27

Reacher sfrecciò accanto al tabellone, rallentò e guardò davanti a sé. Per sua esperienza in gran parte dei centri urbani la via principale era riservata alle attività legate a profitti e perdite. Le istituzioni municipali come la polizia e gli uffici di contea si trovavano uno o due isolati dopo. Forse anche più in là. Per ragioni di tasse. Una città non poteva chiedere altrettanto per un lotto in una strada secondaria.

Rallentò un po’ di più e superò il primo edificio. Era sulla sinistra. Un ristorante economico simile a una carrozza ferroviaria d’alluminio, come pubblicizzato dal tabellone, e secondo quanto riportato da Dorothy la governante. Era il posto in cui i poliziotti di contea andavano a prendere un caffè e una ciambella il mattino. E a quanto sembrava a far merenda il pomeriggio. Fuori era parcheggiata una Dodge bianca e nera della polizia. Più due pick-up da lavoro, due veicoli agricoli, ammaccati e sporchi. Per quanto riguardava gli altri esercizi commerciali, c’era una stazione di servizio dall’altra parte della strada, una Texaco, con tre officine. Poi ancora una lunga serie di attività a destra e a sinistra, un negozio di ferramenta, uno di liquori, una banca, un gommista, un concessionario John Deere, un negozio di alimentari, una farmacia. La strada era larga e fangosa con parcheggi a spina di pesce su entrambi i lati.

Reacher continuò a guidare attraversando completamente la cittadina. Alla fine arrivò a un vero incrocio: a sinistra si andava a una fabbrica di etanolo, a destra all’ospedale, dritti alla I-80 che correva cento chilometri più in là. Reacher fece inversione a U sfruttando l’intera carreggiata e tornò verso nord sulla strada principale. C’erano tre laterali a destra e tre a sinistra. Avevano tutte nomi che ricordavano persone. Forse colonizzatori originari del Nebraska, celebri giocatori di football, allenatori o illustri coltivatori di mais. Prese la prima a destra, una via chiamata McNally e vide il Marriott più avanti. Erano le quattro di pomeriggio passate, il che era un po’ un problema. I vecchi dossier potevano essere nella stazione di polizia o forse in un magazzino della contea; in ogni caso, gli addetti agli archivi avrebbero terminato alle cinque. Aveva un’ora in tutto. Solo per riuscire ad avervi accesso avrebbe impiegato mezz’ora, e probabilmente c’erano molte carte, che avrebbero richiesto ben più dei trenta minuti restanti per essere lette. Avrebbe dovuto aspettare il mattino.

O forse no.

Valeva la pena di tentare.

Proseguì e, passando, diede un’occhiata all’hotel. Non sapeva con precisione che differenza ci fosse tra un Marriott normale e un Courtyard Marriott. Forse uno aveva molti piani e l’altro no. Quello era a pochi piani, solo due, a forma di H, un atrio fiancheggiato da due semplici ali di stanze. Di fronte c’era un parcheggio con posti per una ventina di auto; solo due erano occupati. Dietro, la situazione era la stessa. Venti posti, solo due occupati. Molte stanze libere. Era inverno, in un luogo in mezzo al nulla.

Svoltò a sinistra e si diresse di nuovo a nord, parallelo alla strada principale, tre isolati più in là. Vide il secondo ristorante. Una rib shack. Vantava una ricetta di carne speziata del Kansas. Svoltò di nuovo a sinistra subito dietro il locale, tornò sulla strada principale e si fermò davanti al ristorante economico. L’auto della polizia era ancora là. Ancora parcheggiata. Il locale era semivuoto. Reacher diede uno sguardo alle vetrate. All’interno si vedevano due poliziotti, tre civili, una cameriera e un cuoco dietro una mezza porta.

Chiuse la Cadillac ed entrò. I poliziotti erano seduti di fronte a un tavolo, larghi e massicci: ciascuno occupava quasi interamente la panca da due. Uno aveva all’incirca l’età di Reacher, l’altro era più giovane. Indossavano uniformi grigie con distintivi, mostrine e targhette con i nomi. Il poliziotto più anziano si chiamava Hoag. Reacher lo superò, si bloccò, simulò una reazione a scoppio ritardato e disse: «Tu sei Hoag, giusto? Non ci posso credere».

«Mi scusi?» fece il poliziotto.

