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«Il lago di Como è il posto più tranquillo della Terra» affermò l’anziana impiegata, mentre la conduceva nei meandri dell’ufficio anagrafe. «L’ho letto in un articolo, un po’ di anni fa: mi ha colpito.»

«Cosa vuol dire?» domandò la cacciatrice di mosche.

«Che a Como e dintorni ci sono un sacco di case vuote perché la gente che ci abitava è morta senza lasciare eredi.»

La cacciatrice pensò alla villetta in cui viveva e che un tempo era appartenuta ai genitori. Che fine avrebbe fatto dopo di lei?

«A volte il decesso avviene fra le mura domestiche, all’improvviso, e nessuno se ne accorge per anni» continuò quella donnina simpatica, alta come una bambina. Portava occhiali da vista con la montatura rossa. «Adesso però esiste un metodo più rapido per capire se l’inquilino di una casa è morto.»

«E sarebbe?»

«Le bollette» rispose l’altra, divertita. «Dopo un po’ di tempo, gli staccano la luce o il gas per morosità: allora basta chiedere alle società che erogano il servizio e si evitano tante seccature.»

«E se uno ha l’addebito in banca?»

La donna si voltò a fissarla. «Una volta un vedovo è stato ritrovato mummificato su una poltrona con il telecomando in mano: è rimasto davanti alla tv accesa per sei anni... E senza nemmeno poter cambiare canale.» Rise e riprese a camminare.

La cacciatrice aveva deciso di recarsi all’anagrafe in seguito alla visita a casa di Magda Colombo.

Dopo aver suonato insistentemente per due giorni e a diversi orari al suo campanello senza ottenere risposta, mossa dalla preoccupazione, aveva scavalcato l’inferriata, scoprendo che la porta sul retro era aperta: forse era stata addirittura forzata, ma non avrebbe saputo dirlo con certezza. Contravvenendo alla legge e a ogni regola di buon senso, si era aggirata per la casa deserta sperando di imbattersi nella prova che la Colombo fosse ancora in vita. Ma aveva trovato soltanto cinque gatti ben nutriti, che potevano far pensare che qualcuno stesse continuando a dargli da mangiare. Un parente? Una vicina di casa? E non c’era nemmeno traccia di un marito o di un compagno.

Magda Colombo era una donna sola.

Col dubbio di stare commettendo un errore e il timore di rimediare una denuncia per violazione di domicilio, aveva deciso di andar via. Però prima aveva raccolto dei capelli biondi da una spazzola poggiata su una toletta: li aveva già portati a Silvi per la comparazione col DNA del braccio di Nesso, ma il patologo l’aveva avvertita che per i risultati sarebbe stata necessaria almeno una settimana poiché i laboratori erano intasati dal troppo lavoro.

Tuttavia, la ragione che l’aveva condotta successivamente in quel cupo ufficio comunale era legata a una constatazione emersa proprio nel corso della perlustrazione del villino al civico 23.

In casa non c’era alcuna foto dell’inquilina.

Le era sembrato strano. Adesso moriva dalla voglia di vedere che aspetto avesse la donna.

Per aggirare le limitazioni sulla privacy, aveva raccontato all’impiegata la pura e semplice verità: che temeva che fosse accaduto qualcosa alla Colombo e che non avrebbe potuto cercarla senza nemmeno una fotografia da mostrare in giro. Faceva affidamento sulla solidarietà femminile e l’altra le aveva subito risposto che era sufficientemente anziana per potersi permettere qualche strappo al protocollo.

Arrivarono a una scrivania appartata che si trovava in fondo al vecchio archivio. Dalle carte da gioco disposte in un ordinato solitario, dal thermos di caffè e da una scatola di gelatine alla frutta, la cacciatrice dedusse che quello fosse il rifugio segreto dell’impiegata. C’era anche un vetusto pc. La donna si sedette davanti al terminale e lo accese.

«Vediamo se questo coso ci dà le risposte che cerchiamo» annunciò, cominciando a battere sui tasti a una velocità sorprendente.

Bastò inserire nome e residenza per estrarre dalla memoria la scheda personale di Magda Colombo. Nella fototessera che la corredava, appariva una donna curata, il viso incorniciato da una vaporosa pettinatura biondo platino, vistosi orecchini di bigiotteria e tanto trucco.

«Dimostra la mia età» obiettò subito la cacciatrice, pensando che per le ricerche sarebbe stata di maggior aiuto un’immagine recente.

«Quando ha dovuto rinnovare la carta d’identità, la signora Colombo ha presentato una foto in cui era molto più giovane» spiegò l’impiegata, strizzandole l’occhio. «A certa gente non piace invecchiare.»

Fissandola nello schermo, la cacciatrice si domandò se fosse davvero lei la donna del braccio di Nesso. L’idea che il resto di Magda Colombo si trovasse ancora in una fossa profonda quattrocento metri in mezzo al lago le procurò un forte disagio.

«Ne vuole lo stesso una copia, cara?» domandò l’anziana impiegata.

«Va bene.»

L’altra inserì un foglio nella stampante a colori e avviò la procedura col mouse. «Nei casi di persone scomparse, gli uffici di polizia ci fanno una segnalazione» disse poi, senza che la cacciatrice avesse chiesto nulla.

La fissò con aria interrogativa.

«Immaginavo volesse sapere cosa accadrebbe se la signora Colombo non riapparisse.»

«Cosa accadrebbe?» ripeté, incuriosita.

«Devono trascorrere dieci anni prima che il tribunale dichiari la morte presunta. Nel frattempo, la persona scomparsa ha uno status giuridico sospeso fra la vita e la morte e finisce in un apposito albo, qui lo chiamiamo il libro dei fantasmi.»

La cacciatrice ripensò alle numerose case vuote lungo le sponde del lago di Como. Abbandonate dai vivi e infestate ancora dal ricordo dei vecchi inquilini. Come quella in cui abitava lei. Poi le venne in mente anche un’altra immagine. Lo strano morso sulla carne del braccio di Nesso. «È possibile fare una ricerca nell’albo degli scomparsi?» si ritrovò a chiedere, senza sapere esattamente il perché. O forse lo sapeva, ma non voleva ancora ammettere quella possibilità.

«Certo» disse l’altra, sfilandosi per un attimo le lenti per ripulirle con un fazzolettino. «Cosa dobbiamo cercare?»

La cacciatrice sentì che le mancava il fiato, ma poi riuscì a elencare: «Donne di un’età vicina a quella di Magda Colombo. Bionde come lei. E che vivevano sole».

Mentre l’impiegata inseriva i parametri nel terminale, lei pregò di essersi sbagliata. Perché sarebbe stato terribile scoprire l’esistenza di uno schema. Il monitor, però, cominciò a riempirsi di volti femminili. Avevano ben altro in comune oltre all’essere sparite nel nulla nell’ultimo decennio.

«Incredibile» commentò l’impiegata. «Sembrano...»

La cacciatrice di mosche completò la frase per lei: «... sorelle».

Io sono l'abisso
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