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PERFINO lavorando dopo cena tutte le sere finché non era ora di andare a letto, Harry continuava a essere in ritardo con la Tomba. Dalla prima settimana di ottobre si mise a lavorare fino a notte fonda e a dormire sul divano, quando dormiva. Fabbricò maschere di cartapesta, mostri gommosi, dipinse le pareti componibili e discusse parecchio con le bambine sulle idee che avevano per le stanze; decisero infine per una tomba in stile orfanotrofio per Eunice, e per una da ballerina vampira per Sydney.

Harry portò a casa ragnatele spray, piccole confezioni di insetti finti e denti da vampiro di plastica. Quell’attrezzatura destinata a Halloween si accumulò in garage e si riversò anche in cucina, dove Margaret aveva sistemato sul tavolo la macchina da cucire. Non aveva mai cucito così tanto: glielo aveva insegnato sua madre, trasmettendole però anche l’impressione che fosse un lavoro «umile» e che lei avrebbe dovuto ricorrervi solo in situazioni di emergenza (vale a dire se in vacanza si fosse strappata una camicia, o in caso di povertà estrema). Margaret fu sorpresa e intrigata quando scoprì di possedere un vero e proprio talento: i primi costumi le riuscirono altrettanto bene o addirittura meglio dei modelli proposti dal negozio di stoffe.

«Caspita», esclamò Harry quando lei gli mostrò il completo sbrindellato a regola d’arte, bianco e con due lunghe code, che aveva fatto per lui. Benché nuova, la stoffa in un modo o nell’altro risultava logora come se avesse più di un secolo, e le cuciture erano così sbilenche che si faceva fatica a seguirle con gli occhi. «Potresti farlo di mestiere», aggiunse.

Margaret quasi non riuscì a godersi il complimento. In quel periodo vomitava ormai più o meno ogni mattina. Aveva fatto i conti: aveva un ritardo di due settimane. Cucendo riusciva a non pensarci.

Harry diede il via ai lavori all’aperto. Trasformò le pareti componibili in un labirinto di stanze e corridoi, proprio lì in cortile. Lavorava ogni sera dopo il tramonto, e aveva attaccato due torce con il nastro adesivo al casco protettivo per farsi luce mentre martellava e trapanava. Quando i lavori cominciarono a protrarsi anche dopo le otto, e poi dopo le nove, i vicini se ne lamentarono. Anziché modificare i propri ritmi, Harry li reclutò perché dessero una mano, alcuni li volle come personaggi, e coinvolse Janet Ransom come «consulente mimico» per gli attori. Adulò i nuovi compari per quei talenti fino ad allora insospettabili, e di colpo nessuno ebbe più niente da ridire sul rumore (forse anzi ne furono perfino galvanizzati).

Oltre ai lavori in cortile, Harry iniziò a costruire una piattaforma sul tetto spiovente della casa, per metterci una specie di segnale.

«Voglio che lo veda tutto il vicinato, tutta la città, e che vengano tutti qui per Halloween», dichiarò.

La sera Margaret, prima di addormentarsi, sentiva la voce attutita del marito e un rumore di passi che facevano inesorabilmente avanti e indietro sopra la sua testa, come se un ospite impaziente aspettasse di essere invitato dentro.

La casa degli incubi
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