Capitolo 18
Tessa

Batto uno dei miei sandali (bellissimi) con la zeppa contro la porta del bungalow di Josh e Kat, mentre ho le braccia impegnate a reggere un’enorme scatola di cartone. Guardo l’orologio. Sono le due in punto. Quanto sono brava.

Una calda brezza profumata mi avvolge e fa svolazzare il mio vestito estivo. Chiudo gli occhi e annuso l’aria, concedendomi il piccolo lusso di godermi il paradiso per mezzo istante.

Apro gli occhi.

Pausa finita.

Non ho tempo per queste cose.

Esattamente due mesi fa ho ricevuto un messaggio da Josh: Kat aveva detto “sì” alla sua proposta di matrimonio (non mi stupisco) e io avrei dovuto organizzare una “fantastica settimana” alle Hawaii (lasciandomi scegliere, in base alle esigenze logistiche, sia l’isola sia il resort) per duecento tra i più cari amici di Kat e Josh e le loro famiglie.

Certo, nulla nel messaggio di Josh mi avrebbe fatto balzare il cuore in gola se non fosse stato per la parte finale: doveva essere organizzato tutto in due mesi.

E ora eccomi qui, sessanta giorni dopo: ho realizzato il suo sogno impossibile, esattamente come richiesto. Ma questo non significa che non sia diventata matta per farlo.

Mio Dio, quando questa settimana sarà finita e Joshua William Faraday e consorte saranno felici e contenti, potrò finalmente scatenarmi. Sì, appena i miei impegni lavorativi saranno conclusi farò qualcosa che non ho mai fatto prima: per esempio, scandaglierò il resort in cerca di quel bel barista tatuato con cui ho flirtato per un’ora ieri sera dopo essere arrivata qui (un figo che mi ha fatto capire senza mezzi termini di volermi portare a letto) e mi concederò del sesso, solo sesso, con un perfetto sconosciuto. Non sto più nella pelle. Sarà il mio primo rapporto sessuale (con un essere umano) da un anno a questa parte e non riesco più ad aspettare.

Ma non devo correre. Il sesso con uno sconosciuto dovrà aspettare. Adesso ho mille cose da fare per assicurarmi che la vacanza proceda senza intoppi. E così andrà.

Prendo il telefono e scrivo un messaggio.

 

Aloha, capo. Sono davanti al vostro bungalow. Si ricorda il nostro incontro delle due, signor Faraday? Ho milioni di cose da dire a te e a Kat prima che i Morgan arrivino, cioè tra un’ora.

 

Trenta secondi dopo ricevo una risposta dal mio caro (ma distratto) capo:

 

Scusi, signorina Rodriguez. Io e la mia quasi-consorte siamo stati trattenuti. (Faccina che strizza l’occhio). Adesso faremo una doccia. Entra pure e bevi qualcosa dal bar. Noi saremo fuori in un attimo hawaiano. JWF.

iTalia