Capitolo 32
Ryan
Charlotte e io riattacchiamo. Colby smania di sapere ogni cosa ma, prima che io possa aprir bocca, Josh si avvicina alle nostre sdraio ed entrambi stiamo zitti.
«Ecco l’uomo del momento», dico a Josh. «Come va?»
«Ehi, ragazzi». Josh mi guarda. «Kat mi ha chiesto di trascinarti in acqua. Andiamo a fare snorkeling con i tuoi genitori e qualche altro Morgan prima di rientrare per cena».
«Figo. Non ti dispiace, Cheese?».
Colby indica il libro e la birra. «Divertiti, Mister oceanografo».
Parlando delle attività della settimana, Josh e io ci incamminiamo sulla sabbia verso un capanno di paglia pieno di attrezzatura da snorkeling.
«T-Rod ha organizzato tutto per noi», dice Josh. «Quella ragazza non mi delude mai. Non è solo il mio braccio destro ma anche la mano e la gamba».
Sorrido e annuisco ma mi si stringe lo stomaco. «Sembra molto organizzata», commento brevemente.
Josh continua: «Ho parlato con Henn oggi, prima che decollasse».
«Ah sì? Come sta?»
«Bene. Ha detto che voi due siete sulle tracce di quella hostess incontrata al The Pine Box».
Mi si aggroviglia lo stomaco. Cavolo. «Sì, mi è venuta un’intuizione proprio oggi. È l’ultima opportunità».
«Henn ha detto qualcosa riguardo al fatto che sia argentina. Non lo sapevo. Forse ero con Kat quando è emerso quel dettaglio». Josh piega la testa di lato. «Hai una fissa con le argentine, Capitano?».
Ho lo stomaco in subbuglio. «No, non credo».
«Ti sei subito dato da fare con T-Rod nella hall quando sei arrivato. Sapevi che è argentina?»
«Davvero? Ah, bello». Okay, sta diventando imbarazzante. «A dire la verità, non mi “stavo dando da fare” con T-Rod, facevo solo il cretino. Mi dispiace di avere offeso lei. O te».
«Per niente, stai tranquillo. Credo dovresti metterti un po’ di crema solare in faccia, Torta al Rum. Stai diventando rosso». Mi sorride.
«Grazie. Maledetta Seattle. Mi arrostirò come un peperone in questa settimana».
Arriviamo al capanno con l’attrezzatura da snorkeling e Josh saluta con un “aloha” il ragazzo dietro al bancone. «Il mio quasi-fratello avrebbe bisogno dell’attrezzatura, per favore».
«Certo, signor Faraday. E per lei?»
«Ho già preso tutto prima», risponde lui.
Il ragazzo si volta per prendere le cose, e Josh appoggia il gomito sul bancone, con gli occhi fissi nei miei. «T-Rod è come una sorella, Ryan. Lavora per me da sei anni. Non posso non preoccuparmi per lei, soprattutto da quando un mio conoscente le ha spezzato il cuore».
Apro la bocca e la richiudo. Maledizione.
«Ecco a lei, signore», dice il ragazzo porgendomi una maschera, un boccaglio e delle pinne. «Sa come usare tutto?».
Distolgo l’attenzione dallo sguardo intenso di Josh e sorrido al tizio. «Sì, grazie».
Josh prende la sua attrezzatura da una sedia vicina e iniziamo a dirigerci verso l’acqua dove tutti i membri della famiglia (tranne Colby) con le maschere già infilate ci aspettano tra le onde.
Josh continua: «T-Rod ha conosciuto quel coglione tramite me, quindi la sua sofferenza è stata indirettamente colpa mia. Le avevo chiesto di recuperare qualche cimelio sportivo autografato per un ente benefico che sostengo – sai, magliette firmate, palle, cose così. Quindi è andata a prenderle dalle diverse squadre di Los Angeles e, poco dopo, un calciatore più o meno amico mi ha scritto: “Pare che tu mi abbia tenuto nascosto qualcosa, Faraday”. Così ho chiesto a T-Rod di cosa si trattasse (perché non mi racconta mai nulla della sua vita privata) ed è venuto fuori che sarebbe andata a cena con quel tizio la sera stessa. Sono passati alcuni mesi e poi sono andati a vivere insieme, hanno iniziato a parlare di matrimonio e di quanti figli volessero. Un anno dopo si è scoperto che lui la tradiva da tempo, più o meno dal primo giorno, in ogni città in cui giocava, ma, nonostante ciò, continuava a dirle di volere dei bambini da lei».
Mi si stringe il cuore. Non mi stupisce che T-Rod non si fidi di me.
Arriviamo sul bagnasciuga e Josh si ferma per mettere le pinne; io faccio lo stesso, mentre il cuore mi batte forte nel petto e la mia mente vaga senza meta.
Con le pinne addosso, Josh si alza e incrocia le braccia muscolose, coprendo così il tatuaggio sui pettorali. «Ovviamente, non sono più amico di quel pezzo di merda».
Mi si contorce ancora lo stomaco. «Capisco».
Per un po’ Josh mi guarda come se avessi in tasca un preservativo con scritto sopra a pennarello “succhiamelo, T-Rod”, poi sorride e mi dice: «Sei pronto?».
Annuisco.
Entriamo in acqua e ci avviciniamo al gruppo che sta già facendo snorkeling oltre il frangiflutti. «Hai mai fatto snorkeling prima?», chiede Josh come se i cinque minuti di conversazione appena trascorsi non fossero mai avvenuti.
«Sì, un paio di volte in Messico».
«Kat continua a dire che la pancia la farà affondare come un’ancora. Io dico che invece galleggerà come una boa. Dio, spero di avere ragione». Ridacchia.
Sorrido ma ho troppi pensieri per la testa per reagire alla sua battuta.
«Sputa sul vetro, così non si appanna», dice, indicandomi la maschera. «È un vecchio trucco». Per farmi vedere come fare, sputa lui stesso sul vetro e spalma la saliva, poi immerge in acqua la maschera.
Lo imito.
«A proposito», continua con tono vago, ancora intento a sistemarsi la maschera. «Volevo chiederti: cosa volevi dirmi la sera in cui ci saremmo dovuti incontrare al The Pine Box? Qualcosa di particolare?».
Trattengo una smorfia. Bravo. Questo è proprio un bel modo per costringere le persone a rivelare qualcosa che non vogliono far sapere. Notevole, devo ammetterlo. «Niente di speciale», rispondo. «Volevo darti il benvenuto nella famiglia Morgan: se avessi bisogno di qualsiasi cosa, sia piccola o grande, hai appena trovato quattro fratelli che ti copriranno sempre le spalle». Sorrido. «E ovviamente, volevo anche mettere in chiaro che, se fai qualcosa per ferire mia sorella, i fratelli Morgan diventeranno la Mafia Morgan in un attimo e la pagherai cara».
Un enorme sorriso, come il mio, illumina il viso di Josh. «Be’, lo capisco. Non mi sarei aspettato nulla di diverso da uno che tiene così tanto alla sua sorellina».
Annuisco. «E io non mi aspetterei altrimenti».
«Bene, siamo sulla stessa lunghezza d’onda». Mi dà una pacca sulla spalla e indica la maschera. «Ora infilatela. è un’ora che la tua dolce mamma Lou chiede del suo amato Torta al Rum e, che Dio ci scampi, nessuno di noi vuole farla arrabbiare».