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L’auto arrivava da destra, da est, preceduta dai fasci dei fari e dal rombo del motore. Rallentò fino a procedere a passo d’uomo e passò dietro il pick-up dei Cornhuskers, proseguì e passò dietro il SUV. Poi curvò, imboccò il vialetto tra gli scricchiolii e gli stridii delle gomme sulla ghiaia e si fermò.

Fu allora che Reacher la vide.

C’erano abbastanza luce e abbastanza riflessi per poterla identificare. La Chevrolet blu scura. Gli italiani. Reacher prese il Remington. L’auto restò dov’era. Nessuno scese. Era a una sessantina di metri, con il muso all’inizio del vialetto e la coda in strada. Se ne stavano fermi con le luci accese e il motore in folle. Un problema tattico. Reacher aveva in casa tre innocenti estranei al conflitto. Come copertura c’erano due auto parcheggiate sul vialetto e due sulla strada. C’erano due avversari e la casa aveva finestre, una porta di fronte e una sul retro.

Non era la condizione ideale per uno scontro a fuoco.

La soluzione migliore sarebbe stata che gli italiani si avvicinassero alla porta d’ingresso a piedi. Game over, proprio lì. Reacher avrebbe potuto spalancare la porta e sparare a bruciapelo. Ma gli italiani non si stavano avvicinando a piedi. Erano seduti in macchina. A parlare forse. E a guardarsi attorno. Reacher vedeva balenare qualche opaca chiazza bianca quando i colli si allungavano e le teste si giravano. Stavano discutendo di qualcosa.

«È una perdita di tempo. Non è qui. Non è possibile. A meno che non se la stia spassando con tre dei loro giocatori di football», stava dicendo Angelo Mancini.

Roberto Cassano annuì. Guardò dietro di sé il pick-up e il SUV sul ciglio, poi guardò davanti, lo Yukon dorato della GMC sul vialetto. Era parcheggiato davanti a un furgone più vecchio. «Quella è l’auto della vecchia della fattoria», affermò.

«Si sarà fermata per la notte», osservò Mancini.

«Credo che l’uomo di Mahmeini avesse ragione su una cosa. Sanno che il dottore è l’anello debole. Lo tengono sotto controllo.»

«Non è granché come trappola, tutto sommato. Non con le loro auto parcheggiate davanti. Nessuno ci cascherebbe.»

«Questo per noi è un bene, da un certo punto di vista. Sprecano risorse. Il che ci dà maggiori possibilità altrove.»

«Vuoi controllare là dentro? Non si sa mai.»

«Che senso ha? Se è là dentro, è già loro prigioniero.»

«È quello che pensavo anch’io. Ma poi mi sono detto: non necessariamente. Potrebbero essere loro i prigionieri.»

«Uno contro tre?»

«Hai visto quello che ha fatto al tizio nel bagagliaio della Cadillac.»

«Non lo so. Io controllerei. Secondo me è giusto farlo. Ma hai sentito il vecchio. Adesso è una gara. Non possiamo perdere tempo.»

«Non ce ne vorrà molto.»

«Lo so. Ma se non è là dentro, facciamo la figura degli idioti. I giocatori chiameranno subito i Duncan per ridere di noi, perché siamo andati a guardare nel posto più sbagliato.»

«Nessuno ha detto che si conteggia anche lo stile.»

«Invece sì. Lo stile si conteggia sempre. È una partita lunga. Ci sono in ballo molti soldi. Se perdiamo la faccia, non la recuperiamo più.»

«Allora dove andiamo?»

Cassano guardò di nuovo il furgone della donna della fattoria. «Se lei è qui, casa sua è vuota stasera. E le persone che vogliono nascondersi amano le case vuote.»

Reacher li vide fare retromarcia e allontanarsi. All’inizio non capì perché. Poi concluse che stessero cercando Seth Duncan. Si erano fermati, avevano osservato le auto parcheggiate, vedendo che la Mazda non era tra queste, ed erano ripartiti. Logico. Posò il Remington per terra, piantò bene i piedi, raddrizzò la schiena e fissò il buio fuori.

Non accadde altro per novanta lunghi minuti. Nessuno arrivò, nessuno si mosse. Poi in cielo, a destra di Reacher, cominciarono ad apparire le pallide screziature dell’alba. Apparvero in basso, argentee e purpuree, quindi la terra virò a poco a poco dal nero al grigio e il mondo riacquistò una forma solida fino all’orizzonte lontano. Alcuni brandelli di nubi s’incendiarono in alto e una nebbiolina si alzò dal terreno. Un nuovo giorno. Ma non buono, pensò Reacher. Sarebbe stato un giorno pieno di dolore sia per chi se lo meritava sia per chi non se lo meritava.