«Mi ricordo di te. Desert Storm, no? Nel Golfo, nel 1991? Giusto?»

«Mi dispiace, amico, ma mi dovrai aiutare. È passata molta acqua sotto i ponti dal 1991.»

Reacher gli tese la mano. «Reacher, 110a unità della polizia militare», esclamò.

Il poliziotto si pulì la mano sui pantaloni e gliela strinse. «Non mi sembra di conoscerla», disse.

«Sul serio? Ci avrei giurato. In Arabia Saudita forse? Poco prima? Durante Desert Shield?»

«Poco prima ero in Germania.»

«Non credo che sia stato in Germania. Ma ricordo il nome. E la faccia, più o meno. Avevi un fratello nel Golfo? Un cugino o qualcun altro?»

«Un cugino, certo.»

«Ti assomiglia?»

«A quel tempo immagino di sì. Un po’.»

«Tutto chiaro. Un tipo simpatico, giusto?»

«Piuttosto.»

«E un buon soldato da quel che ricordo.»

«È tornato a casa con una Bronze Star.»

«Lo sapevo. Settimo Corpo, giusto?»

«Seconda divisione corazzata.»

«Terzo squadrone?»

«Quello.»

«Lo sapevo», ripeté Reacher. Era un vecchissimo metodo sfruttato dagli indovini di tutto il mondo. Induci una persona a rispondere a una serie infinita di domande sì-no, giusto-sbagliato e in men che non si dica crei un’illusione convincente di intimità. Un semplice trucco psicologico affinato dall’ascolto attento delle risposte, dalle proprie facoltà intuitive e dalla capacità di azzardare. In genere chi portava tutti i giorni addosso una targhetta con il nome si scordava di averla, almeno all’inizio. E molti poliziotti della parte centrale del paese erano ex militari. Ben più della media. Quando non lo erano, avevano di solito famiglie numerose. Molti fratelli e cugini. Era praticamente certo che almeno uno di loro fosse stato nell’esercito. Desert Storm era stata la missione più importante per quella generazione, il Settimo Corpo, il principale componente e un militare della Seconda divisione corazzata che avesse ottenuto la Bronze Star era quasi certamente del Terzo squadrone, la cosiddetta punta di lancia. Un algoritmo. Una scommessa. Semplice dall’inizio alla fine.

«Allora che fa tuo cugino adesso?» chiese Reacher.

«Tony? È tornato a Lincoln. Se n’è andato prima del secondo giro, grazie a Dio. Lavora per le ferrovie. Due figli, uno alle superiori e un altro al college.»

«Splendido. Lo vedi spesso?»

«Ogni tanto.»

«Mi raccomando, portagli i miei saluti, ok? Jack Reacher, 110a unità della polizia militare. Da un topo del deserto a un altro.»

«Cosa fai adesso? Me lo chiederà.»

«Io? Oh, la solita vecchia cosa.»

«Come, sei ancora arruolato?»

«No, voglio dire, ero un investigatore e lo sono ancora. Ma privato. Lavoro per conto mio, non per lo zio Sam.»

«Qui in Nebraska?»

«Solo temporaneamente», rispose. Poi tacque. «Sai cosa? Forse potresti aiutarmi. Se non ti spiace che te lo chieda.»

«Che cosa ti serve?»

«Voi state prendendo servizio o avete appena staccato?»

«Stiamo per attaccare. Ci aspetta il turno di notte.»

«Vi spiace se mi siedo?»

Il poliziotto chiamato Hoag gli fece posto tra i fruscii del vinile e i cigolii della pelle. Reacher si appollaiò sulla parte libera della panca. Era calda. «Conoscevo anche un altro tipo, un certo McNally, anche lui della Seconda divisione corazzata. Salta fuori che ha un amico di un amico che ha una zia in questa contea. Una che lavora la terra. La figlia è scomparsa venticinque anni fa. Aveva otto anni, non l’hanno più rivista. E la madre non ha mai superato la cosa. Se n’era occupato il vostro dipartimento, con il contributo dell’FBI. L’amico dell’amico di McNally crede che l’FBI abbia combinato pasticci. Perciò mi ha assunto perché riesamini le carte.»

«Venticinque anni fa?» fece Hoag. «Prima che arrivassi.»

«Sì», convenne Reacher. «Penso che a quel tempo fossimo entrambi impegnati con l’addestramento di base.»

