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Sabato 20 dicembre

Due ore dopo, nella sala conferenze al quartier generale del CID, Grace aveva ben poco bisogno della botta di caffeina che aveva davanti. Ormai funzionava ad adrenalina, i pensieri erano lucidi, la mente concentratissima.

In piedi, dava le spalle a una fila di lavagne bianche. Di fronte a lui, seduti attenti e un po’ ansiosi attorno al tavolo, c’erano Glenn Branson, Tanja Cale, Guy Batchelor e i capisquadra che lui stesso aveva selezionato, i cui piani per il sabato sera erano ormai rovinati. Tuttavia, nessuno si lamentava. Tutti sentivano lo stesso contagioso senso di attesa scorrere nelle vene. Il brivido della caccia, l’accerchiamento della preda.

I presenti erano tutti vestiti di scuro, perlopiù in nero, fatta eccezione per i membri della squadra di supporto locale, i primi a fare irruzione, che avevano le uniformi blu che sarebbero state poi parzialmente coperte dalle protezioni antiproiettile. Molti agenti presenti avevano in mano tazze di caffè e masticavano tramezzini, cioccolato o barrette energetiche.

Il briefing della squadra era gestito dal responsabile degli eventi critici e da Roy Grace. I capisquadra comprendevano l’ispettore di turno della squadra di supporto locale Anthony Martin, poi un sergente della stessa squadra, un sergente della squadra speciale tattica, un agente specializzato nella gestione delle prove, un responsabile della scena del crimine, un ispettore per l’ordine pubblico, un sergente della squadra cinofila e infine l’ispettore James Biggs della stradale, l’amico di Grace, che aveva già messo in posizione le unità, per creare un perimetro di posti di blocco attorno al quartiere di Crisp nel caso in cui questi avesse tentato la fuga dopo l’irruzione della squadra di Grace.

Sulla prima lavagna bianca era affissa una cartina stradale di Tongdean Villas e delle strade adiacenti, circoscritte da Dyke Road Avenue, Shirley Drive, Tongdean Road e Woodruff Avenue. L’area delimitata da questi confini includeva alcune delle proprietà immobiliari più costose e prestigiose della città.

Sulla seconda lavagna erano attaccate alcune fotografie della casa di Crisp scattate dall’elicottero qualche ora prima, sia a campo lungo che a distanza ravvicinata. La terza lavagna mostrava fotografie del dottor Crisp, di Logan Somerville e di Louise Masters, la poliziotta da poco scomparsa. Sulla quarta lavagna erano affisse immagini del cancello d’entrata alla villa di Crisp e degli ingressi dei suoi vicini. La quinta, infine, mostrava le planimetrie del seminterrato, del pianterreno e del primo piano dell’abitazione di Crisp, ottenute dall’ufficio del catasto.

Grace controllò l’orologio. Le nove di sera. Fece scorrere lo sguardo sulla lista di nomi, si accertò che tutti fossero presenti e si rivolse a Tom McDonald, ispettore responsabile della custodia degli arrestati. «Tom, voglio una cella pronta per il nostro uomo. Ho bisogno che venga portato direttamente lì una volta preso in custodia, non voglio che sia messo insieme ad altri detenuti o che abbia contatti con altre persone. Potrebbe avere addosso prove forensi determinanti, provenienti dalle vittime. Lo voglio isolato e in cella subito. Dev’essergli prelevato tramite tampone tutto il materiale presente sul corpo e sui vestiti, senza alcuna possibile contaminazione incrociata. Okay?»

«Ricevuto, signore.»

Utilizzando un puntatore laser, Grace indicò prima la villa edoardiana con il tetto a doppio spiovente, dove si trovava l’obiettivo, poi una foto del lungo e ripido vialetto che conduceva alla facciata dell’abitazione di Crisp. «Questo vialetto è l’unica via d’ingresso e di uscita dalla sua proprietà», spiegò. «Come vedete dalle fotografie aeree, sul retro c’è un muro di mattoni, alto più di tre metri e sessanta, e scalarlo sarebbe molto difficile per chiunque. Sul davanti sorge una grossa proprietà, ancora una volta con un solo vialetto, che terremo sotto controllo nell’improbabile circostanza che Crisp tenti di fuggire da quella parte.»

«E per quanto riguarda i vicini ai due lati?» chiese l’ispettore della squadra di supporto.