Attese.

Non poteva muovere lo Yukon perché non aveva le chiavi del pick-up di Dorothy Coe. Probabilmente erano nella sua giacca, ma lui decise di non cercarle. Non aveva fretta. Era inverno. Perché facesse piena luce ci sarebbe voluta ancora un’ora.

Ottocento chilometri a nord, in Canada, poco al di sopra del 49° parallelo l’alba arrivava un po’ più tardi per via della latitudine. Le prime luci del mattino filtrarono tra gli aghi dell’imponente pino e colpirono il furgone bianco nell’area estiva per picnic in fondo alla pista erbosa sconnessa. L’autista si svegliò sul sedile, batté le palpebre e si stirò. Non aveva sentito niente per tutta la notte. Né scorto anima viva. Niente orsi né coyote, volpi rosse, alci o lupi. Né persone. Era stato al caldo perché aveva un sacco a pelo di piuma, ma scomodo perché i furgoni avevano cabine piccole e aveva passato la notte piegato su un sedile che non si abbassava molto. Aveva sempre in testa che il carico nel retro era trattato meglio di lui. Viaggiava più comodo. Ma in fondo era costoso e difficile da avere, lui no. Era un uomo realista. Sapeva come andavano le cose.

Scese e fece pipì contro il vecchio pino. Mangiò e bevve con le scarse provviste, si premette le mani sulla schiena dolente e si stirò di nuovo per sciogliere le contratture. Il cielo si stava rischiarando. Era la sua ora preferita per raggiungere il confine. C’era abbastanza luce ed era troppo presto per avere compagnia. Ideale. Gli mancavano solo trenta chilometri, perlopiù lungo una strada non segnalata dalle mappe in mezzo alla foresta fino a un punto a nord, a poco meno di quattrocento metri dalla linea. La zona di trasferimento, la chiamava. La fine della strada per lui, ma non per il carico.

Risalì in cabina e avviò il motore. Lasciò che si scaldasse e si stabilizzasse per un minuto mentre controllava spie e indicatori. Inserì quindi la prima, mollò il freno a mano, girò il volante e si allontanò lento, a passo d’uomo, sussultando e sobbalzando sulla pista erbosa sconnessa.

Reacher sentì dei rumori in fondo al corridoio. Lo scarico di un water, l’acqua di un rubinetto, una porta che si apriva, una che si chiudeva. Poi il dottore superò zoppicando la sala da pranzo, rigido per il sonno, muto per il risveglio. Gli fece un cenno mentre passava, schivò i giocatori e si diresse in cucina. Un minuto dopo Reacher udì il gorgoglio e il sibilo della caffettiera. Il sole era abbastanza alto da mostrare nella finestra il riflesso del SUV parcheggiato oltre il recinto. Veli di brina scintillavano e luccicavano nei campi.

Il dottore arrivò con due tazze di caffè. Indossava un maglione sul pigiama. Aveva i capelli spettinati. La lesione sul volto si perdeva nel rossore generale. Posò una tazza davanti a Reacher, gli girò attorno e si sedette su una sedia dalla parte opposta del tavolo.

«Buongiorno», esclamò.

Reacher non disse nulla.

«Come va il naso?» chiese.

«A meraviglia», rispose.

«C’è una cosa che non mi ha mai detto», proseguì il dottore.

«Ci sono molte cose non le ho mai detto», precisò Reacher.

«Ha detto che venticinque anni fa il detective ha tralasciato di controllare un posto. Per ignoranza o sbadataggine.»

Reacher annuì e bevve un sorso di caffè.

«È lì che andrà stamattina?»

«Sì.»

«Troverà qualcosa dopo venticinque anni?»

«Probabilmente no.»

«Allora perché ci va?»

«Perché non credo nei fantasmi.»

«Non la seguo.»

«Spero che non dovrà mai farlo. Spero di sbagliarmi.»

«Dov’è questo posto di cui stiamo parlando?»

«La signora Coe mi ha detto che cinquant’anni fa due fattorie sono state vendute per realizzare qualcosa che non è mai stato costruito. Gli edifici annessi di una sono ancora là. In mezzo a un campo. Un granaio e un capanno più piccolo.»

Il dottore annuì. «So dove sono.»

«Arano i campi fin sotto.»

«Lo so», fece il dottore. «Suppongo che non dovrebbero, ma perché sprecare buona terra? La suddivisione non è mai stata fatta e mai lo sarà. Quindi significa avere qualcosa gratis e Dio sa quanto bisogno ha questa gente. È un introito che non finisce nelle rate del mutuo.»