«La bambina non è stata più ritrovata? Quindi è un caso aperto. Irrisolto ma aperto. Il che significa che le carte devono essere ancora da qualche parte. E che qualcuno se ne deve ricordare.»

«È proprio quello che spera McNally.»

«Ha intenzione di sputtanare l’FBI? Non noi?»

«Da quel che si dice voi avete fatto un buon lavoro.»

«In che cosa ha sbagliato l’FBI?»

«Non ha trovato la bambina.»

«E ora cosa potrebbe capitare di buono a risollevare la questione?»

«Non lo so», ammise Reacher. «Dimmelo tu. Sai com’è con le persone. Immagino potrebbe mettere qualche animo in pace.»

«Va bene», disse Hoag. «Ne parlerò in centrale. Qualcuno ti riceverà domani mattina presto.»

«Non si riesce a fare qualcosa stasera? Se si potesse risolvere la faccenda entro mezzanotte, McNally mi pagherebbe un giorno di meno di parcella. E non ha molti soldi.»

«Rinunci a una paga più lauta?»

«Da un veterano a un altro. Sai com’è. Inoltre, ho da fare altrove. Devo arrivare quanto prima in Virginia.»

Hoag guardò l’orologio. Erano le sedici e venti. «Tutta quella vecchia roba è nel seminterrato sotto l’ufficio della contea. Non ci si può restare dopo le cinque», disse.

«Non c’è modo di portar fuori le carte?»

«Oh, amico, chiedi molto.»

«Non mi servono i documenti prodotti in giudizio. Non voglio le prove fisiche, presumendo ce ne siano. Voglio solo le carte.»

«Potrei beccarmi una bella lavata di capo.»

«Voglio solo leggerle. Che male c’è? Si risolverebbe tutto in una sera. Chi mai lo saprà?»

«Probabilmente sono molte. Scatole e scatole.»

«Darei una mano a portarle.»

«McNally era della Seconda divisione corazzata? Come Tony?»

Reacher annuì. «Ma del Secondo squadrone, non del Terzo. Non esattamente della classe di Tony.»

«Dove stai?»

«Al Marriott. Dove se no?»

Ci fu un lungo silenzio. Il poliziotto più giovane continuò a guardarli. Hoag era perfettamente consapevole d’essere osservato. Reacher studiò la dinamica. Hoag passava da un atteggiamento di giusta cautela tra civili all’avventato e nostalgico «si può fare» dei soldati della vecchia guardia. Guardò Reacher e disse: «Ok, conosco una persona. Lo faremo. Ma è meglio che tu non metta piede da quelle parti. Ci aspetterai. Ti porteremo noi il tutto».

Così Reacher tornò in auto al Courtyard Marriott, lasciò la Cadillac sul retro, dietro l’edificio, in un posto da cui non poteva essere vista dal davanti. Meglio, qualora Seth Duncan avesse dato l’allarme diffondendo la notizia. Tornò indietro a piedi e aspettò al banco dell’atrio che l’impiegato finisse una telefonata. Sembrava impegnato a prendere una prenotazione per qualcuno. Quando l’uomo ebbe deposto il telefono, Reacher chiese una stanza al pianterreno per una notte, che risultò essere proprio in fondo alla H, molto tranquilla e confortevole, oltre che molto pulita, di varie tonalità di verde e beige con finiture d’ottone e legno chiaro. Quaranta minuti dopo Hoag e il collega arrivarono con un furgone preso a prestito dall’unità cinofila K-9, contenente undici scatole di cartone piene di dossier. Cinque minuti dopo tutte le undici scatole erano nella stanza di Reacher.

Cinque minuti dopo ancora, ma cento chilometri più a nord, il dottore lasciò il bar dell’hotel. Aveva parlato con Vincent per un po’, solo per spettegolare, ma soprattutto si era bevuto tre Jim Beam tripli. Nove dosi di bourbon in poco più di un’ora. Il cielo inoltre era nuvoloso e stava facendo buio, il che significava che quando guardò da una parte e dall’altra della strada non vide ciò che avrebbe forse scorto se la luce del sole fosse stata più intensa. Salì nel pick-up, avviò il motore e uscì dal nascondiglio. Sterzò, attraversò il parcheggio e svoltò a destra sulla strada a due corsie.

Child Lee - 2013 - Una ragione per morire: Un'avventura di Jack Reacher
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