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Sabato 20 dicembre
I residenti di Horsham avevano teorie diverse sull’origine di quel nome. Secondo alcuni, derivava da horse e ham, un luogo dove venivano custoditi i cavalli. Altri invece sostenevano che il nome era dovuto a quello di un guerriero sassone, Horsa’s Ham, al quale erano state concesse quelle terre.
Grace sapeva tutto ciò grazie al padre, appassionato di storia sassone. Quella cittadina gli piaceva, ma al tempo stesso lo infastidiva, perché con il suo moderno sviluppo in tutte le direzioni lui riusciva sempre a perdercisi.
«Dove diavolo è questo posto?» disse.
«Dovevamo prendere l’A24, come avevo detto io», replicò Glenn Branson.
Studiando l’applicazione del navigatore satellitare che aveva sul suo cellulare, Grace scosse la testa. «Questo dannato affare dovrebbe saperlo.»
Aveva tre chiamate perse da Cleo. Fino a quel momento, aveva trascorso appena una manciata di ore nella loro nuova casa. Non aveva idea di quando sarebbe rincasato né di quando avrebbe potuto iniziare a spacchettare un po’ delle sue cose.
Dieci minuti dopo, un’ampia schiera di roulotte scintillanti comparve alla loro destra, ognuna con un cartello del prezzo sul parabrezza e un altro con su scritto ROUNDSTONE ROULOTTE, SECONDE CASE, BOMBOLE DEL GAS.
Durante il tragitto, Grace aveva cominciato a prendere accordi preliminari per indirizzare al campeggio risorse supplementari. Confidava d’essere su una buona pista e sperava di aver bisogno di rinforzi a breve. Aveva chiesto loro di radunarsi presso un punto di raccolta non molto lontano.
Entrarono nel campeggio e seguirono i cartelli fino alla reception, un edificio moderno annesso a una grande casa edoardiana. Parcheggiarono e scesero. Un cartello sulla porta dell’ufficio avvertiva: SE È CHIUSO, SUONARE IL CAMPANELLO DI CASA.
Raggiunsero il porticato dell’abitazione e Grace suonò il campanello. Un cane abbaiò e, poco dopo, comparve una donna sulla cinquantina, ben tenuta, bionda e piccola di statura, con indosso un maglione nero a collo alto, jeans e stivali. «Buongiorno», disse, con un sorriso amichevole anche se un po’ perplesso.
Grace mostrò il distintivo. «Sovrintendente Grace e ispettore Branson, dell’unità Reati Gravi, Sussex e Surrey. Poco fa abbiamo ricevuto una telefonata da una certa Adrienne Macklin in risposta a un appello al notiziario dell’ora di pranzo.»
«Ah, sì», fece la donna. «Adrienne ha chiamato a mio nome, ma oggi pomeriggio è di riposo. Io sono la proprietaria, Natalie Morris. Ho tutte le informazioni che vi servono. Volete accomodarvi?» Li guidò in un ampio e accogliente soggiorno, con un ceppo che bruciava nel caminetto. Li fece accomodare su un divano, poi si sedette su una poltrona di fronte a loro. «Come posso aiutarvi? Volete qualcosa da bere? Una tazza di tè?»
Branson stava per accettare, ma Grace subito lo bloccò. «Niente, grazie, signora Morris.» Tirò fuori una foto di Edward Crisp dalla tasca e gliela porse. «Riconosce quest’uomo?»
Studiò la foto per qualche momento. «Quando l’ho visto in televisione ero quasi certa che fosse il nostro signor Hunter, ma adesso non sono così sicura.» Guardò di nuovo. «Non è una foto molto nitida.»
Grace si sporse in avanti, l’adrenalina che pompava a mille. «Harrison Hunter?»
«Mi dia un minuto», disse Natalie Morris. Uscì in fretta dalla stanza e ritornò con un grosso libro mastro dalla copertina bordeaux. Si mise a sfogliarlo. «Harrison Hunter!» esclamò. «Unità R-73.»
«Unità R-73?» disse Grace.
«Sì, si tratta di una casa mobile abbastanza notevole. Una di quelle permanenti.»
«Da quanto ci vive?»
«Da un po’. Non vorrei farvi perdere tempo. Ma il fatto è che non curiosiamo nella vita dei nostri clienti», disse, nervosa.
«Certo che no. Perché dovreste?» fece Branson.
«Be’, per loro non sarebbe molto piacevole, no?» disse lei. «Speriamo sempre che siano persone rispettabili, però li lasciamo liberi di andare e venire come vogliono.»
«Almeno finché pagano l’affitto puntualmente, giusto?»
«Esatto.» La donna appariva sempre più a disagio.
«Signora Morris, conosce bene il signor Hunter?» le chiese Grace.
«A essere onesta, non lo conosco affatto. So che paga in contanti ed è sempre cordiale, ma non trascorre molto tempo qui. Noi non facciamo domande. Alcuni nostri ospiti usano le nostre residenze... lei capisce... per incontrare le loro amanti. Altri per sfuggire alla vita di città. Per quanto mi riguarda, finché non creano problemi agli altri residenti, quel che fanno sono affari loro.»
«Il signor Hunter si trova qui al momento?»
«Non l’ho visto», disse lei. «Normalmente c’è una macchina fuori dalla sua casa.»
«Che macchina è?»
La signora Morris ci pensò su per un attimo. «Da quel che ricordo, una grossa auto color grigio scuro.»
«Ha un suo numero di telefono?» chiese Branson.
Lei tornò a guardare il libro mastro. «Temo che qui non ci sia nulla, ma non è insolito.»
