Capitolo 34
Tessa

La festa si svolge in un grande patio affacciato sulla spiaggia illuminata dalla luna. Tutti gli ospiti sono arrivati tranne Henn e la sua ragazza Hannah (dovrebbero arrivare a momenti), e Reed Rivers (ha dovuto posticipare il volo a causa di un impegno di lavoro).

Tutti, me compresa, beviamo punch al rum come se fosse acqua, chiacchieriamo e balliamo felici sulle piacevoli note della musica hawaiana suonata da una band. Il posto è perfetto per cercare di rilassarmi, come ho promesso ai futuri sposi.

Non ho volutamente ancora parlato con Ryan stasera e sono anche riuscita a non fissarlo, ma non so quanto ancora potrò resistere al suo bel viso bugiardo. Basta, devo guardarlo.

Passo in rassegna gli ospiti e lo scorgo mentre parla con qualche amico di Josh, e subito i suoi occhi incontrano i miei e il suo volto si illumina. Con un cenno del capo, mi rivolge un sorriso furbo, mi strizza un occhio e si picchietta l’orologio, come a dire: “È solo questione di tempo”.

Distolgo lo sguardo. Bastardo arrogante.

Per fortuna si avvicina la signora Morgan e mi presenta alcuni dei suoi familiari, così mi inserisco in una conversazione tra persone gradevoli. In realtà m’importa poco di loro: voglio solo riuscire a sbirciare la faccia di quello stronzo traditore bugiardo di Ryan Morgan per controllare cosa stia facendo ora. Mi odio per essere così interessata. No, odio lui. Cos’ho che non va? Come è possibile che voglia farlo con un uomo che non mi piace nemmeno? Un uomo che non rispetto? Sono diventata così, vado a letto con un tizio solo perché è figo?

Porca miseria, sì.

Chiudo gli occhi e rivivo per un attimo il pomeriggio di sesso con lui. Onestamente, credo che Ryan mi abbia reso una sorta di ninfomane dopo averlo fatto con lui una sola volta. Non sono mai stata così eccitata come ora. Fare sesso dopo un anno non avrebbe dovuto calmare i miei bollenti spiriti?

«È da lì che vieni tu, no, Tessa?», mi chiede la signora Morgan. Apro gli occhi, la guardo e annuisco, senza sapere cosa abbia appena detto.

«Da quale zona?», chiede la sorella della signora Morgan.

«Di…?», chiedo.

«Los Angeles».

Sono stata fortunata questa volta ma devo smetterla di estraniarmi dalle conversazioni per fantasticare su Ryan e il suo uccello munito di piercing.

Rispondo alla domanda e parliamo di Los Angeles per un po’. Grazie al cielo poi la signora Morgan racconta una storia che mi permette di distrarmi e pensare alla foga dipinta sul viso di Ryan mentre penetrava dentro di me – come mi ha afferrato i capelli e con quanta maestria muoveva i fianchi – con passione – e, oh, il primordiale e roco, quasi disperato, suono della sua voce quando mi ha sussurrato “Samantha” a un orecchio. Vero, è strano che mi abbia chiamato con quel nome, ma mi è piaciuto molto.

«Ehi, mamma», dice Ryan spuntando dal nulla al fianco di Colby. Bacia la signora Morgan sulla guancia. «Come sei bella stasera».

Lei abbraccia i suoi due figli mentre io cerco di fare ogni sforzo possibile per non mettermi a urlare: “Ti odio, Ryan! Andiamo a scopare!”.

«Ciao, Tessa», dice Ryan con noncuranza. Mi dà un mezzo abbraccio come se mi conoscesse appena (bravo!) e mi appoggia un casto bacio sulla guancia. «Anche tu sei bella stasera».

Oh, Dio, il profumo di Ryan mi riempie le narici. Lo voglio. Mi schiarisco la voce. «Ciao, Keane», dico. «Grazie. Anche tu stai bene».

Colby ride.

Ryan si mette una mano sul petto. «Ryan. Keane è laggiù con la camicia blu». Indica il fratello tra la gente. «Dax è di fianco a lui in nero. E questo è Colby».

«Oh, mi dispiace», replico con innocenza. «Così tanti Morgan, scusate».

Colby mi rivolge un bel sorriso. «Non sei l’unica a confondersi. Nostra madre ci chiamava col nome sbagliato almeno cinquanta volte al giorno quando eravamo piccoli».

«È vero», conferma Louise ridendo. «Dicevo: “Ry-Ke-Da-Col-Kitty, chiunque tu sia, porta qui il sedere e pulisci questo pasticcio!”».

Tutti ridono.

«Sì, non ti preoccupare per i nomi», dice Ryan con gli occhi incollati ai miei. «Sono irrilevanti se ci pensi. “Quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?”». Mi strizza un occhio.

Wow. Ha appena detto tra le righe di non essere più arrabbiato per la storia di “Samantha”? Credo di sì. E la citazione da Romeo e Giulietta è una semplice coincidenza o è un riferimento al fatto che lo chiamo “Romeo”?

«Comunque», dice Colby porgendomi la mano. «Non ci hanno ancora presentati. Sono Colby».

Gli stringo la mano. «È un piacere conoscerti. Ho sentito cose magnifiche sul tuo conto».

