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Camilla si presentò al Caseificio. Aveva preparato la borsa da viaggio con attenzione. Il personale addetto alla sicurezza la fotografò e le prese le impronte digitali. Il Caseificio si trovava a poco più di un chilometro dalla Fattoria, ma era destinato a un uso completamente diverso. La Fattoria addestrava i nuovi arrivati e aggiornava le competenze dei vecchi agenti, soprattutto in tema di sistemi di sorveglianza e armi. Nel Caseificio gli agenti scelti venivano preparati per gli incarichi speciali.

Entrambe le strutture si trovavano nelle campagne della Virginia, a pochi minuti di elicottero da Langley. Il nome del Caseificio non era stato dato a caso. C’erano vacche da latte e personale specializzato che badava ai bovini. Il direttore dell’Agenzia aveva scelto personalmente tutti i membri dello staff, da coloro che si occupavano degli animali a coloro la cui mansione era prendersi cura degli ospiti umani.

La struttura era immersa in un paesaggio bucolico di morbide colline e boschi rigogliosi, attraversati da poche strade scarsamente trafficate. Ma solo le vacche potevano godersi i piaceri della campagna. Gli ospiti umani, completamente assorbiti dai loro impegni, non avrebbero potuto trovare il tempo di fermarsi a contemplare il panorama.

Secondo il dossier Black Queen, Camilla avrebbe fatto rapporto a una persona di nome Hunter Worth. Una donna con il viso d’angelo e la grinta di un istruttore dei Marines. In effetti, Hunter aveva prestato servizio nell’esercito ed era stata pilota di aerei da caccia, come la madre di Camilla, finché una ferita alla spalla l’aveva costretta a cambiare prospettiva.

«Come ti sei infortunata?» chiese Camilla subito dopo averla incontrata.

«Sono caduta da un albero.»

«Stai scherzando?»

«Magari!»

«Com’è andata?»

«Sono stata così stupida da accettare una sfida. Era piovuto durante la notte e la corteccia era scivolosa. Crac. Fine della storia.»

«Mi dispiace.»

«Non è il caso, mi piace lavorare qui.»

«Non è una vita un po’ troppo… segregata?» domandò Camilla, indicando intorno a sé con un cenno.

«Basta avere un abbonamento a Hulu Plus, Netflix e iTunes.»

«Cosa vorresti dire?»

«Be’, Breaking Bad, NCIS, The Big Bang Theory…»

«Check, check, check» esclamò Camilla, ridendo. «E la musica?»

«Finché ne vuoi.»

«Lana del Rey, Arctic Monkeys, Lorde…»

«Check, check, check

Scoppiarono entrambe a ridere. Poi Camilla scosse la testa. «Ma non ti manca il volo?»

«Il volo ti manca sempre» rispose Hunter, improvvisamente seria. «Non te l’ha detto tua madre?»

Sì, gliel’aveva detto.

«A ogni modo, questo è il miglior ripiego che potessi trovare. Non si può volare per sempre. Meglio smettere quando sei all’apice della carriera. Preferisco così.»

«Sei molto competitiva.»

«Tu no?»

Camilla rifletté un istante prima di rispondere. «Credo di sì. Non è che ci pensi spesso.»

«Se non lo fossi non saresti in questo posto» replicò Hunter.

Era un complimento, intuì Camilla. Più difficile sarebbe stato stabilire se fosse diretto a lei, al Caseificio oppure a Hunter stessa.

«Come te la cavi con i cavalli?» chiese Hunter. Non aveva invitato Camilla a entrare, non le aveva mostrato la stanza e non le aveva offerto qualcosa da bere. Erano rimaste al margine della piazzola d’atterraggio dove l’elicottero proveniente da Langley l’aveva scaricata senza nemmeno fermare i motori, costringendola a correre, chinata in due, per allontanarsi dalle eliche ancora in funzione.

«Non mi fanno paura, se è questo che intendi.»

Hunter indossava jeans, stivali e una camicia in denim con le maniche arrotolate che scoprivano gli avambracci abbronzati e cosparsi di lentiggini. I capelli scuri erano rasati, gli occhi grigi socchiusi e la sua stretta di mano era forte e decisa. «Era esattamente quello che intendevo.»

Attraversarono uno spiazzo erboso quadrangolare, con l’erba ben tagliata che ricordava il cortile di un collegio. A ogni angolo c’era un melo selvatico, e al centro un cespuglio di rose. Camilla non aveva ancora posato la borsa.

Passarono tra due edifici in pietra e sbucarono in un prato di fiori di campo, oltre il quale c’erano un fienile, una rastrelliera piena di costose biciclette da corsa e mountain bike e due vasti recinti da equitazione delimitati da tronchi di legno che facevano pensare a un film western. Uno era un semplice spiazzo di terra battuta, mentre nel secondo erano posizionati ostacoli bianchi e rossi, diversi per forma e altezza.