«Per favore, potrebbe indicarmi l’unità del signor Hunter?» chiese Grace, sempre più esaltato.
«Certamente.» La donna si alzò e raggiunse una fotografia aerea del complesso, appesa a una parete. «Unità R-73», disse, indicando con un dito. «Posso accompagnarla, se vuole, per vedere l’esterno, ma se lui non c’è, io non ho la chiave.»
«Non voglio avvicinarmi in maniera plateale, non adesso», disse Grace. «Non avrebbe da prestarmi per qualche minuto un bidone dell’immondizia e un vecchio impermeabile, un eskimo, oppure un cappello?»
Lo guardò incuriosita. «Be’, sì, ce li ho.»
La luce stava svanendo e in meno di un’ora sarebbe stato buio pesto, valutò Grace, mentre spingeva il bidone vuoto sull’erba umida, con un vecchio berretto di tweed in testa e un giaccone di parecchie taglie più grande che la proprietaria aveva recuperato per lui. Zigzagò tra roulotte e case mobili di varia grandezza, cercando di apparire disinvolto, finché non raggiunse la R-73 e la superò, spingendo il bidone.
Le veneziane erano abbassate e la porta aveva tre serrature, il che gli parve davvero un’esagerazione. All’interno non sembravano esserci luci accese e non si sentivano suoni. Comunque, nel caso lo stessero osservando, Grace tirò dritto, completò il giro e fece ritorno verso l’ufficio. Prima di entrare, chiamò l’operatore Ops-1 per chiedere se l’elicottero – di stanza a Redhill, a poco più di cinque minuti di volo da lì – fosse libero.
Con suo sollievo, l’operatore rispose di sì.
Grace gli chiese di farlo alzare subito in volo, finché c’era ancora un po’ di luce, e disse che gli avrebbe inviato via email una mappa aerea del complesso in formato JPEG. L’elicottero doveva utilizzare la telecamera termografica per capire se c’era qualcuno all’interno dell’unità R-73. Rientrò nell’ufficio e chiese a Natalie Morris il permesso di fotografare la mappa. Lei acconsentì.
«Avete problemi di sicurezza qui, signora Morris?» chiese Branson nel frattempo.
«No», rispose. «Tutta la proprietà è sorvegliata da un sistema di telecamere a circuito chiuso e c’è un addetto alla sicurezza ventiquattr’ore su ventiquattro. Abbiamo pochissimi problemi. A malapena ricordo l’ultima volta in cui abbiamo avuto un’effrazione in una delle nostre abitazioni: dev’essere stato più di dieci anni fa, dato che era ancora vivo mio marito.» Poi esitò, sembrando all’improvviso agitata. «Di certo non starete sospettando che il signor Hunter sia il Marchiatore di Brighton, vero?»
«Cosa le fa pensare che possa esserlo?»
«Be’, sa, mi piacciono i polizieschi in televisione. A volte la fantasia galoppa, ma io e Adrienne abbiamo visto le immagini al telegiornale e ci siamo dette: ’Quello potrebbe essere Harrison Hunter!’»
«E che tipo è Harrison Hunter?» intervenne Grace.
La donna sorrise. «Be’, non esattamente strambo. No, non mi spingerei a definirlo così. È, più che altro, molto riservato.»
«Farò richiesta di un mandato di perquisizione, signora Morris. Ci vorrà circa un’ora. Non voglio scomodarla o causarle problemi con i residenti, quindi saremo più discreti possibile.»
Natalie Morris alzò le mani. «Sono sempre felice di aiutare la polizia.»
Grace la ringraziò.
«Magari vi andrebbe una tazza di tè, un caffè o qualcosa di più forte mentre aspettate?»
«Del caffè andrà bene», rispose Grace.
Branson annuì. «Sì, grazie.»
La donna aveva appena lasciato la stanza, quando Grace sentì il ronzio dell’elicottero. Gli squillò il telefono. L’operatore di Ops-1 disse che sarebbe stato sopra di loro in un minuto.
Grace lo ringraziò, poi parlò sottovoce a Branson: «Penso che dovremo essere pronti ad agire in fretta, nel caso in cui trovassimo qualcosa di significativo lì dentro. E ho la sensazione che sarà così. Una volta forzata quella porta, se quell’Hunter farà ritorno saprà che gli stiamo addosso. Non possiamo rischiare di spingerlo a darsi alla macchia. La mia sensazione è che nella sua casa mobile troveremo qualcosa che lo collega al killer, oppure che lo scagiona. Non penso, però, che un innocente prenderebbe certe misure di sicurezza per la sua abitazione.»
«Stai pensando al dottor Crisp.»
«Se l’arrestiamo, voglio che sia tutto perfetto. Voglio impronte, o DNA.» Prese il cellulare e chiamò Jason Tingley, il responsabile degli eventi critici. Spiegò la situazione e gli chiese di posizionare una squadra di supporto locale vicino alla casa di Edward Crisp, per dare una mano al gruppo di sorveglianza.
Tingley concordò.
L’operatore di Ops-1 richiamò Grace per avvertirlo che la telecamera termografica dell’elicottero non aveva rilevato segni di vita all’interno dell’unità R-73.
Grace lo ringraziò e chiese d’inviare NPAS 15 su Brighton per un’immediata ispezione fotografica ad alta quota della casa del dottor Edward Crisp e del terreno circostante, finché c’era luce a sufficienza.
Gli fu garantito che l’elicottero sarebbe stato sull’abitazione di Crisp in dodici minuti, volando abbastanza alto da non metterlo in allarme.