«E tutte vere», aggiunge Ryan.

«Sei un vigile del fuoco?», chiedo.

Colby conferma e parliamo per alcuni minuti della profonda passione per il suo lavoro, da cui spiega di essere temporaneamente in permesso per malattia a causa di un incidente avvenuto all’inizio dell’anno. Sono curiosa di saperne di più ma qualcosa nel tono della voce di Colby mi suggerisce di non chiedere altro, quindi mi trattengo.

Dopo un po’, lui si scusa dicendo di dover usare il bagno e si allontana. Mi rendo conto solo allora che se ne sono andati tutti a parte Ryan.

Mi si avvicina e sussurra a un orecchio: «Non riesco a smettere di pensare a cosa ti farò stanotte».

Le parole di Ryan mi scuotono ma assumo un’espressione di disinteresse totale. «Come continuo a dirti, non ci sarà il secondo round, Romeo».

«Scommetto che sei già bagnata fradicia per me», mormora. «Vorrei poter infilare la mano nelle mutandine sotto il tuo vestito per scoprirlo».

Boom. In un attimo, il sangue confluisce in mezzo alle gambe. «Devo bere qualcosa», dico, e senza aggiungere altro mi dirigo al bar.

Ryan non esita a seguirmi.

«Non ti ho chiesto di venire con me», sibilo. «Ti stavo scaricando».

«Posso essere onesto con te?»

«Non so, Ryan, puoi?»

«Sono dipendente da te. Non riesco a smettere di pensare alla voglia che ho di riassaggiarti». Si lecca le labbra.

«Strano, perché io a te non penso per niente».

«Ti trovo particolarmente bella stasera».

«Io trovo te particolarmente bugiardo».

«Come è fatto un bugiardo?»

«Vorrei saperlo. È il più grande dilemma della mia vita».

Arriviamo al bar e ordiniamo.

Ryan si avvicina e mi sussurra: «Non riesco a non pensare a quanto il tuo sapore sia dolce. E quanto è stato incredibile starti dentro. È come se fossi fatta per me. E quando sei venuta sul mio uccello? Oh, Dio, ho pensato di svenire per il piacere. Estasi pura».

«Sono contenta di aver migliorato la tua giornata. Ora lasciami in pace».

Lui continua imperterrito: «Ora che ho capito di più sui segnali che lanci e sui suoni che emetti, tenterò di regalartene sei la prossima volta».

Lo guardo senza capire. «Sei?»

«Orgasmi. Per te. Almeno sei. Forse sette. Dipende se riesco a reggere abbastanza a lungo. Un uomo deve essere ambizioso, no?».

Sento le guance avvampare. Non l’ho mai detto a Ryan, ma è stata la prima volta in cui ho avuto più di un solo orgasmo: una prima volta da far girare la testa. Alcune donne raggiungono più culmini di piacere in un singolo amplesso ma prima di lui a me non era mai accaduto, e sicuramente mai prima di finire il rapporto. Cavolo, Ryan ha fatto scattare qualcosa dentro di me. E non è solo il fatto di essere venuta più volte a scombussolarmi, è l’intensità di quegli orgasmi. Dio, non avevo mai provato nulla del genere – come se i miei precedenti partner fossero stati il riscaldamento e Ryan la partita vera e propria.

«Sarebbe impossibile», ribatto.

«Accetto la sfida», dice Ryan con calma.

«Non mi sono mai avvicinata a quel numero».

«Solo perché non sei stata con me».

Apro e chiudo la bocca senza dire nulla. Merda. E se avesse ragione? È davvero l’unico ragazzo al mondo capace di farmi questo? Se mai fosse così, allora che Dio mi aiuti (e aiuti tutti quelli con cui andrò a letto in futuro), perché non credo riuscirò mai più ad accontentarmi.

«Qual è il tuo record in un solo rapporto?», chiede.

Bevo una sorsata del mio cocktail.

«Uno, vero?», insiste. «Immagino tu abbia sempre pensato di essere da “uno e basta”».

Annuisco con le guance in fiamme.

«Non sai cosa ti perdi, quindi non punti ad averne di più. E molti uomini si sentono degli dei semplicemente perché la loro ragazza viene una volta, quindi è un circolo vizioso. E anche maledettamente triste».

Mi scolo il drink e cerco di far finta di non pendere dalle sue labbra.

Ryan sorseggia il cocktail. «A essere onesto, sono ossessionato dall’orgasmo femminile. Mi eccita da morire». Sorride. «Più imparo di te, più capisco cosa preferisce il tuo corpo; più imparo a conoscerlo, più sarà facile per me farti venire, e questo mi renderà molto felice». Si passa di nuovo la lingua sulle labbra. «Non vedo l’ora di verificare quanto in là ti posso far arrivare, piccola».

Sposto il peso da un piede all’altro, cercando di alleviare la pressione tra le gambe.

«Sai cosa vorrei ora?», domanda, mentre il suo sguardo si sposta lentamente sul mio seno. «Vorrei baciare, leccare e succhiare le tue tette incredibili, così forte da farti venire solo così».

«Ryan!», esclama la voce di Kat e il mio clitoride pulsante si paralizza come un ladro sorpreso a rubare di notte. «Guarda chi è arrivato! Henny!».