Capitolo 1
Ryan
«Per ora tutto bene», dico a Keane, mio fratello minore.
«Non voglio metterle fretta, stiamo facendo un passo alla volta».
Mio fratello e io siamo seduti su una barca a remi presa in affitto al Green Lake, appena fuori Seattle. Stiamo bevendo della birra mentre peschiamo (con scarsi risultati, visto che non ha ancora abboccato nemmeno una trota). Gli sto raccontando di Olivia, la ragazza che sto frequentando da circa un mese.
«Ci hai già pisciato intorno per marcare il territorio?», chiede Keane.
Sorrido. Mi diverte il buffo modo di parlare di mio fratello. «No, Olivia e io non abbiamo ancora parlato di darci l’esclusiva. Ci andiamo piano, sai? Senza fretta. Senza etichette».
«Aspetta», ribatte Keane. «Mi stai dicendo che ti sbatti questa tipa da un mese con Lionel Richie in sottofondo e lei non ha ancora detto che vorrebbe non infilassi il tuo palo dentro un’altra?»
«Be’, al momento non ho nessun desiderio di “infilare il mio palo” in un’altra donna. E poi non tutti gli uomini passano da una ragazza all’altra come se niente fosse, Cazzone. Io preferisco dedicare le mie energie a una per volta. Comunque non importa, perché per ora nemmeno Olivia vuole avere l’esclusiva. Sinceramente, non credo abbia il gene della gelosia».
«Stronzate. Ogni donna ha almeno un migliaio di geni della gelosia. Se ti sembra che questa non ne abbia, ti sta prendendo in giro».
«Ma no, Olivia è un libro aperto. È una tranquilla. Per come sono andate le cose finora, non ha niente che non va».
«Oh, poi non dirmi che non ti avevo avvisato, razza d’ingenuo. È un chiaro segnale d’allarme. Farai meglio a trovare almeno due difetti in questa ragazza, e in fretta, o nel giro di due mesi scoprirai tutto quello che non va in una volta sola e ti troverai davanti a un cumulo di merda stratosferico».
Apro la bocca per dire a mio fratello che è un imbecille ma, prima di poter dire una parola, la punta della canna da pesca di Keane si flette bruscamente, richiamando l’attenzione di entrambi.
«Ha abboccato!», esulta lui, sporgendosi in avanti con entusiasmo.
«Riavvolgi piano», lo avverto.
«Non sono nato ieri, Ry. Non devi più insegnarmi tutto».
«Lo perderai, Cazzone. Non hai sistemato bene l’amo».
«So quello che faccio. Guarda e impara, pivello: sono il Capitano Achab».
Keane continua a riavvolgere ma, dopo pochi secondi, la canna torna dritta, con la lenza visibilmente allentata.
«Merda!», urla. Alza il pugno verso il cielo in un gesto teatrale. «Maledetti pesci!».
Rido in modo sguaiato. «Forse non ti conviene più paragonarti al Capitano Achab. Odio doverti rovinare il finale, ma lui non riesce a prendere la balena».
«Cosa?», chiede Keane, visibilmente scioccato. «Ma il libro si chiama Moby Dick. Che senso ha chiamarlo così se nessuno prende questa Moby Dick? Sarebbe come se ne Lo Squalo il protagonista, alla fine, non lo facesse saltare in aria ma dicesse semplicemente: “Oh, be’, credo che non nuoteremo più in mezzo all’oceano”».
Rido.
Lui continua: «Oppure, che senso avrebbe il titolo Alla ricerca di Nemo se nessuno lo cercasse e il padre dicesse: “Tanto non mi era mai piaciuto quel fastidioso pesce pagliaccio”?»
«O magari è il caso di Titanic», suggerisco, «in cui la nave che affonda alla fine si chiama proprio Titanic».
«Ah!», esclama Keane, inarcando le sopracciglia.
«Hai capito, fratellino?», chiedo.
«Touché. Una vera lezione di vita».
Gli faccio l’occhiolino. «Ne hai di cose da imparare, ragazzo».
«Be’, comunque, a parte Titanic, che il Capitano Achab non prenda Moby Dick è un bel finale di merda, secondo me».
«Cazzone, è proprio il fatto che Achab non riesca a catturarla a rendere la storia un esempio di vera letteratura e non una cavolata tipo Fast and Furious 7. Il punto è che l’ossessione di Achab per la balena bianca alla fine gli fa perdere il senno e lo conduce al fallimento».
