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Venerdì 12 dicembre

Jacob Van Dam aveva di fronte l’ultimo paziente della settimana. Neil Fisher, un capitano dell’esercito congedato con onore per via di un esaurimento nervoso a seguito del suo terzo turno in Afghanistan, un anno prima.

Durante un assalto a una postazione nemica, il migliore amico di Fisher, che correva al suo fianco, era stato colpito all’addome dalla scheggia di una granata. Lui aveva trasportato a spalla l’amico urlante, che si era appena sposato, riparandosi nel cratere di una granata. Lì l’uomo era morto, invocando tra le lacrime l’abbraccio della moglie. Il capitano Fisher soffriva di una grave sindrome post traumatica da stress.

Tuttavia, l’anziano psichiatra non riusciva a concentrarsi su quello che l’ex soldato stava dicendo, esattamente come non ne era stato capace con tutti i pazienti che erano venuti dopo l’incontro con quello strano anestesista, il dottor Harrison Hunter.

Van Dam aveva telefonato a sua sorella Tina, sconvolta, per verificare che Logan fosse ancora scomparsa, e aveva trascorso la pausa pranzo su internet a esaminare freneticamente prima l’albo dei medici e poi a cercare il nome dell’anestesista su Google. L’unico Harrison Hunter che era riuscito a trovare era l’amministratore delegato della Canadian Pacific Railway. E l’uomo nella foto non somigliava affatto al suo nuovo paziente.

Il dottor Crisp l’aveva richiamato, ma non aveva saputo fornirgli altre informazioni su Harrison Hunter, a parte il fatto che l’uomo gli era apparso delirante e bisognoso di sostegno psichiatrico. Aveva suggerito a Van Dam di contattare la polizia.

Quando Fisher se ne andò, con in mano una nuova prescrizione di antidepressivi, Van Dam rimase seduto in silenzio, a riflettere attentamente. Doveva chiamare la polizia? Prima di farlo, avrebbe dovuto essere certo che Hunter, chiunque fosse, stesse dicendo la verità. E il dottore aveva la forte sensazione che quell’uomo soffrisse di disturbo delirante. In passato aveva avuto pazienti che gli avevano confessato crimini immaginari. Una volta aveva perfino chiamato la polizia, solo per scoprire che il crimine non si era mai verificato, e in una sessione successiva il paziente aveva ammesso di essersi inventato tutto.

Hunter delirava davvero, come riteneva Crisp? Se avesse telefonato alla polizia, fornendo loro false informazioni passategli da Hunter, avrebbe addirittura danneggiato o rallentato l’indagine?

Logan era una ragazza adorabile: sveglia, cordiale e genuina. La sorella di Van Dam, disperata, gli aveva confermato quello che lui sapeva già: le ricerche erano in corso. Il dottore si accorse della lucina intermittente del telefono. Una chiamata in arrivo. La sua segretaria se n’era andata da un paio d’ore, perciò sollevò il ricevitore e premette il pulsante per rispondere.

«Il dottor Van Dam?»

Riconobbe la voce. «Sì? Dottor Hunter?»

«Non si mette bene per Logan Somerville, vero?»

Lo psichiatra si era preparato a un’eventuale conversazione con lui. Aveva pronte alcune domande per metterlo alla prova. «Conosce bene mia nipote?» gli chiese.

«Non la conosco per niente, dottor Van Dam. Conosco solo l’uomo che l’ha rapita.»

«Ah, davvero?»

«Ha seri problemi psichici. Se vogliamo salvarla, dobbiamo muoverci con molta cautela.»

«Mi dica perché dovrei crederle.»

«Be’, perché io posso dirle qualcosa su sua nipote che la polizia non sa.»

«Qual è il suo secondo nome, dottor Hunter?»

«Non posso di certo saperlo.»

«Sa dirmi allora la sua data di nascita?»

«Cosa stiamo facendo, dottor Van Dam, giochiamo a una specie di Trivial Pursuit

«Non direi che ci sia nulla di triviale in una giovane donna che potrebbe essere stata rapita.»

«Lo vede? Non sa nemmeno con certezza se è stata rapita. Potrebbe essere semplicemente scappata via dal suo ragazzo. Mi scusi, fidanzato.» La voce di Hunter suonò quasi allegra.

Van Dam fu scosso da quell’affermazione. Era la stessa cosa che gli aveva detto sua sorella prima, quando l’aveva chiamata, per verificare la scomparsa di Logan. Che agganci aveva quell’uomo?

«Potrebbe spiegarmi come fa a saperlo, per favore?»

«È sul suo profilo Facebook!»