Mentre si avvicinavano, Camilla vide un enorme ovale di terra battuta, dall’altra parte del fienile. Poteva sentire l’odore dei cavalli e il ronzio delle mosche. Hunter puntò dritta verso il fienile, davanti a cui sostavano alcuni lavoranti. Sembravano aspettare il loro arrivo.

«Hai mai montato un cavallo?» chiese la donna.

«Mi piaceva montare, quando ero più giovane» rispose Camilla.

Hunter sollevò un sopracciglio. «Stai parlando di cavalli o di uomini?»

Camilla rise. «Di entrambi.»

«Cavalcare a questo livello non è uno scherzo. Appoggia la borsa laggiù, vicino alla porta.»

Hunter la accompagnò ai box che ospitavano i cavalli. Li passarono in rassegna e Hunter fece in modo che Camilla si accostasse loro il più possibile, osservando la reazione di ciascun animale alla presenza della nuova arrivata.

«Se ti avvicini da davanti, lo spaventi. Se lo fai da dietro, ti prenderai un bel calcio… e se ti colpisce al petto, sei morta.» Fece qualche passo e accarezzò il muso di uno dei cavalli. «A differenza degli esseri umani hanno gli occhi sui lati del muso: devi ricordartelo. Il cavallo deve vederti e poi annusarti. Se lo cogli di sorpresa, non riuscirai più a controllarlo.»

«È una follia» disse Camilla istintivamente. «Non posso imparare in una settimana.»

«Devi farlo. Se entri come fantino, avrai la possibilità di accedere alle aree meno controllate del Thoroughbred Club di Singapore. È l’unico modo per scovare Bourne prima che lui uccida il presidente. Lascia che me ne occupi io: quando partirai saprai quello che c’è da sapere, come previsto.» Si erano fermate davanti al penultimo box. «Camilla, ti presento Starfall.» Era un cavallo rossiccio con una macchia bianca a forma di diamante sulla fronte.

Hunter gli accarezzò il muso. «Ti ha vista e ti ha annusata. Adesso metti la mano al posto della mia.» Il manto era morbido come il velluto.

«Starfall, ti presento Camilla» continuò Hunter.

Il cavallo mosse la testa su e giù e sbuffò attraverso le grandi narici. Camilla rise, divertita.

Mentre si avviavano all’uscita del locale, Bourne fece una rapida deviazione verso il tavolo dell’uomo che li teneva d’occhio. Stava leggendo il giornale. Un articolo in prima pagina parlava del cadavere di un francese trovato sulla soglia dell’ambasciata francese di Doha. Secondo il giornalista, l’identità non era ancora stata rivelata, in attesa di avvertire la famiglia.

«Posso fare qualcosa per lei?»

Il tizio alzò lo sguardo dal quotidiano. «Shalom, signor Bourne. Mi chiamo Levi Blum.»

Mossad, pensò Bourne.

«Che cosa ci fa qui, signor Blum?»

«Chiamami pure Levi. Ti porto i saluti di Eli Yadin.»

«Non è necessario che parli in ebraico» puntualizzò Bourne.

Blum lanciò un’occhiata eloquente ad Aziz.

«Zizzy, lui è Levi Blum.»

Aziz sorrise. «Ti aspetto fuori» disse, in arabo.

«No» replicò Bourne in inglese appoggiandogli una mano sul braccio, poi si girò verso Blum. «Allora?»

L’israeliano ripiegò il giornale e lo posò sul tavolo. «Dobbiamo andare in un posto sicuro. Qui, a Doha» disse, sempre in ebraico.

Jason scosse la testa. «Non ho tempo.»

«Qualcuno vuole vederti. Un amico.»

«Ti ho detto che non ho tempo.»

«È urgente.» Bourne non rispose, e l’uomo esitò per un istante. Poi fece un cenno alla notizia in prima pagina. «Riguarda questo.»

Bourne lo fissò e annuì. Blum si alzò, lasciando alcune banconote sul tavolo.

Zizzy li guardò, perplesso. «Cosa succede?»

Jason si voltò verso di lui. «Devo fare una piccola deviazione.»

«Non puoi farlo. Il cellulare traccia i tuoi movimenti.»

Bourne passò a Zizzy lo zainetto che aveva preso dalla cassaforte dell’albergo. «Il cellulare è qui dentro. Va’ all’aereo e aspettami, okay?»

«D’accordo. Ma…»

«Amico mio, non ti preoccupare. Sarò al sicuro con Levi.»

«Non è quello che intendevo dire.» Zizzy sollevò l’indice. «Ricorda quel bastardo di El Ghadan. Sa quello che fa.»

Bourne sorrise, ma il suo sguardo non prometteva niente di buono. «Vai, Zizzy. Non ci metterò molto.»