19

Non era mai entrata in una casa così. Non pensava nemmeno che esistessero, a parte nei film.

La cacciatrice di mosche si era presentata al cancello della villa a bordo della Clio. Non sapendo come l’avrebbero accolta, si era limitata a suonare il campanello. Con sua grande sorpresa, non solo le avevano aperto ma l’avevano anche fatta accomodare all’interno della lussuosa dimora. Era sicura che, appena avesse chiesto della signora Rottinger, l’avrebbero liquidata con una scusa. Invece una solerte cameriera aveva convocato addirittura un maggiordomo. Anche quelli pensava fossero soltanto un’invenzione di certi libri gialli. Invece si era presentato un uomo in giacca e cravatta, dal portamento impeccabile. Chissà cosa c’era scritto nei suoi documenti riguardo alla professione. Mentre si poneva quella domanda idiota, la cacciatrice si era resa conto di non avere mai pensato a procurarsi dei biglietti da visita, così aveva consegnato uno dei suoi volantini, sperando che fosse sufficiente ad accreditarla con la padrona di casa. Le era bastato accennare all’incidente del lago e l’uomo l’aveva condotta subito lungo un corridoio col pavimento di marmo a scacchi bianchi e neri, adornato con statue e mobili antichi, fino alla stanza in cui si trovava ora.

Uno studio con un’enorme biblioteca.

La cacciatrice si era sistemata nell’unica porzione della sala che non fosse coperta da preziosi tappeti. Non sapeva perché, ma si sentiva in soggezione a calpestarli. E mentre si guardava intorno, spaesata da tanta opulenza, provava anche un senso di vertigine. Chi ci vive in una casa così? si era chiesta.

«Gente che può guardare alla vita con tre zeri in meno» così li aveva definiti Pamela.

Quanti soldi avevano i Rottinger? La cacciatrice di mosche sapeva quanti ce n’erano sul proprio conto in banca: duemila euro e spiccioli. I Rottinger conoscevano l’importo delle loro disponibilità? Come funzionava per gente come quella? Fermo restando che non avessero problemi a pagare le bollette, qual era il loro rapporto col danaro? Se, per esempio, lei non sapeva, e non avrebbe mai saputo, come potesse essere trovarsi al posto di un milionario, loro come immaginavano l’esistenza di una come lei?

Distratta da simili pensieri, non si era premurata di preparare un discorso convincente da fare alla moglie dell’ingegner Rottinger. Aveva scelto di affrontare lei e non il marito perché le sembrava più semplice interagire con un’altra donna, riusciva sempre a scovare un dettaglio in comune per instaurare un dialogo. Gli uomini, invece, la trovavano ostile e finivano quasi sempre per entrare in conflitto con lei. Forse pensavano che fosse una di quelle femministe psicopatiche con l’idea fissa di evirare tutti i maschi che incontrava.

Dalla porta finestra alta almeno tre metri che affacciava sul giardino, intravide il maggiordomo che camminava con in mano il suo volantino verso un gazebo. Lì sotto scorse la signora Rottinger, fiera e perfetta come una dea, in piedi di fronte a una ragazzina su una sedia a rotelle. Aveva i capelli neri e un ciuffo tinto di viola che le ricadeva sulla fronte. Madre e figlia stavano discutendo, se ne accorse dal modo in cui la donna gesticolava nel tentativo di tenere testa alla tredicenne. Il maggiordomo le interruppe. La signora Rottinger lesse il volantino e tornò verso la casa.

Mentre attendeva che varcasse la soglia dello studio, la cacciatrice si soffermò ancora per qualche secondo sulla giovane sopravvissuta del lago. Durante i concitati momenti dell’annegamento, aveva avuto modo di guardare in faccia il suo salvatore? E se sì, sarebbe stata in grado di fornire una descrizione? Avrebbe voluto parlare con lei, domandarglielo. Ma nessuno le avrebbe mai permesso di avvicinarsi. Per questo doveva mettere insieme più elementi per suffragare il caso e poi presentarlo agli inquirenti, sperando che si convincessero a iniziare una ricerca dell’uomo misterioso. Perlomeno per conoscere la sua identità e il motivo per cui era scappato.

«Buongiorno, mi hanno riferito che voleva incontrarmi» si presentò la signora Rottinger, facendola trasalire. Forse si era anche accorta che stava spiando la figlia sotto il gazebo. Si era fatta scortare dal maggiordomo, che si mise in disparte per sorvegliare la scena.

La cacciatrice di mosche si presentò, poi disse subito: «Mi spiace averla scomodata, non volevo turbare la vostra vita privata dopo quanto è accaduto. Anzi, sono felice per come si è risolta la vicenda del lago».

«Cosa significa questo?» tagliò corto la donna, restituendole il volantino. «Mia figlia non ha subito alcun sopruso, è stato un incidente.»

La donna era sulla difensiva. Mi ha scambiata per una che cerca soldi, pensò la cacciatrice. Evidentemente, altri stavano provando ad approfittare della situazione. «Non ho mai detto questo» si affrettò a spiegare.

«Allora perché è venuta, scusi?»

«Sono interessata all’uomo che ha salvato vostra figlia» affermò. «Mi capita spesso di imbattermi in esseri privi di scrupoli, capaci di qualsiasi azione. Ho pensato che la storia di uno sconosciuto che rischia la propria vita per salvarne un’altra e poi scompare senza pretendere nemmeno un grazie meritasse di essere...» Cercò la parola. «... approfondita.» Sperava che l’ambiguità del discorso bastasse per convincerla.

