Il ragazzo con le mani sanguinanti
Era sabato, mancavano pochi giorni al ritorno
dell’Assassino, e Clay stava uscendo dalla proprietà. Aveva appena
fatto buio.
Il suo corpo era
elastico e duro al tempo stesso.
Aveva le mani
scorticate.
Dentro, era pronto a
esplodere.
Aveva scavato da lunedì,
senza sosta.
Non era dovuto andare
troppo in profondità come aveva temuto, per arrivare al sostrato,
ma a volte si era spaccato la schiena anche per pochi
centimetri.
C’erano stati momenti in
cui aveva pensato che non l’avrebbe mai raggiunto… e poi aveva
sentito la roccia.
Quando aveva finito, non
ricordava più quali notti fosse rientrato in casa per dormire
qualche ora, e quali avesse continuato a scavare fino al mattino;
spesso si era svegliato nel letto del fiume.
Gli ci era voluto un
momento per capire che era sabato.
E sera, non
l’alba.
E in uno stato
delirante, con le mani che bruciavano, coperte di sangue, decise
che voleva rivedere la città, e preparò un bagaglio leggero: la
scatola di legno, e i libri sui ponti che preferiva.
Poi si fece la doccia,
con le mani che bruciavano, si vestì, con le mani che bruciavano, e
si avviò barcollando verso la città. Solo una volta esitò e si
voltò a guardare il suo lavoro, e bastò quello: in mezzo alla
strada, si sedette, e la campagna si levò intorno a
lui.
«Ce l’ho
fatta.»
Poche parole, e ciascuna
sapeva di terra.
Si distese, e rimase
così per un po’… sul terreno pulsante, sotto il cielo stellato. E
poi si costrinse a rimettersi in cammino.