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QUANDO tornai, Megan stava ancora dormendo. Esausto, crollai nel letto accanto a lei, e finalmente riuscii a dormire. Sonnecchiai fino al primo pomeriggio, mi alzai solo quando non mi fu più possibile ignorare il sole che entrava dalla finestra della cameretta di Dennis. Scesi al piano di sotto e trovai la famiglia riunita in cucina. Hubert stava sciacquando i piatti nel lavello e li passava a Dennis che li metteva nella lavastoviglie. Caroline e Megan erano sedute a tavola, Megan beveva caffè e Caroline stava leggendo un grosso libro. I capelli rossi le coprivano gran parte del viso. Somigliava talmente a Eunice che mi si torse lo stomaco.
«Buon pomeriggio», mi salutò Hubert. «C’è un po’ di caffè, se ti va.»
«Come no.» Mi avvicinai alla caffettiera per versarmene una tazza.
«Notte difficile?» mi chiese Megan. Quelle parole mi colpirono come una palla da baseball in mezzo alle scapole, e resistetti a fatica all’impulso di non curvarmi di riflesso.
«Già. Ci ho messo un po’ a addormentarmi.»
«Anch’io», intervenne Hubert. «Non ho più dormito come si deve la notte, da quando è successo.»
Mi sedetti al tavolo con Megan e Caroline, stringendo la tazza fra le mani. «Quali sono i programmi per oggi?» domandai.
«Niente di che, per ora», rispose Hubert. «Stavamo appunto cercando di decidere cosa fare nel resto del pomeriggio e stasera.»
«Io voglio andare allo zoo», dichiarò Dennis.
Caroline alzò gli occhi dal libro. «Scherzi? Che voglia hai di visitare un carcere per animali?»
«Un carcere per animali?» si stupì Dennis. A quanto pareva, non gli era mai venuto in mente che gli animali non vivessero volentieri allo zoo.
«Non dobbiamo per forza andare allo zoo», osservai. «Possiamo andare al parco. O al cinema.»
Caroline si alzò, prese il suo libro e attraversò la porta che conduceva al cortiletto sul retro. La richiuse sbattendosela alle spalle.
Hubert si appoggiò al ripiano della cucina e incrociò le lunghe braccia scheletriche.
«Sta attraversando un periodo difficile. Le parlerò.»
«Meglio lasciarla in pace», disse Megan trasferendosi sulla sedia rimasta sgombra. «Prendi il caffè con me. Rilassati un po’.»
Hubert eseguì, lieto che qualcuno gli avesse detto cosa fare. Dennis invece continuò a rimuginare sul carcere per animali. Io dichiarai di aver smarrito il telefono e tornai di corsa al piano di sopra, nella stanza di Dennis, dove scostai le tende e aprii le persiane giusto in tempo per vedere Caroline scavalcare la recinzione alle spalle del cortile e sparire nell’area abbandonata che c’era dall’altra parte.