8
Giovedì 11 dicembre
Jamie Ball, di solito un guidatore prudente, stava sfrecciando lungo Edward Street come un pazzo, scrutando attraverso il parabrezza offuscato dalla pioggia battente e zigzagando nel traffico dell’ora di punta. Procedeva facendo segnalazioni con i fari e suonando il clacson, incurante delle strombazzate ostili e dei pugni agitati al suo indirizzo.
Tutto il suo corpo fremeva di terrore.
Un autovelox lampeggiò. Non importava. Jamie era indifferente a tutto, tranne al desiderio disperato di tornare a casa e assicurarsi che Logan stesse bene. Svoltò bruscamente a sinistra e l’auto slittò sulla strada bagnata, gli pneumatici che sussultavano in cerca di trazione mentre accelerava su per la salita, poi girò a destra imboccando la strada di casa. Più avanti vide una volante della polizia, parcheggiata vicino all’ingresso del condominio.
Attivò il telecomando, attese con impazienza l’apertura del cancello automatico e fece per scendere lungo la rampa, ma venne bloccato quasi subito da un poliziotto in uniforme che saliva di corsa dal parcheggio. Jamie si identificò e venne diretto verso un posto auto vuoto.
Scese subito dalla macchina lasciando la portiera aperta e, con immenso sollievo, vide la piccola Fiat di Logan parcheggiata con precisione. Sta bene! Grazie, Dio, grazie! Poi si rivolse all’agente: «Dov’è Logan, la mia fidanzata, che cos’è successo? Sta bene?»
«Penso sia meglio che lei vada a parlare con la mia collega, è di sopra insieme al custode.»
D’un tratto, Jamie avvertì un brivido di paura. «Perché? Che cos’è successo?»
«Di sopra sapranno aggiornarla, signore.»
Jamie si precipitò all’ascensore e salì fino al nono piano. Quando le porte si spalancarono, fece un passo all’esterno e vide una poliziotta in uniforme, accompagnata da Mark, il custode, che usciva dal loro appartamento. «Salve! Va tutto bene?» chiese a voce alta.
«Ciao Jamie!» lo salutò il custode.
«Logan? Mark, sta bene? Mi ha chiamato dicendo di aver visto un intruso nel parcheggio.»
«Non l’ho vista», disse Mark. «Non è ancora rincasata, Jamie.»
«Ma sì che è rincasata, la sua auto è di sotto!» Guardò l’agente, ignorò il suo sguardo perplesso ed entrò nell’appartamento passandole accanto. Percorse il corridoio ad ampie falcate, girò a sinistra nel piccolo disimpegno che avevano rivestito di librerie dal pavimento al soffitto per sistemare la sua collezione completa dei romanzi di Lee Child e di tanti altri dei loro autori preferiti di thriller, orrore e fantascienza, poi andò nell’ampio e disordinato soggiorno a pianta quadrata. Nessun segno di Logan. «Logan!» chiamò, affannandosi a tornare nel corridoio. Controllò in camera da letto. Lo stivale su cui Logan era inciampata era ancora abbandonato accanto al letto. Ispezionò quindi il loro bagno privato, la piccola camera degli ospiti, il cucinino, il bagnetto degli ospiti. Tornò in soggiorno e aprì la porta che dava sul piccolo terrazzo. A volte lei ci andava per fumarsi una sigaretta, in barba ai tentativi di Jamie di farla smettere.
Le due sedie di plastica e il tavolino bianco erano malinconicamente fradici di pioggia, il mozzicone zuppo di una sigaretta nel posacenere, in una pozza d’acqua. Rientrò in soggiorno e richiuse la porta, lasciando fuori il maltempo.
Intanto, la poliziotta era tornata, con il custode alle calcagna. «Sono l’agente Holliday», disse. «Io e il mio collega siamo intervenuti nel parcheggio sotterraneo dell’edificio in seguito a una sua chiamata di poco fa. Finora non abbiamo trovato nulla di sospetto: la Fiat di Logan è posteggiata, chiusa, nel suo spazio riservato, e nell’appartamento non ci sono anomalie.»
«Mi ha telefonato dal parcheggio, proprio mentre stava entrando, poi ha urlato e la comunicazione si è interrotta.»
«Ha riprovato a chiamarla, signore?»
«Certo. Per tutto il tragitto fino qui, ho provato di continuo.» Prese il cellulare dalla tasca dei pantaloni e chiamò ancora. Sei squilli, poi la segreteria. «Tesoro, per favore, chiamami appena ricevi questo messaggio, sono molto preoccupato», disse e riagganciò, tornando a guardare Susi Holliday. «Mi richiama sempre nel giro di pochi minuti, qualsiasi cosa stia facendo... ci richiamiamo sempre.»
«Signore, è sicuro che sia andata al lavoro in auto per conto suo? Non si è fatta dare un passaggio da un collega, cosa che spiegherebbe perché la sua auto si trova qui?»