«“Perdere il senno”?»
«Sì. Vuol dire “impazzire”. Leggi qualche libro ogni tanto».
Keane alza le spalle. «Sono troppo impegnato a guardare Fast and Furious 7». Mi lancia un’occhiata divertita. «Sul serio, Ry, non ti annoi a fare sempre il professorino di letteratura?»
«Non ho mica la laurea in letteratura americana», rispondo. «Ho solo letto Moby Dick al liceo come tutti (tranne te), insieme a Il giovane Holden e Il grande Gatsby».
«Sono tutti libri con finali merdosi come Moby Dick?», chiede Keane. «Dài, spoilerami tutti i classici, già che ci sei».
«Come hai fatto a uscire dal liceo senza aver letto questa roba?»
«Amico, ero troppo impegnato a farmi le belle ragazze per sprecare tempo a leggere storie di balene, giovani sfigati e Gatsby».
«Ma come diamine hai passato l’esame di letteratura?», domando.
«Mi sono fatto aiutare da alcune compagne». Mi fa l’occhiolino. «E che compagne!».
Rido. Tipico di Keane.
«Dài, dimmi come finiscono questi altri due, Maestro Yoda», continua, ributtando la lenza in acqua. «Sono stupidi e senza senso come Moby Dick?».
Bevo una lunga sorsata di birra e rifletto. «Li ho letti almeno dieci anni fa, quindi non sono troppo affidabile, ma mi pare che Holden Caulfield finisca in un manicomio e Gatsby muoia senza riconquistare del tutto la sua amata».
«Ma scherzi?», urla lui, rovinando l’oasi di pace in cui ci troviamo. «Nessuno acchiappa la balena in un classico della letteratura?»
«Se vuoi un finale allegro, leggi un romanzo rosa».
«Be’, cavolo, forse mi conviene. La vita è già abbastanza schifosa senza i finali deprimenti dei libri. Se mai dovessi scriverne uno io, finirebbe con balene, qualche canna e strette di mano per tutti».
Rido.
«Mi passi un’altra birra, bambolina?», chiede Keane. «La letteratura mi mette sempre sete».
Tiro fuori la lattina dal piccolo frigo portatile e gliela porgo.
«Grazie, Capitano. Ecco perché ti voglio bene».
Per alcuni minuti sorseggiamo la birra in silenzio e fissiamo la superficie del lago.
«Credo che dovremmo usare un altro tipo di esca la prossima volta», afferma mio fratello dopo un po’. «I pesci ci ridono in faccia. Li senti? Dicono: “Ah-ah, che coppia di idioti!”».
«Un vero pescatore non incolpa mai l’attrezzatura».
«Okay, allora incolpo te per aver preso delle esche del cavolo».
«Ehi, tornando un attimo a Olivia», dico all’improvviso, «quale sarebbe il “chiaro segnale d’allarme” che vedi? A me non sembra così evidente».
«Sei cieco allora. Se dimostra di non essere nient’altro che una perfetta reginetta di bellezza per più di un mese, vuol dire che sotto sotto è una squilibrata».
«Maledetto Colby. Quando gli hai parlato?».
Keane sembra sorpreso. «Non l’ho fatto. Colby ha detto che Olivia è una squilibrata?»
«Sì, ha usato le stesse parole. Ero con lui quando l’ho incontrata in un bar e lui ha dichiarato: “Se esci con questa bionda, vedrai che ci saranno solo scene tipo quella del coniglio bollito di Attrazione Fatale nel tuo futuro. Questa è una squilibrata, ne sono sicuro”».
Keane ride di cuore. «Ma tu ci sei uscito lo stesso?».
Alzo le spalle. «Se vedessi Olivia, capiresti».
«Stai di nuovo pensando con l’uccello, Ry. Ma non hai ancora imparato?»
«Oh, Dio, sei proprio un cazzone. Pensaci: ti chiamano tutti “Cazzone”, ci sarà un motivo».
«Sì, ma parliamo di te, non di me». Keane scuote la testa. «Sai qual è la regola numero uno per una vita felice? Ascolta Colby Morgan, sempre. E la numero due? Qualche volta ascolta anche me».
