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QUELLA sera mi sedetti sul pavimento in camera delle mie sorelle, con la schiena appoggiata alla cassettiera che condividevano e i piedi premuti contro il letto di Eunice. La loro stanza, sebbene più grande della mia, all’apparenza era molto più piccola per via dei due letti all’interno e delle locandine degli spettacoli di Sydney attaccati alle pareti, insieme a un enorme poster della cantante e coreografa Paula Abdul. L’unico tocco decorativo di Eunice era una foto della scrittrice Ursula K. Le Guin appesa sopra il suo letto, come un crocifisso o un acchiappasogni. Sopra di me le mie sorelle continuavano a passarsi avanti e indietro un turbine di pigiami, lozioni struccanti, emollienti per il corpo, creme per il viso e spazzolini da denti.
«Perché la famiglia del signor Ransom se ne è andata via?» domandai. Anche se avevo già sentito parlare della separazione ai tempi in cui era avvenuta, non avevo pensato ai Ransom come a gente vera e propria – come a una famiglia – finché non avevo messo piede in quella casa vuota, silenziosa, e avevo percepito che il signor Ransom, che si tagliava sbarbandosi e non sapeva neanche mettere insieme un pasto caldo a base di pizza, soffriva per quelle assenze.
«Non sono affari tuoi», disse Sydney scacciandomi dalla cassettiera. «Devo prendere una cosa nel cassetto in basso.»
Mi rifugiai nel letto di Eunice a sfogliare le pagine del suo pesante libro di algebra. La sequenza incredibilmente complessa di lettere e numeri che c’erano stampati dentro ricordava una lingua aliena, e guardarli mi faceva venire il mal di mare. Richiusi il libro.
«D’accordo, ma perché è successo?» domandai.
Eunice sgusciò fuori dal bagno e balzò nel letto con me. Prese la sveglia dal comodino tra i due letti e se l’appoggiò addosso per puntarla. «Ogni tanto qualcuno si sposa con la persona sbagliata, e quando capita o rimangono insieme odiandosi, o decidono di fare la cosa giusta e allora si separano.»
«Non cercare di giustificare lei», commentò Sydney. Tirò fuori una canottiera dal cassetto.
«Mamma ha sposato la persona sbagliata quando ha sposato papà?» domandai. «È per questo che non parla mai di lui?»
«Non voglio mai più sentirti parlare così di papà», mi sgridò Sydney. Uscì subito dalla stanza e chiuse sbattendo la porta del bagno.