«No, per l’amor del cielo! Mi ha chiamato dalla sua auto, giù nel parcheggio. Ha detto di aver visto un uomo e ha gridato. Un grido terribile. Non era da lei. Possiamo tornare di sotto e dare un’occhiata?» implorò Jamie.
La radio dell’agente gracchiò. Jamie sentì una voce femminile immateriale riferire qualcosa d’incomprensibile.
«Charlie Romeo Quattro», rispose Susi. «Stiamo ancora intervenendo al Chesham Gate.»
«Grazie, Charlie Romeo Quattro. Riferite quando abbandonate la posizione.»
«Sì, ricevuto», replicò lei, rivolgendo di nuovo la sua attenzione a Jamie Ball. «Lei e la sua fidanzata avete avuto qualche litigio oggi, signore?»
«Litigio? No, perché?»
«Prima ho notato del sangue alla base della porta del vostro bagno.»
«Oh, quello. È inciampata quando è scesa dal letto e si è ferita l’alluce sbattendo contro la porta. Voleva andare all’ospedale stamattina, per farsi dare una controllata.»
«L’ospedale dovrebbe essere in grado di verificarlo?»
«Sì, certo», rispose Jamie e poi esitò fissando l’agente: «Oh, mio Dio, lei pensa che sia stato io a farle qualcosa? Gesù santo!»
«Temo che siano domande che dobbiamo fare, signore.»
Jamie prese le chiavi di scorta dell’auto di Logan, poi tornarono nel parcheggio per riunirsi a Kryke.
«Una cosa che dovreste sapere è che Logan è diabetica», disse Jamie. «Diabete di tipo 2: deve tenere alti i livelli di zucchero, altrimenti rischia l’ipoglicemia.»
La poliziotta annuì. «Signor Ball, lei dove lavora?»
«A Croydon. Cibo per animali Condor.»
«Abbiamo due rhodesian ridgeback», disse l’agente Kryke mettendosi al passo e raggiungendoli. Tutt’e quattro si diressero alla Fiat. «La mia signora si fida ciecamente del cibo Condor... Condor Vitalife.»
«Mi fa piacere», commentò Jamie senza entusiasmo. «È un prodotto eccellente.»
«Meglio della carne cruda?»
«Da quel che ne so io, è una dieta più bilanciata della carne cruda.»
Arrivarono alla Fiat.
«Era quaggiù quando l’ha chiamata?» chiese l’agente Holliday. «Il segnale è molto debole», aggiunse sollevando l’iPhone.
Jamie annuì. Estrasse di nuovo il telefono. Il segnale oscillava da una tacca a zero, massimo due. Compose nuovamente il numero di Logan e poco dopo lo sentì suonare.
Molto debolmente.
Lo sentirono tutti.
Il custode e i due agenti lo fissarono per un istante. Preoccupato, Jamie armeggiò con la chiave e aprì la portiera. Il trillo divenne istantaneamente più forte.
Il telefono di Logan era sul tappetino dal lato passeggero, quasi sotto il sedile.
Jamie fece per allungarsi a prenderlo, ma la poliziotta lo trattenne con una mano avvolta in un guanto. Il trillo terminò. Susi sapeva che i telefoni ritrovati venivano di solito trattenuti in cerca di prove digitali, ma visto che c’era una vita potenzialmente a rischio decise di controllarlo immediatamente. Mostrò il telefono a Jamie e gli chiese il codice di sblocco. Lui glielo disse. Lei lo digitò e fissò il display: nove chiamate perse da «Jamie Mob». Gli chiese se si trattasse di lui.
Jamie confermò, poi guardò i due agenti: «Non lascerebbe mai il suo cellulare, mai. Senza, non andrebbe da nessuna parte». Pur scorgendo una certa solidarietà nelle loro espressioni, si rese conto che erano anche un po’ scettici.
«Temo che possa capitare a tutti, a volte, di dimenticare il cellulare», disse l’agente Holliday. «È successo anche a me.»
«Anche a me», s’intromise il custode. «Sono stato due giorni senza riuscire a trovarlo.»
«Le è successo qualcosa. Per favore, credetemi. È successo qualcosa. Per l’amor del cielo, l’ho sentita gridare!»
Le radio dei poliziotti gracchiarono, e Jamie sentì di nuovo la voce femminile.
«Charlie Romeo Quattro», disse l’agente Kryke, reclinando la testa a sinistra e parlando nella radio fissata al torace.
«Grave incidente d’auto all’incrocio tra la A23 e la A27, la stradale ha bisogno di assistenza. Potete informarmi quando siete liberi di intervenire, Charlie Romeo Quattro?»
«Sì, certo, ma credo che ci vorrà un po’», rispose Kryke, rivolgendosi poi a Jamie. «Scusi se vado sul personale, signore, ma andava tutto bene tra lei e la sua fidanzata? Niente litigi o cose del genere?»
«Niente. Battibecchi, come ogni coppia, ma mai un vero litigio da quando stiamo insieme. Ci amiamo molto.»
Susi Holliday si allontanò dagli altri, sempre più preoccupata per quanto aveva sentito. Chiamò il controllo radio e chiese l’intervento urgente dell’ispettore di turno.