«Be’, questa non è una di quelle volte. Non hai nemmeno mai conosciuto Olivia».
«Non ne ho bisogno, il mio radar per le pazze squilibrate l’ha già individuata».
«Secondo quali criteri?»
«Ci sono delle prove. Hai detto che non ha nulla che non va. È già abbastanza. Per di più, sei il più bello di noi fratelli maschi Morgan (che è tutto dire, considerando quanto siamo fighi tutti e quattro, soprattutto io) e le donne sono biologicamente programmate per figliare con gli uomini più attraenti. Guarda i pavoni. A cosa credi serva quella coda?»
«Senti, non sto pensando di “figliare” con Olivia. Ci vediamo da un mese, cavolo».
«Stronzate. Pensi sempre a procreare. Non ho mai conosciuto uno che desiderasse dei figli quanto te. Non è normale, Ry».
«Comunque non ho detto nulla di tutto ciò a Olivia».
«Bene. Non parlare a una donna di queste idiozie almeno per sei mesi o ti troverai una cacciatrice di dote e pure mamma tra i piedi».
Scuoto la testa.
«È vero, fratello. Apri gli occhi. Hai una carriera brillante con la quale guadagni come uno sceicco. In più, oltre a quel bel faccino, hai i tatuaggi più fighi del mondo e quel fare perenne da “adesso ti scopo”. Nessuna riesce a resisterti. Aggiungi la passione per il cambio dei pannolini sporchi e qualsiasi donna sarà pronta a tutto pur di averti».
Alzo gli occhi al cielo. «Non conosci Olivia. Lei non è così».
«Piantala di fare il Forrest Gump della situazione. Sta prendendo la mira per infilzarti con la sua balestra come Katniss di Hunger Games e tu te ne stai seduto lì con una mezza erezione a ripetere cose tipo “la vita è come una scatola di cioccolatini”. Be’, sai cosa ti dico, dolcezza?». Keane si mette le mani intorno alla bocca come un megafono e grida con tutto il fiato che ha: «Corri, Forrest, corri!».
Rido. «Non urlare, Cazzone. Spaventerai i pesci».
«Tanto non ce ne sono». Keane si sistema sulla barca. «E comunque tu hai pesci molto più grossi di cui occuparti. Mi dispiace deluderti, Capitano, perché ti voglio davvero bene e ti rispetto molto, ma le probabilità che la tua nuova ragazza sia una squilibrata sono molto alte. Date le circostanze, quella donna può essere solo una cacciatrice durante un safari e la preda a cui punta è il Capitano Ryan Ulysses Morgan».
«Okay, basta. Non avrei nemmeno dovuto parlarti di lei. Non ho mai detto di esserne innamorato, che fosse la donna della mia vita o che avessi un qualsiasi desiderio di procreare con lei. Ho detto solo “per ora tutto bene”. Ora chiudi quella bocca e prova a prendere almeno un maledetto pesce prima che ti strappi quel sorrisetto dalla faccia».
Rimaniamo seduti a fissare l’acqua per un bel po’ senza dire una parola e il silenzio tra noi mi irrita. Ma quando vedo Keane grattarsi la cicatrice rosa acceso sul gomito sinistro cambio umore.
«Come va il braccio?», chiedo.
Gli occhi di mio fratello sono fissi sulla superficie del lago e le sue labbra sono tirate.
«Keane?», lo chiamo.
Mi guarda.
«Come va il braccio?».
Sospira. «Sono rientrato in squadra la scorsa settimana per controllare i miei progressi. No bueno».
Mi si stringe lo stomaco. «Cosa è successo?»
«È andata nel peggiore dei modi possibili. Ho riprovato con il baseball ma i miei lanci fanno davvero pena».
«Non è passato nemmeno un anno dall’operazione. Hai bisogno di tempo».
«Quasi tutti tornano in campo dopo sette o otto mesi, Ry. Ne sono passati nove. Non ne ho più, di tempo».
«Secondo me a breve sarai come nuovo. Ne sono certo».
Lui scuote la testa. «Mi hanno tagliato fuori».
«Cosa?»
«Nove giorni fa».
«Perché non mi hai detto nulla?».
Keane alza le spalle.
«L’hai detto a mamma e papà?»
«Non l’ho detto a nessuno tranne a Zander, e solo perché l’ho incontrato la sera in cui piangevo come un bambino».
