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Venerdì 19 dicembre
Grace rientrò alla Sussex House poco prima del briefing delle sei e mezzo del pomeriggio. Era il giorno del trasloco. Cleo e Noah ormai dovevano essere nella casa nuova: Grace desiderava con tutto il cuore essere lì con loro, ma non aveva idea di quando sarebbe riuscito a tornare a casa. Sicuramente molto tardi. Occupò il proprio posto nella sala conferenza, scrisse un appunto nel registro delle linee procedurali in merito all’incontro con Gilbart e a quanto aveva letto nel suo album di ricordi, poi esaminò il promemoria preparato dall’assistente.
La porta si spalancò e Norman Potting piombò all’interno con un’aria più vivace, come Grace non lo vedeva da un pezzo. Si fermò per un momento, passando in rassegna con lo sguardo tutta la squadra radunata, come a valutare se fosse opportuno interrompere o no, e poi decise che, sì, era opportuno. «Capo, penso di avere qualcosa di interessante.»
«Be’, in realtà, non abbiamo ancora cominciato, però vai, procedi pure, Norman», disse Grace.
«Stamattina sono andato di nuovo a trovare il dottor Edward Crisp, come mi hai chiesto. È un bastardo sfuggente. Interrogarlo è come cercare di scrivere su un uovo bagnato. Sappiamo che è apparso a Hove Lagoon mentre portava a spasso il cane la sera del ritrovamento del corpo di Denise Patterson. Non sono rimasto soddisfatto della spiegazione che mi ha dato per la sua presenza. Ha detto che era la sua consueta passeggiata igienica dopo il lavoro. E in più ha detto che la sua routine quotidiana consiste nel portare a spasso il cane nella stessa zona durante la pausa pranzo, facendo tappa per mangiare al circolo Deep Sea Anglers o al Big Beach Café.» Potting fece una pausa e tirò fuori dalla tasca un foglio di carta spiegazzato, dandogli un’occhiata per un attimo, poi lo sollevò e lo agitò in aria. «Questo è il risultato di una triangolazione effettuata dal suo operatore telefonico. Il dottor Crisp dice la verità quando parla delle sue abitudini per pranzo, perché qui ne abbiamo la conferma, però ha mentito riguardo alla sua routine serale. Secondo questo rapporto, tutte le sere, puntuale come un orologio svizzero, rientra a piedi dal suo studio in Wilbury Road fino a Tongdean Villas, attraversando Hove Park. Giovedì 11 dicembre, la sera del ritrovamento del corpo di Denise, ha improvvisamente rotto lo schema ed è andato a Hove Lagoon. Credo che il motivo lo sappiamo. Una delle ragioni per cui mi hai chiesto di andare a parlarci è che sembrava troppo interessato ai progressi dell’indagine. Mi ha contattato sette volte.»
Il sergente Jon Exton alzò la mano. «Non potrebbe essere che durante la passeggiata a pranzo abbia visto gli operai al lavoro e sia ritornato la sera per pura curiosità?»
«Non penso che una persona normale sarebbe incuriosita da una squadra di operai che scavano un vecchio vialetto, no?» disse Potting. «Però sarebbe una faccenda completamente diversa se avesse visto scavare nel suo luogo di deposito.»
«Finora è arrivata qualche informazione utile dagli operai che abbiamo rintracciato?» chiese Grace.
«Norman ha parlato con quello che adesso vive a Perth, in Australia», disse Guy Batchelor. «Era nella squadra, ma dice di non aver visto nulla.»
«Come si chiama?» chiese Grace.
«Tony Scudder. Ho avuto una lunga conversazione telefonica con lui. Non credo che abbia visto qualcosa di sospetto.»
«Che sappiamo sul passato di questo Scudder?»
«Abbiamo cercato eventuali precedenti, ma non ce ne sono.»
Grace si alzò. «Okay, adesso anch’io ho qualcosa di potenzialmente significativo da riferirvi.» Ripeté quanto aveva scoperto alla biblioteca e parlò del successivo incontro con Ron Gilbart. «Non è stato facile perché quel poveretto fatica a parlare, ma con l’aiuto della moglie ce l’abbiamo fatta. Mi ha raccontato di un caso datato dicembre 1976, quando era ispettore di turno a Hove. Un’adolescente era annegata a Hove Lagoon, in uno degli specchi d’acqua. Quella sera era uscita con il figlio del datore di lavoro della madre, un ragazzo di nome Edward Denning. Sua madre era la donna delle pulizie. Secondo l’articolo del giornale, la ragazza era caduta nell’acqua gelida dopo aver rotto il ghiaccio cercando di pattinarci sopra. Secondo il coroner, la morte era stata accidentale, ma Gilbart, insoddisfatto, aveva fatto qualche indagine per conto suo. Mi ha detto che i due ragazzini, entrambi minorenni, avevano bevuto parecchio durante la serata, rum e coca, in un pub nelle vicinanze, a poca distanza dal lungomare. Gilbart era convinto che Denning avesse ucciso la giovane, però non è mai stato in grado di dimostrarlo.»
«Quindi Denning l’ha fatta franca?» disse Jon Exton.
