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Si voltò e vide che a parlare era stato un uomo alto e robusto, dall’aspetto flaccido e palliduccio. Portava una tuta verde da netturbino, un cappello con visiera da cui spuntavano strani capelli rossicci, come quelli di una bambola. Un parrucchino, pensò la ragazza col ciuffo viola. Spesse lenti da miope sotto cui s’intravedevano occhi piccoli e neri, come se le pupille non avessero iride.
Non può essere il mio angelo, si disse.
L’uomo avanzò sulle sue scarpe pesanti. «Fuck» disse allarmato. «Devi andartene, Fuck.»
Era disorientata, non capiva che intenzioni avesse e perché la stesse insultando. Poi si ricordò di ciò che c’era scritto sulla cover del vecchio cellulare. Quell’uomo pensava che fosse il suo nome, era insensato. Non sapeva cosa fare, era solo molto spaventata. «Sì, me ne vado subito» gli assicurò.
Ma mentre si avviava verso l’uscita, l’uomo le si parò davanti. «No, non accadrà» affermò, perentorio.
Perché aveva improvvisamente cambiato idea? Non lo capiva.
«Lei non dirà nulla di questo.» Poi l’afferrò per le spalle e la scosse. «Vero che non dirai nulla, Fuck? Ho ragione?»
«Sì, non dirò nulla...»
«Lei non c’entra, devi lasciarla andare.»
Si rese conto che lo sconosciuto non parlava con lei, ma alla presenza che aveva avvertito poco prima nella stanza. «Sì» lo assecondò. «Non lo dirò a nessuno» promise, ma a quel punto era terrorizzata quanto lui.
«Avanti, ragazzo, facciamola finita!» disse ancora l’uomo, incomprensibilmente rabbioso. Ma la ragazzina si accorse che non aveva solo cambiato tono.
C’era un’altra voce in fondo alla sua voce.
Prima che potesse darsi una spiegazione, lo sconosciuto la tirò a sé, stringendola in un abbraccio. «No, non le farai del male» piagnucolò. «Non te lo permetterò.»
Lei non sapeva cosa fare, la pena dell’uomo sembrava autentica, ma la morsa delle sue braccia si faceva sempre più stretta. «Ti prego, mi fai male» tentò di dirgli.
«Maledetto! Maledetto!» ripeteva l’altro, fra le lacrime. E continuava a stringere, sempre di più.
Quando provò la stessa sensazione sperimentata in mezzo al lago, la ragazzina si rese conto che era sul punto di soffocare. L’istinto di sopravvivenza le ordinò di dimenarsi. Lo fece, ma peggiorò la situazione perché, per reazione, lo sconosciuto la strinse ancora più forte.
«Prenditela con me!» urlava disperato, girando in tondo. «Solo con me!»
La ragazzina rovesciò gli occhi all’indietro, era sul punto di perdere i sensi ma quello la sosteneva, sollevandola da terra. Mentre danzavano in quel modo scomposto, la vista si annebbiò: ormai non aveva più fiato per parlare, né forze per opporre resistenza.
Un trambusto. Dei passi. Qualcuno gridò: «Lasciala andare!»
L’uomo ignorò il comando, continuando a volteggiare.
La donna ripeté: «Lasciala subito!»
Ancora urla, ma ormai la ragazzina col ciuffo viola non sentiva più nulla. Poi uno sparo.
E iniziò a piovere.
L’angelo si paralizzò. Poi spalancò le ali e lei precipitò. Urtò la tempia sul pavimento bagnato e il dolore le restituì in parte la coscienza. Si rese conto che stava ancora trattenendo il fiato e che se non avesse ordinato subito ai polmoni di riprendere a respirare sarebbe morta. Lo fece e il mondo tornò lentamente a schiarirsi davanti ai suoi occhi. Ma ogni cosa adesso era rallentata. Da dove si trovava vide la carabiniera che, oltrepassando una coltre di gocce finissime, avanzava verso di loro con la pistola in pugno. L’uomo invece era supino, con un buco nella gola da cui sprizzava un liquido rosso e brillante. La ragazzina strisciò verso di lui e protese entrambe le mani per fermare la fontana di sangue che si mischiava con l’acqua che cadeva dal soffitto. La carabiniera le intimò di stare indietro, che era pericoloso. Lei percepì appena la sua voce in mezzo allo strillo di un allarme, ma se ne fregò. Le sembrava folle, le sembrava ingiusto, perché era convinta che lui alla fine l’avrebbe liberata dall’abbraccio.
«Voi non capite, non mi farebbe mai del male, lui mi protegge!»
L’angelo vide ciò che stava facendo per lui e le sorrise. Stava annegando. Ma, col poco ossigeno che gli rimaneva, le disse: «Da piccolo stavo per morire in una piscina. Forse era meglio».
La ragazzina col ciuffo viola gli rispose singhiozzando: «Se quel giorno fossi morto, non mi sarei mai salvata».
Poi qualcuno la strappò da lui, portandola via per sempre attraverso quella pioggia assurda. Ma per tutto il tempo che gli restava, non smisero mai di guardarsi.