«Oh, Keane». Mi si stringe il cuore. «Avresti dovuto dircelo. Ti avremmo aiutato».
«Sto ancora metabolizzando la notizia, credo».
«Keane, mi dispiace tanto. So per quanto hai sognato di giocare nella Major League».
«Be’, con i sogni non si va tanto lontano, vero?».
Sorrido amaramente. «Non dire così. Sei deluso ma non devi abbandonare i tuoi obiettivi. Hai solo ventidue anni, fratellino. Fatti coraggio. Sai cosa ti dico? Ti pago l’affitto per un paio di mesi, cosa ne dici? Così puoi respirare mentre pensi a un altro sogno da inseguire».
«Grazie, ma va bene così. Ho qualche soldo da parte e Zander mi ha assicurato che può occuparsi lui dell’affitto per un po’».
Sentiamo un forte urlo provenire da una barca vicina ed entrambi ci voltiamo in quella direzione, giusto in tempo per vedere un ragazzino tirare fuori dall’acqua una trota enorme.
«Cazzo», commenta Keane. «Guarda quella roba».
«È gigantesca».
«Mi chiedo che tipo di esca abbia usato. Dovremmo avvicinarci e domandarglielo?»
«No». Alzo la lattina di birra. «A me va bene stare qui a parlare con te. ’Fanculo i pesci».
Keane mi rivolge un sorriso tale da sciogliermi il cuore. «Va bene, figo».
«Pensi davvero che sia così “figo”?»
«Certo, fratello. Mi piace passare il tempo con te».
Per alcuni minuti sorseggiamo la birra e guardiamo il ragazzino scattarsi foto con il proprio trofeo in mano mentre le sue risate, portate dal vento, arrivano fino a noi.
«Ti ricordi quando Colby prese quel pesce enorme?», chiede Keane.
«Mi stupisce che lo rammenti. Avevi solo cinque o sei anni».
«Non ricordo molto se non la sua faccia quando tirò fuori quella bestia dall’acqua. Ah, e ricordo anche che Schizzetto vomitò sulle scarpe di papà quel giorno. È stato bellissimo».
«Povera Kat», dico, mentre mi viene in mente nostra sorella e il suo mal di mare. «Metà dei miei ricordi di bambino includono lei che vomita».
«Vomita anche nei miei ricordi di adulto», replica Keane, e ridiamo entrambi. «Credevo davvero che Colby fosse Superman quel giorno».
«Anche io». Bevo la birra. «Lo penso ancora».
Keane mi guarda. «Ehi, Ry, dovresti ascoltare Superman riguardo la storia di Olivia. O, comunque, cerca di essere sicuro di quello che fai prima di innamorarti come un fesso e iniziare a portarla alle cene di famiglia».
«Ma per chi mi hai preso? Zander Shaws? Non mi innamoro mai “come un fesso”, lo sai. E sai anche che non porterei mai nessuna alle cene di famiglia senza essere sicuro al cento percento che sia quella giusta. Ora chiudi il becco e prova a prendere una balena, Achab. Con Olivia me la cavo da solo».
«Ah, sì, bambolina?»
«Certo, tesoro».
«Allora non ti darà fastidio se ci scommettiamo sopra».
«Cosa hai in mente?»
«Venti dollari che, entro tre mesi, la nostra Olivia “per ora tutto bene” diventerà Olivia “ma come ho potuto”, la peggiore catastrofe mai vista, una squilibrata che bolle i conigli».
Rido. «Ci sto. Ma chiariamo le cose: la scommessa non è che io e Olivia ci lasciamo nei prossimi tre mesi per apatia, ma che lei si riveli un incubo di proporzioni bibliche».
«Esatto».
Ci stringiamo la mano.
«Sai una cosa?», dico. «Al diavolo. Facciamo cinquanta dollari e rendiamo la faccenda più interessante».
«Oh, il signorino alza la posta, eh? Okay, pezzo grosso. Affare fatto». Mi stringe di nuovo la mano e sorride tra sé. «Oh, non vedo l’ora di vincere. Hai commesso il peccato capitale di ignorare i consigli di Superman e adesso fai lo sfrontato con me?». Butta la testa all’indietro e la sua risata malvagia echeggia sul lago tranquillo. «Mettiamo il coniglio in pentola!».