«Aveva sostenuto che la ragazza era caduta e lui aveva cercato di salvarla. Aveva fermato un automobilista di passaggio, chiedendo aiuto. Non c’erano testimoni dell’accaduto.»
«Perché Gilbart pensava che l’avesse uccisa Denning?» chiese Guy Batchelor.
Grace fece spallucce. «Istinto da poliziotto. Però c’è un elemento molto importante per noi.» Sorrise. «Ho trovato alcuni ritagli su questo caso in un vecchio album di Gilbart. Due anni dopo la morte della ragazza, di nome Mandy White, i genitori di Edward Denning hanno divorziato. Non è difficile indovinare il nome del secondo marito della madre.»
«Crisp?» azzardò Jack Alexander.
«Bingo!» disse Grace.
«Edward Denning... Edward Crisp? Cazzo!» disse il sergente Exton.
«Non sto formulando nessuna ipotesi, ma più ne so su questo dottore e meno mi piace», disse Grace. Guardò prima Norman Potting, poi Jon Exton. «Vi affido un incarico. Voglio sapere tutto su Edward Crisp. Tutta la sua storia dall’infanzia a oggi. Voglio conoscere tutte le sue relazioni, i compagni di scuola, gli insegnanti, tutte le persone con cui è uscito, moglie, figli, parenti e tutti quelli che abbiano avuto un qualsiasi rapporto con lui, professionale o no. E poi, cosa fondamentale, voglio un elenco di tutti i suoi pazienti, attuali e passati. Okay?»
Entrambi i sergenti annuirono.
«Ah, capo, potrebbe essere un tentativo improbabile, ma vorrei inviare al laboratorio il pezzo di carta su cui Crisp mi ha scritto il numero di telefono, per una ricerca di DNA e impronte digitali», disse Potting.
«Buona idea, Norman, procedi.»
Tanja Cale alzò la mano. «Non so se può essere importante, signore», disse. «Ma oggi ho assistito all’interrogatorio di Freya Northrop ed è emerso che una settimana fa è entrata a far parte dell’elenco dei pazienti del dottor Edward Crisp.»
Grace parve colpito da un fulmine. «Che cosa?»
«Ha detto di averlo trovato adorabile, ma un po’ strambo.»
Seguì un lungo silenzio, mentre Grace rifletteva attentamente.
«Potrebbe essere importantissimo», intervenne Batchelor.
Grace annuì, ancora assorto.
Emma-Jane Boutwood alzò la mano.
«Sì, EJ?» disse Grace.
«Signore, la squadra investigativa esterna ha interrogato una donna che abita di fronte a Freya Northrop. A quanto pare, è la coordinatrice della ronda di quartiere della sua via. Oggi ha chiamato la centrale operativa dopo aver letto del caso sull’Argus, per riferire di aver visto un uomo in giacca ad alta visibilità e con un portablocco in mano avvicinarsi alla casa di Freya Northrop attorno alle undici di mattina, domenica scorsa. Lì per lì non ci aveva dato troppo peso, ma ora, dopo aver letto dell’aggressione, si è resa conto che poteva essere importante.»
«È stata in grado di descriverlo?» chiese Grace.
«Non con precisione, purtroppo. Ha detto che il volto era parzialmente coperto da una sciarpa e da un berretto di tweed. Poi è stata distratta da suo nipote.»
«Ne ha descritto la corporatura?»
«Piuttosto magro, ha detto. Mezza età, secondo lei. L’ha descritto come bianco, ben rasato e con gli occhiali.»
Corrisponde al dottor Crisp, pensò Grace. Si rivolse al podologo forense, Haydn Kelly, vestito come di consueto con un abito impeccabile e una cravatta vistosa. Averlo stabilmente in squadra tutti i giorni sarebbe stato costoso, ma al momento i costi non erano un problema.
«Haydn, hai fatto qualche progresso sull’impronta del parcheggio sotterraneo?»
«Be’, sulle prime mi ero entusiasmato perché nel giardino di Freya Northrop ho rinvenuto un’impronta che sembrava corrispondere perfettamente e provenire dalla stessa marca di scarpe da ginnastica. Però, senza addentrarmi in dettagli tecnici, posso dire che ci sono varie piccole differenze che non mi permettono di prendere in considerazione la cosa. Mi è parso di capire che nelle ultime settimane c’è stato un certo viavai di operai alla casa, per cui potrebbero aver lasciato quell’impronta diverse persone.»
«Haydn, credo che non dovremmo escludere nessuna delle impronte rinvenute nel giardino», disse Grace. «Non siamo certi che l’impronta trovata nel parcheggio sotterraneo sia del nostro killer: è una pura ipotesi.»
«Capito», rispose Kelly.
«Le impronte diventeranno molto più interessanti quando avremo un sospetto in custodia», aggiunse Dave Green, responsabile della scena del crimine.
Grace lo ringraziò e passò a Branson. «Glenn, hai una lista delle persone che hanno lavorato alla casa di Freya Northrop?»
