40

Nel corso degli anni, il Gloria aveva avuto varie vite. Era stato un night, una discoteca, un locale di spogliarello, un club per scambisti. Tende di velluto rosso, moquette a pelo alto, applique di cristallo, divanetti e pouf. Il tutto era permeato dall’odore dolciastro dei vapori della macchina del fumo.

Micky spalancò le ante di una porta con gli oblò che si richiuse alle sue spalle. La prima cosa che notò entrando fu il cantante al centro della pista, davanti a un piano a coda che in realtà nascondeva una tastiera elettronica. Intorno a lui, quattro coppie che ballavano.

Come sempre, avanzò guardandosi intorno per capire cosa offrisse la serata. Qualche comitiva e la solita miscellanea di single, uomini e donne. Le seconde erano stranamente in maggioranza, segno che fra loro si celavano anche prostitute.

Si accostò al lungo bancone del bar, circondato da un corrimano d’ottone e davanti al quale c’erano una dozzina di sgabelli imbottiti. Scelse il posto all’angolo, per osservare meglio la sala. Ordinò una Sprite che, all’occorrenza, avrebbe spacciato per gin-tonic. Poi cominciò a valutare le femmine presenti, domandandosi chi fra loro potesse essere la nuova prescelta.

Come di consueto, non sarebbe stato lui a scegliere. Ma lei.

Visto che aveva deciso di affidarsi alla sorte, doveva stare molto attento a non commettere errori.

L’uomo che puliva non aveva torto a sconsigliargli di uscire senza un’adeguata preparazione, di solito Micky preferiva conoscere tutto della prescelta, in modo da detenere il controllo. Ma non se la sentiva di dare ragione a quell’ingrato che era sparito per giorni senza dirgli nulla. Voleva punirlo e forse l’avrebbe fatto. Ma, per adesso, pensava soltanto a divertirsi.

Notò due occhi che lo puntavano dall’altro lato della sala. La donna l’aveva accalappiato con lo sguardo e ora si avvicinava con passo lento e sensuale, stringendo il proprio cocktail in una mano. Non era bionda e aveva i capelli corti, ma la riconobbe subito, nonostante gli occhiali scuri. Gli si mozzò il fiato.

«Salve» disse sedendosi sullo sgabello accanto al suo e posando il bicchiere sul bancone. «Cercavi compagnia?»

La fissò, senza capire cosa dovesse fare.

Alla donna scappò una risata arrochita. «Che c’è, non parli la mia lingua?»

«Certo» rispose finalmente, temendo di tradirsi.

«Aspetti qualcuno?»

Ci pensò un attimo. «Aspettavo te.»

Lei rise di nuovo, poi gli porse la mano per presentarsi. «Vera.»

Lui gliela strinse. «Micky.»

Nessuna reazione. Era un’altra persona, totalmente diversa rispetto a quando l’aveva vista l’ultima volta, tanto tempo prima. Dov’era finita la sua chioma bionda, da diva del cinema? La bellezza che lo stregava adesso era avvizzita. Al posto del viso aveva una maschera di rughe, nelle pieghe intorno agli occhi c’erano accumuli di trucco. La pelle era giallognola. E poi se la ricordava più alta.

«Allora, chi sei veramente... Micky

Non mi ha riconosciuto, si disse. Non sospetta nemmeno lontanamente chi sono. La prova era che stava flirtando con lui come se niente fosse. Decise di sfoderare il suo leggendario sorriso. «Sono tutto ciò che desideri.»

«Immagino che tu non sia sposato, visto che mi fai spudoratamente la corte.»

«Esatto» confermò. «Niente moglie, nessun marmocchio.»

«Chissà perché non ti credo» disse la donna, bevendo un sorso dal bicchiere.

«E tu?» domandò lui. «Niente famiglia?»

Stavolta lei rise in maniera sguaiata. «Cazzo, no» esclamò. Poi si accostò al suo orecchio. «La tua macchina è qua fuori?»

«Sì.»

Gli prese la mano e se l’appoggiò sul seno. «Allora perché non ci cerchiamo un posticino tranquillo?»

Lui tentennò.

«Se ce ne andiamo subito, potrei farti uno sconto... E tu puoi farmi tutto ciò che vuoi.» Ammiccò, mordendosi il labbro.

Io sono l'abisso
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