«Se quell’uomo ha preferito non farsi avanti, possiamo soltanto rispettare la sua decisione. Noi vogliamo solo dimenticare.»

Volete solo che la gente si dimentichi di voi, pensò la cacciatrice. Era comprensibile. Ed era proprio su questo che contava. «Non sempre le cose sono come sembrano. Quell’uomo potrebbe avere avuto un motivo per comportarsi così» rilanciò. «Una ragione che non ha niente a che fare con vostra figlia, i buoni propositi o le buone azioni.» Era un’accusa pesante e notò che la donna si morse le labbra. Sicuramente lei e il marito si erano posti la stessa domanda, considerando anche le implicazioni di ogni possibile risposta.

«Quanto vuole?» chiese allora la donna, cercando di nascondere l’angoscia.

Non era abituata a esternare le proprie emozioni, pensò la cacciatrice. Nell’ambiente a cui apparteneva era considerato sconveniente. I ricchi sono come gli invitati a una festa che non finisce mai, si disse. Non possono smettere di danzare e di sorridere. «Non voglio soldi, chiedo solo un aiuto per rintracciare quello sconosciuto.» Lasciava intendere di sapere molto più di quanto le stava rivelando e le offriva di tenere fuori polizia e carabinieri, per il momento.

«Devo parlarne con mio marito.»

Temeva quella replica. Non poteva attendere che i due si consultassero. Dalla fama dell’ingegnere, poi, le derivava anche l’impressione che fosse meno malleabile della moglie. Per questo, doveva insistere. «Il fazzoletto» disse, disorientandola. «Durante la crisi convulsiva, l’uomo ha messo fra i denti di sua figlia il proprio fazzoletto. Vi sarà stato sicuramente restituito dall’ospedale insieme ai vestiti e agli effetti personali. Se me lo consegna, sparirò anch’io» promise.

Era uno scambio equo. Niente denaro. Solo un misero fazzoletto. La donna sembrò pensarci su. Fu allora che il maggiordomo si schiarì la voce per attirare l’attenzione e fece un passo avanti.

«Non c’era alcun fazzoletto.»

La cacciatrice lo fissò, spiazzata. Non sapeva se credergli. Probabilmente era solo una scusa per prendere tempo, si disse.

L’uomo si rivolse a lei, come se le avesse letto nel pensiero. «La roba dell’ospedale è ancora nei sacchetti in cui ci è stata riconsegnata, se vuole gliela mostro.» Poi si girò verso la padrona di casa e attese di essere autorizzato.

Quando lei annuì, l’uomo fece strada fuori dallo studio.

La cacciatrice lo seguì insieme alla signora Rottinger. Il lamento delle sue scarpe da ginnastica sul pavimento di marmo strideva in confronto all’elegante ticchettio delle scarpe di quella specie di divinità. Attraversarono una serie di salotti e anche le cucine, simili a quelle di un grande ristorante. Superati alcuni locali di servizio, si ritrovarono in una lavanderia.

I sacchetti con gli effetti personali della ragazzina erano ancora appoggiati su un ripiano. La cacciatrice si avvicinò e cominciò a frugare. Il fazzoletto, in effetti, non c’era.

«Non è possibile.» Era incredula, ma non poteva rivelare di averlo visto nelle foto allegate al rapporto dei carabinieri. Si sarebbero domandati come una civile fosse entrata in possesso di un documento riservato e avrebbe messo nei guai Pamela.

«Al momento delle dimissioni dal Sant’Anna, ci hanno restituito solo questo» confermò il maggiordomo.

Era andato perso come l’unghia smaltata di rosso? Sembrava un po’ forzata come coincidenza. Ma, per adesso, non c’erano altre spiegazioni.

«E mi permetta un’ultima considerazione» aggiunse il servitore. «Se quell’uomo avesse davvero avuto qualcosa da nascondere, non avrebbe mai commesso la leggerezza di lasciare il proprio fazzoletto sulla spiaggia prima di dileguarsi.»

Il ragionamento non faceva una piega e la signora Rottinger sembrò finalmente rilassarsi. La cacciatrice provò a interpretare il suo pensiero. Non aveva più nulla da temere da quella sgradevole donnetta che aveva osato infastidirla in un momento come quello. Ma poi intercettò anche la sua espressione interrogativa. Conosceva quello sguardo, l’aveva visto apparire troppo spesso sul volto della gente. D’altronde, Pamela l’aveva avvertita.

«Aspetti un momento...» disse la padrona di quella casa. «Io la conosco: lei è...»

Pensa a cosa accadrebbe se si sapesse che a impicciarsi è proprio una con il tuo passato...

«Sì» confermò, senza scomporsi, la cacciatrice di mosche. «Sono la madre.»

Non aggiunse altro. Si scusò per il disturbo e lasciò subito la villa. Mentre si avviava a passo sostenuto verso la Clio parcheggiata nel viale ghiaioso, stringeva i pugni per la rabbia. Aveva fallito, si era anche umiliata. Inoltre, se i Rottinger avessero avvertito i carabinieri della sua visita, la sua migliore amica rischiava di andarci di mezzo. Mentre camminava, per un attimo le sembrò di sentire una musica malinconica trasportata dal vento. Ma la melodia fu spazzata via dallo squillo del cellulare che preannunciava l’ennesima chiamata dal numero sconosciuto e a carico del destinatario. La cacciatrice di mosche non aveva nemmeno bisogno di controllare il display. Lo sapeva già.

Un tempismo perfetto, si disse, prima di riattaccare senza rispondere.

Io sono l'abisso
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