«Sì, capo. La squadra investigativa esterna le ha interrogate tutte.» Abbassò gli occhi sul suo taccuino e girò un paio di pagine. «Sette in totale. Elettricisti, idraulici, imbianchini, un intonacatore e un falegname. Li abbiamo esclusi tutti e sette.»
«Che ne dice di arrestare Crisp e interrogarlo, capo?» intervenne Guy Batchelor. «Di certo abbiamo abbastanza su di lui.»
«No», disse Grace. «È diventato un potenziale sospetto da troppo poco tempo, dobbiamo accertarci che sia il nostro killer, e dobbiamo farlo in fretta.» Si prese un attimo per scrivere un appunto sul registro, poi alzò lo sguardo. «Ci sono molte prove indiziarie a carico di Crisp, ma al momento non abbiamo altro. Chiunque sia il colpevole, Crisp, Harrison, che ancora non è stato rintracciato, o qualcun altro, è chiaro che si tratta di un individuo intelligente che è sfuggito alla cattura per anni. Se e quando decideremo di arrestare Crisp, dovremo essere in una posizione più solida di questa. Penso inoltre che sarebbe un rischio andare all’attacco di Crisp troppo in fretta, perché se non trovassimo nulla e fossimo costretti a rilasciarlo, e lui fosse davvero il nostro uomo, potremmo spaventarlo e spingerlo a sparire, a tornare dormiente, e magari lo perderemmo per anni, forse per sempre. Al momento, secondo me, ci è più utile da libero. Non dimentichiamo che Logan Somerville è là fuori da qualche parte: ancora viva, si spera. Trovarla deve restare in cima alla lista delle nostre priorità.» Grace bevve un sorso di caffè prima di proseguire. «La mia sensazione è che questa persona non agisca mai impulsivamente. Pianifica tutto in modo meticoloso. Tony Balasz, che non è potuto presenziare stasera, è del mio stesso avviso. Ho il sospetto che il Marchiatore studi le sue vittime per settimane, se non per mesi, prima di rapirle. Secondo Balasz, ha già scelto la prossima vittima e colpirà presto, per rifarsi del fallimento di ieri. Senza ombra di dubbio, Crisp è un potenziale pericolo per la cittadinanza, e ho intenzione di richiedere un’immediata sorveglianza ventiquattr’ore su ventiquattro, soprattutto per il suo legame con Freya Northrop.»
D’un tratto il suggerimento dello psicologo forense gli risuonò nelle orecchie. Trova un modo per irritarlo. Spingilo a commettere errori!
Sorrise quando all’improvviso gli venne un’idea per niente ortodossa.
Poteva funzionare?
Poteva davvero funzionare?
Era pericolosa e gli si sarebbe potuta ritorcere contro, e in più Grace sapeva di dover ottenere il benestare dal Crown Prosecution Service per coprirsi le spalle. Se, come sperava ardentemente, Logan Somerville era ancora viva, restava poco tempo per trovarla. Ogni minuto era prezioso.
Si rivolse al responsabile della scena del crimine: «Dave, mi serve urgentemente una ripresa video del dottor Crisp che cammina e una sua fotografia in primo piano. Puoi piazzare un fotografo vicino a casa sua domattina? In genere porta a spasso il cane tra le sette e le otto. Assicurati che Crisp non lo veda. E fa’ in modo di avere le autorizzazioni necessarie».
«Sì, capo.»
Quindici minuti più tardi, Grace lasciò la riunione e tornò in fretta in ufficio con uno strano senso di speranza, come non era praticamente mai capitato dall’inizio di quell’indagine. Avvertiva quel fremito che a volte si faceva sentire quando un caso cominciava a volgere a suo favore e si avvicinavano a un sospetto. Quando la rete cominciava a stringersi.
Crisp.
Il dottor Edward Crisp.
Grace, però, era ben consapevole di non dover puntare tutto su un’unica carta, dimenticandosi di Harrison Hunter. Il fatto che non fosse stato ancora rintracciato lo preoccupava molto.
Ripensò al giovedì precedente a Hove Lagoon. La maggior parte della gente reagisce scioccata alla vista di un cadavere. Crisp era sembrato allegro e piuttosto impassibile, anche se in genere i dottori sono diversi. E poi lui era stato medico consulente per la polizia. I medici sono come i poliziotti, hanno i loro meccanismi di sopportazione da cui deriva una certa indifferenza alla morte e, a volte, perfino la capacità di riderci su: la valvola di sicurezza di tutti quelli che devono averci a che fare con regolarità. Grace ricordava di essere intervenuto sul luogo di un incidente poco fuori Brighton, dove un’auto era finita contro un gregge di pecore e il conducente era morto intrappolato nei rottami, impalato su uno steccato. Un agente del traffico che gli stava accanto aveva commentato: «Povero diavolo, e pensare che la moglie l’aveva mandato a prendere giusto una bistecca».
Guy Batchelor entrò in ufficio.
«Com’è andata la richiesta di sorveglianza?» gli chiese Grace, sapendo che di solito domande di quel genere richiedevano un po’ di tempo per via della loro complessità e delicatezza.
«Accordata.»
Sorrise con sollievo alla risposta di Batchelor.