«Temo di non essere aggiornatissimo sui social media.»

«Be’, di recente Logan ha pubblicato un paio di post sul suo profilo Facebook. Nel primo dice di aver rotto il fidanzamento con Jamie Ball. Nel secondo, di qualche giorno fa, dice: ’Per citare Enrico II, chi mi libererà?’»

«’Chi mi libererà da questi preti turbolenti?’» disse Van Dam.

«Esattamente!»

Van Dam aggrottò la fronte. «Mi sta dicendo che è scomparsa per allontanarsi dal fidanzato?»

«Lei è un esperto della mente umana, in teoria, dottor Van Dam. La signorina cambia idea e il suo compagno non l’accetta. Forse la cosa più intelligente da fare è sparire. Stare nascosta per qualche tempo. Lasciare che lui si calmi.»

All’improvviso il dottor Van Dam scoprì di non capirci più niente. Era la verità? Logan era scomparsa per allontanarsi dal fidanzato? Prima di seguire quella pista doveva assicurarsi che l’uomo facesse sul serio e che non fosse un visionario in preda al delirio, come aveva inizialmente temuto.

«Quest’uomo, che secondo lei ha rapito mia nipote, dottor Hunter, lei lo conosce bene?»

«Be’, questa è una domanda difficile. Mi chiedo: lei può dire di conoscere bene uno qualunque dei suoi pazienti? Sa sempre solo quello che loro le permettono di sapere. E quanto conosciamo noi stessi? Lei conosce se stesso? Io dubito di conoscermi. Senza la mia faccia e il mio nome, non credo che mi riconoscerei da come la gente parla di me. E lei?»

«Non è il momento per le discussioni filosofiche, dottor Hunter. Mia nipote è scomparsa e ci sono persone che credono sia in pericolo di vita. Qualora avesse informazioni contrarie, le sarei molto grato se volesse condividerle con me.»

«Sembra molto scettico, dottore.»

«Non mi piace chi gioca con me. Sono le sei di venerdì sera, sono stanco e voglio andare a casa.»

«Immagino che anche Logan voglia andare a casa.»

«Mi ha appena detto che potrebbe essere scappata.»

«E prima le ho detto che sono l’unico potenzialmente in grado di salvarle la vita.»

Prima di rispondere, lo psichiatra si prese il suo tempo. Tutti quegli anni di esercizio della professione medica non l’avevano preparato per qualcosa di tanto bizzarro quanto quell’individuo. Era Hunter ad aver rapito Logan? Era un amico o un complice del rapitore? O il vero motivo della scomparsa di Logan, come aveva suggerito lui, era molto meno sinistro di quanto non credessero tutti? «Va bene», disse infine. «Se Logan se n’è andata per sfuggire al suo fidanzato, che cosa farà dopo?»

«Non formulerei ipotesi in merito. Le dico solo questo.»

Qualcosa nella voce dell’uomo inquietava profondamente Van Dam. Sembrava che stesse gongolando per qualcosa, per una qualche conoscenza superiore in suo possesso.

Decise d’incalzarlo. «Affermerebbe di conoscere piuttosto bene mia nipote, dottor Hunter?»

«No, non direi.»

«Ma la conosce?»

Ci fu un lungo silenzio. Van Dam sentì che le dinamiche erano cambiate. Doveva giungere a una conclusione e in quel momento vi era ancora lontano.

Lo incalzò ulteriormente. «C’è molto poco in quanto ha detto, dottor Hunter, che mi dia un indizio reale che lei conosce Logan o chi le sta accanto. Secondo la mia opinione, lei è un uomo con molti problemi, che cerca di colmare un’inadeguatezza. Per questo apprezzerei se mi dicesse qualcosa di significativo su Logan Somerville, altrimenti se ne torni nella sua tana e vada a stuzzicare qualcuno più credulone.»

«Davvero vuole gettare al vento l’opportunità di salvare la vita a sua nipote?»

«Nient’affatto, ma non credo che lei sia in grado di salvarla. Risponda alla domanda che le ho appena fatto. Mi dica qualcosa di significativo su Logan, qualcosa che mi permetta di crederle.»

«Bene, dottor Van Dam. Mi stia a sentire, le dirò una cosa. Se andrà alla polizia e racconterà di me, non le parlerò mai più e non rivedrà mai più sua nipote viva. Quindi, se la tenga per sé. Sua nipote ha un marchio sulla coscia destra.»

«Sì? Che genere di marchio?»

«Due parole, una delle quali abbreviata.»

«E cosa c’è scritto?»

«C’è scritto: ’6 MORTA’.»

Il segno della morte
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