del locale nell’aria calda della sera per quella che mi sembra un’eternità. Apro e chiudo i pugni sforzandomi di non tornare dentro a reclamare ciò che è mio di diritto.

Grazie al cielo, proprio quando decido di sbrigare la cosa da solo, Tessa esce dalla porta.

La fermo subito. La prendo per il braccio e la porto dietro l’angolo, in cerca di un punto isolato dove nessuno possa vedere cosa sto per farle.

«Aspetta». Tessa cerca invano di allontanarsi da me. «Non posso venire da nessuna parte. Kat mi ha chiesto di prenderle…».

«Kat ha mentito. Qualsiasi cosa mia sorella ti abbia detto di prendere per farti uscire era una bugia. Ti ha mandato qui fuori da me».

«Hai detto a Kat di noi?»

«No. Sta giocando a fare Cupido, ricordi?». In teoria è vero. Non ho detto a mia sorella di me e Tessa, l’ha scoperto da sola.

Lei si rilassa e si lascia tirare. «Dove mi stai portando?», chiede.

Noto una nicchia buia coperta da buganville dietro il locale. «Lì». La trascino in quell’angolo e, senza esitare, la spingo contro il muro. Le afferro il viso, con il cuore a mille. «Niente più “pensare”. Niente più “metabolizzare”. Sei mia. Per tutta la settimana saremo io e te e nessun altro. Punto. Hai capito?».

Lei annuisce.

Dillo.

«Io e te».

«Sei mia. Dillo».

«Sono tua». Sospira. «Oh, Dio, ti voglio, Ryan».

Ho l’uccello duro come il granito. Il cuore batte all’impazzata. Le sollevo il vestito e le tiro giù le mutandine; infilo le dita tra le sue gambe e lei geme. «Vuoi me o lui?»

«Non voglio lui. Non l’ho mai voluto».

«Il tuo corpo è mio». Mi infilo un preservativo. «È mio. Mio e di nessun altro, soprattutto non suo».

Tessa annuisce ancora.

Le afferro il sedere, la sollevo verso di me e lei mi cinge la vita con le gambe mentre la penetro, con la schiena contro il muro coperto di fiori. «Di’ il mio nome».

«Ryan».

«Promettimi che saremo solo io e te».

«Lo prometto».

«Di’ ancora il mio nome».

Lei mi prende la faccia tra le mani e mi guarda negli occhi. «Ryan. Siamo solo io e te. Sono tua. Lo prometto…». Sospira eccitata. «Ryan».

Oh, Dio. Mi sembra che il cuore stia per esplodere e sciogliersi allo stesso tempo, proprio come il mio corpo. La bacio con passione, confortato, emozionato ed eccitato. Il mio corpo si muove dentro e fuori il suo, il petto si infiamma mentre con i palmi delle mani le stringo il sedere per sorreggerla.

«Tessa», le sussurro a un orecchio. «Ti appartengo. Ti appartengo da quando ti ho vista per la prima volta».

Appena penso di non riuscire più a trattenermi, lei arriva al culmine, intensamente, lasciando cadere la testa all’indietro e aggrappandosi più forte alle mie braccia. Pochi secondi dopo, anch’io mi lascio andare e vengo con foga.

Quando entrambi abbiamo smesso di tremare e sussultare dal piacere, ci baciamo a lungo al chiaro di luna, con i corpi vicini e scossi. Non c’è dubbio, quello che c’è tra noi va oltre il sesso. E anche molto oltre una settimana in paradiso. Ci desideriamo, non serve dire altro. Finalmente, finalmente cazzo, siamo d’accordo. Da qui in avanti, saremo solo io e lei.

Tessa sguscia via dal mio abbraccio, trova le mutandine in un cespuglio e le indossa, poi si sistema il vestito e i capelli. «Okay», esordisce. «Quello che succede a Maui rimane a Maui, come hai detto tu. Ci divertiremo al riparo da occhi indiscreti per questa settimana e, una volta tornati a Seattle, faremo finta che non sia mai successo». Alza la mano per darmi il cinque ma io non ricambio.

Ho la sensazione che mi abbia appena tirato uno schiaffo in pieno volto.

Quando capisce che non le batterò il cinque, appoggia la stessa mano sulla mia guancia, mi dà un bacio leggero sulla bocca e mi accarezza il labbro inferiore con il pollice – una mossa con la quale fa esplodere il mio cuore.

«Entro prima io nel locale», sussurra. «Tu aspetta qualche minuto così da non fare insospettire nessuno». Mi bacia di nuovo e sorride. «Sarà divertente. Non vedo l’ora».

Detto questo, va verso l’ingresso, lasciandomi con la bocca aperta e il cuore sanguinante.