4
RAGGIUNSERO la casa della signora Johnson poco prima di mezzanotte, e restarono in macchina cercando di capire cosa dirsi a quel punto.
«Be’», disse alla fine Harry. «Grazie per il film.»
«Grazie per aver comprato un libro costoso», replicò Margaret. «È un piacere fare affari con lei.» Rise della propria battuta, un suono stridulo e fin troppo squillante.
Harry guardava fisso davanti a sé, con la bocca storta arroccata sul lato sinistro del volto. «Immagino che ci rivedremo in negozio.»
«Buona notte, Harry.» Margaret scivolò lungo il sedile e lo baciò su una guancia, ruvida per via della barba di due giorni.
Scese dalla macchina e s’incamminò nel vialetto, cercando di stabilire se sentirsi sollevata o felice per il fatto che lui non ci avesse provato. Il treno di quei pensieri andò presto a sbattere contro lo stress dei compiti. Non aveva ancora iniziato la sua relazione di letteratura americana, e le equazioni di chimica giacevano in un limbo matematico.
«Ehi!»
Si voltò. Harry correva verso di lei, in mano stringeva qualcosa. Si fermò a meno di un metro da Margaret e le allungò un piccolo tascabile con il dorso screpolato: La tomba e altri racconti di H.P. Lovecraft. In copertina, nera con le scritte bianche, c’era la fronte di un uomo spaccata in due, e dal punto in cui avrebbe dovuto esserci un cervello sgorgavano scarafaggi rossicci.
«Potresti iniziare con questo. Mia madre me l’ha regalato quando ho compiuto tredici anni.»
La ragazza prese il libro. «D’accordo, sembra interessante…» iniziò a dire, ma Harry non la lasciò terminare. Avvicinandosi ancora, le prese il viso fra le mani e la baciò. Tutto finì prima che Margaret potesse capire cosa stava succedendo. Harry tornò di buon passo alla macchina e la lasciò che saliva le scale frastornata, diretta alla porta di casa, armeggiando con le chiavi mentre si diceva che avrebbe fatto meglio a ordinare un hamburger senza cipolle.