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Giovedì 11 dicembre
Pochi secondi dopo aver risposto alla sua fidanzata, Jamie Ball aveva intuito che qualcosa non andava.
Stava guidando la sua vecchia e malmessa Volkswagen diretto a Brighton, nel traffico intenso dell’ora di punta e sotto la pioggia battente; il cellulare non aveva molto campo ed era difficile sentire quello che lei diceva, ma anche con la linea gracchiante Jamie percepì l’ansia nella sua voce.
«Tesoro, va tutto bene?»
«No. Per niente», rispose lei.
«Che succede?»
«C’è un uomo quaggiù, nel parcheggio. L’ho appena visto. Mentre entravo con la macchina ha cercato di nascondersi.»
Quel parcheggio sotterraneo non piaceva a nessuno dei due. Il loro appartamentino al nono piano, vicino al Royal Sussex County Hospital di Kemp Town, a Brighton, regalava un panorama mozzafiato sui tetti e sul canale della Manica, ma il parcheggio gli aveva sempre dato i brividi.
Era male illuminato, con parecchie zone completamente buie, e poco sicuro. Varie auto erano coperte da teloni e sembrava che non venissero mai spostate. A volte, arrivando là sotto con la macchina, Jamie aveva la sensazione di entrare in un mausoleo. Se arrivava a casa da sola, la sera tardi, Logan preferiva parcheggiare in strada e rischiare una multa anziché scendere nel parcheggio al buio.
Jamie l’aveva avvertita più volte di assicurarsi che il cancello automatico fosse chiuso alle sue spalle prima di proseguire in auto lungo la rampa. In quel momento sembrava che la situazione da sempre temuta fosse diventata realtà.
«Va bene, tesoro, stammi a sentire: chiudi le portiere, fa’ inversione e torna fuori senza fermarti.»
Nessuna risposta.
«Logan, ci sei?»
Jamie sentì un grido.
Un grido straziante.
Poi il silenzio.