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Mercoledì 17 dicembre

Al briefing mattutino, Sarah Milligan, analista dell’HOLMES, comunicò che la donna sconosciuta di Hove Lagoon era stata identificata, salvo smentita da parte del DNA, e che le informazioni fino a quel momento in loro possesso erano in fase di analisi. La donna si chiamava Denise Patterson, scomparsa dalla sua abitazione di Aldwick Bay, a Bognor Regis, all’età di diciannove anni. Sembrava possibile che avesse capelli castani lunghi, come le altre vittime.

Grace indicò la foto sgranata in bianco e nero della ragazza sulla lavagna bianca dietro di sé. Fissò quel viso, chiedendosi quale fosse la sua storia. Trent’anni prima, Grace ne aveva dieci e faceva navigare le barchette a Hove Lagoon. Nello stesso momento in cui il Marchiatore uccideva Denise?

Si sentiva in colpa per lo stress che il trasloco e il bambino stavano infliggendo a Cleo. In un modo o nell’altro, lei lo stava affrontando abbastanza stoicamente e con sopportazione. Una sfuriata come quella della sera prima era rara, considerato tutto quello che aveva dovuto subire di recente. Grace non riusciva a fare a meno di paragonarla a Sandy, che a intervalli regolari s’infuriava con lui per gli orari di lavoro. Nessuno poteva prevedere un omicidio. Che fosse giorno o notte, o nel bel mezzo di una festa di compleanno, gli ispettori della Omicidi dovevano essere pronti a mollare tutto e andarsene in pochi minuti per poi vivere praticamente sempre al lavoro almeno per i primi giorni dell’indagine. La cosa non funzionava mai bene con mogli e compagne. Cleo era sempre stata comprensiva, perché il suo ruolo di responsabile anatomopatologa aveva comportato le stesse chiamate urgenti ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette.

Sul tavolo davanti a Grace c’era una copia dell’Argus del mattino. Non si poteva dire che avessero aderito all’idea del Marchiatore di Brighton per limitare i danni. Il drammatico titolo a caratteri cubitali diceva: IL MARCHIATORE DI BRIGHTON PRONTO A COLPIRE ANCORA?

Tutta la stampa popolare stava dando ampio spazio alla storia. Il Mirror si chiedeva se Brighton fosse sul punto di riguadagnare la notorietà perduta come capitale degli omicidi nel Regno Unito.

Grace aprì il suo taccuino. «A beneficio di tutta la squadra, specialmente visto che ci sono nuovi membri, vorrei ripercorrere rapidamente entrambe le indagini. Le singole piste investigative sono disponibili qui, nel caso ci fossero ulteriori domande.»

Riepilogò quindi le circostanze della scomparsa di Emma Johnson. «Riguardo a Emma, abbiamo avuto pochissime informazioni o riscontri da parte della cittadinanza. Era già scomparsa in passato, ma credo che stavolta le circostanze della sua sparizione siano più misteriose e collegate all’uomo che abbiamo ribattezzato il Marchiatore di Brighton. Non ci sono stati avvistamenti della ragazza da quando ha lasciato la sua abitazione, e tuttora non sappiamo dove sia. La sua scomparsa è stata inserita nell’ambito di questa operazione per via della sua descrizione fisica e della somiglianza con le altre ragazze scomparse.» Girò la pagina del taccuino. «Rivediamo ora le linee di indagine e le novità relative ai resti trovati a Hove Lagoon. La donna è stata identificata, per il momento, come Denise Patterson, scomparsa nel settembre del 1984. Lucy Sibun crede che sia stata spostata con ogni probabilità in un nuovo luogo di deposito, Hove Lagoon, appunto, attorno alla metà degli anni ’90.» Grace riepilogò quindi le prove, i risultati dell’autopsia e delle altre analisi in corso. Passò poi a riassumere brevemente l’omicidio irrisolto di Catherine Westerham, datato 1984. Il caso era stato ripreso in esame un paio d’anni prima, ma non erano state individuate nuove piste. Fece un quadro delle azioni intraprese dai vari membri della squadra e fornì aggiornamenti. «Ora parlerò dei due casi più recenti, quello di Logan Somerville e quello di Ashleigh Stanford», disse poi. «Cominciamo da Logan. In questa fase sembra che il suo fidanzato Jamie Ball non sia coinvolto. Come per Emma, non ci sono stati avvistamenti e sono giunte pochissime informazioni dalla collettività. È il suo aspetto fisico a collegarla al probabile serial killer.» Bevve un sorso di caffè. «Infine, la quinta vittima: Ashleigh Stanford. Dalla sua scomparsa, avvenuta a Hove nelle prime ore di sabato mattina, quando è stata rapita mentre tornava a casa in bicicletta dal lavoro, non ci sono più stati suoi avvistamenti. È stato ritrovato il suo cellulare e, ancora una volta, è il suo aspetto a fare da collegamento con le altre ragazze.» Dopo aver riepilogato i dettagli di quella specifica indagine, fece una pausa per permettere ad alcuni membri della squadra di finire di prendere appunti. «Bene. I prossimi giorni saranno densi di attività e dovrete tutti lavorare a lungo. Sono fiducioso che la nostra strategia di stuzzicare il killer avrà successo. Saranno resi pubblici alcuni identikit e terremo due conferenze stampa ogni giorno. Mi aspetto un’enorme risposta da parte della cittadinanza, per cui dovremo concentrarci sugli elementi chiave dell’indagine per non farci distrarre. Dovrete essere pronti a entrare in azione rapidamente per fare irruzioni e perquisizioni e, se tutto va bene, anche per interrogare i sospetti. Avete lavorato tutti duramente in circostanze difficili. Bella sarebbe fiera di voi, come lo sono io.»

D’improvviso Grace si accorse della porta della sala che si apriva e della sua segretaria, Tish Hannington, che si affacciava.

Tish era una donna magra, vestita con cura e dal contegno apparentemente imperturbabile. Aveva in mano una piccola busta imbottita. «Roy», disse a bassa voce. «Questa l’ha appena mandata il direttore dell’Argus, l’ha trovata stamattina al suo arrivo. Qualcuno l’aveva infilata nella buca delle lettere durante la notte.»

«Sì, be’, non sono esattamente soddisfatto di loro, dopo quel ridicolo titolo allarmista di stamattina, proprio quello di cui non avevamo bisogno. Che cosa c’è dentro?»

«Faresti meglio a dare un’occhiata, subito.»

Fece scivolare una mano nella busta. All’interno c’erano due portadocumenti di plastica trasparente. Abbassò la testa per leggere la scrittura minuta. Tornò a guardare l’assistente. «Porco mondo!»

Il segno della morte
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