«Perciò quando il detective Carson è venuto qui venticinque anni fa, che cos’ha visto? All’inizio dell’estate? Migliaia di ettari di mais alto fino alla vita, alcune case sparse qua e là, alcuni edifici annessi sparsi qua e là. Si è fermato in ogni casa e ogni abitante ha dichiarato di aver ispezionato i propri edifici. Perciò Carson se n’è andato e quel vecchio granaio e quel vecchio capanno sono stati trascurati. Perché la domanda di Carson era: avete ispezionato i vostri edifici annessi? Tutti hanno risposto di sì, dicendo probabilmente il vero. Carson ha visto il vecchio granaio e il vecchio capanno, ma ha presunto che appartenessero a qualcuno, che fossero stati controllati come promesso. E invece non appartenevano a nessuno e non erano stati controllati.»

«Pensa che siano la scena del crimine?»

«Penso che Carson si sarebbe dovuto porre la domanda venticinque anni fa.»

«Là non ci troverà niente. Non è possibile. Adesso quegli edifici sono in rovina e dovevano esserlo già a quel tempo. Sono vuoti da cinquant’anni in mezzo al nulla, invasi dalla muffa.»

«Davvero?»

«Certo. Lo ha detto lei stesso, non appartengono a nessuno.»

«Allora perché ci sono solchi di ruote fino alle porte?»

«Sul serio?»

Reacher annuì. «Ho nascosto un furgone nel capanno più piccolo la prima notte qui. Non ho avuto problemi ad arrivarci. Ho visto strade peggiori a New York.»

«Solchi vecchi? O recenti?»

«Difficile dirlo. Entrambi, probabilmente. Direi di molti anni. Molto profondi e ben tracciati. Non ci sono erbacce. Non ci dev’essere un gran traffico, ma qualcuno passa. Con una certa regolarità. Abbastanza da mantenerli in buone condizioni.»

«Non capisco. Chi userebbe quel posto ora? E per cosa?»

Reacher non disse nulla. Stava guardando dalla finestra. La luce si stava facendo più intensa. I campi stavano virando dal grigio al marrone. Il pick-up al di là del recinto era tutto illuminato da un raggio basso.

«Quindi pensa che qualcuno abbia preso la bambina e l’abbia portata in quel granaio?» chiese il dottore.

«Non ne sono sicuro», spiegò Reacher. «A quel tempo raccoglievano l’erba medica e per strada dovevano esserci parecchi camion. E immagino che allora questo posto fosse un po’ più brioso. Più pieno di vita. La gente aveva mille occupazioni, andava continuamente in giro. Le strade erano forse un po’ più trafficate di adesso. Probabilmente molto di più. Forse anche troppo, perché qualcuno commettesse l’azzardo di rapire una bambina in pieno giorno.»

«Allora cosa può essere successo?»

Reacher non rispose. Stava ancora guardando dalla finestra. Vedeva i nodi del legno del recinto. I grovigli di erbacce congelate alla base dei pali. Il prato anteriore era secco e friabile per il gelo.

«Non è un gran giardiniere», osservò.

«Non ho talento», ammise il dottore, «né tempo.»

«Qualcuno qui fa giardinaggio?»

«Direi di no. La gente è troppo stanca. I contadini che lavorano tutto il giorno nei campi di rado si dedicano al giardinaggio. Coltivano la roba per venderla, non per guardarla.»

«Chiaro.»

«Perché me lo ha chiesto?»

«Mi stavo domandando, se fossi una bambina con una bicicletta e amassi i fiori, dove andrei per vederne un po’? Non aveva senso, per esempio, venire in una casa come questa. O probabilmente in qualsiasi altra casa. O a dire il vero in qualsiasi altro posto, perché ogni centimetro di terreno è arato per coltivare piante da vendere. Mi vengono in mente solo tre possibilità. Ho visto due grossi massi nei campi con attorno dei rovi. Immagino che all’inizio dell’estate lì spuntino un sacco di bei fiori selvatici. Potrebbero esserci altri posti del genere, ma eviterei di perderci il sonno, perché all’inizio dell’estate sarebbero del tutto inaccessibili, visto che bisognerebbe percorrere più di un chilometro in mezzo al mais solo per arrivarci. C’è però un altro posto che ho visto con lo stesso tipo di rovi.»

«Dove?»

«La base di quel vecchio granaio. Semi portati dal vento, immagino. La gente ara fin sotto, ma lascia un po’ di spazio.»

«Secondo lei è andata là in bici da sola?»

«Probabilmente sì. Forse sapeva che era l’unico posto in cui era sicura di vedere dei fiori. E forse qualcuno sapeva che lei sapeva.»

Child Lee - 2013 - Una ragione per morire: Un'avventura di Jack Reacher
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