Grace spostò il puntino rosso sulla proprietà adiacente sul lato destro: una grande struttura moderna e bianca, dall’accentuato stile spagnolo. «Dubito che sia tanto stupido da fuggire da qui. È proprietà di una persona che conosciamo bene, Jorma Mahlanen, il subdolo finlandese.»

Qualche sorriso attorno al tavolo.

«È fuori in licenza premio, sta scontando una condanna a quindici anni per spaccio di droghe pesanti ed è un gran paranoico. Ha una batteria di riflettori, quattro rottweiler liberi di scorrazzare per il terreno circostante e due guardie del corpo in servizio permanente. Penso che ai tempi abbia fatto incazzare un po’ di gente e adesso voglia starsene per conto suo. Non credo che Crisp andrebbe molto lontano, se facesse un salto oltre il muro di Mahlanen.» Grace spostò il laser a sinistra. «La proprietà a ovest è un pugno in un occhio per tutta la via, o almeno lo sarebbe se qualcuno potesse vederla», proseguì. «È in stato di abbandono da molti anni, nessuno ne sa granché. Alcuni imprenditori edili del posto hanno cercato di comprarla, ma appartiene a una società immobiliare estera anonima che non ha mai risposto. È probabile che sia solo una delle tante insignificanti proprietà nel portafoglio di qualche esule fiscale. Tuttavia, è una possibile via di fuga, dal momento che il muro perimetrale è in cattive condizioni.»

«E siamo ragionevolmente certi che Crisp sia in casa?» chiese il sergente della squadra speciale tattica.

«Sì, non è riemerso da stamattina presto, quando ha portato a passeggio il cane», rispose l’ispettore della squadra di sorveglianza.

«Ritengo possibile che Logan Somerville sia ancora viva e tenuta prigioniera nell’abitazione dell’obiettivo», disse Grace. «Così come potrebbe esserci Louise Masters. Crisp non si fa scrupoli a uccidere, ne siamo consapevoli. Voglio ricordare a tutti voi che la missione principale di questa operazione è liberare le prigioniere ancora in vita. Non ho certezza che Logan sia ancora viva, ma dobbiamo presumerlo. Perciò la rapidità d’assalto è fondamentale. Al momento dell’irruzione voglio una strategia di dominio rapido e una perquisizione dell’immobile completa e veloce. Il nostro primo ostacolo è il punto d’ingresso.» Spostò il laser sulla fotografia di un alto cancello in ferro battuto, scattata dalla strada, posto tra alte mura di mattoni irte di punte. Mosse il puntatore verso destra. «Questo è il campanello, con tanto di telecamera e riflettore. Quando ci posizioneremo per aprire il cancello, sarà necessario oscurare la telecamera. Una volta aperto, i veicoli della squadra di supporto andranno direttamente alla porta d’ingresso e metteranno in sicurezza l’immobile.» Indicò la quinta lavagna, con le planimetrie dei tre piani della casa, dagli archivi del 1907. Si rivolse all’ispettore del team di supporto locale, che avrebbe guidato la prima squadra nell’abitazione. «Anthony, non abbiamo idea di quali modifiche siano state fatte all’interno da quando sono state depositate le planimetrie. In ogni caso, dovrebbero darti un’idea plausibile.»

L’ispettore annuì. «Va bene.»

«Ci sono domande?» disse Grace.

«Abbiamo informazioni relative ad armamenti?» chiese il sergente della squadra speciale tattica.

«Il dottor Crisp non possiede un porto d’armi, abbiamo controllato. Ma non intendo rischiare. Vi voglio in posizione come eventuale appoggio. E chiunque entrerà in quella casa, finché non verrà dichiarata sicura da Anthony, dovrà indossare protezioni antiproiettile. Se tutto va bene, una cosa sarà in nostro favore: l’elemento sorpresa. Non abbiamo mai fatto il nome di Crisp né dichiarato che sospettiamo di lui, quindi sono fiducioso che non se l’aspetti.»

«Per fare l’avvocato del diavolo, capo, che facciamo se non è là dentro?» chiese Guy Batchelor.

«In quel caso, Guy, per dirlo in termini tecnici, siamo strafottuti.»

Ci furono delle risatine nervose.

Grace guardò l’orologio. «Altre domande?»

Nessuna.

Il segno della morte
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