CAPITOLO XVIII
I primi giorni di tour si svolsero nella normalità.
Quando Myla e Thornton arrivavano in un albergo trovavano già due stanze prenotate e i loro bagagli sistemati.
Gli eventi nelle librerie si svolgevano secondo programma.
Larsen era amabile, firmava copie e autografi, conversava con il pubblico e rispondeva a ogni domanda, sosteneva l’AGMT con convinzione mentre Myla figurava come la sua perfetta segretaria, una figura che passava quasi inosservata ma riconosciuta come una figura utile.
Questo era ciò che accadeva in pubblico ma nel momento in cui il pubblico non c’era più ricominciavano i problemi.
La comunicazione tra loro era ridotta ai minimi termini, inoltre Myla cominciava a conoscere il vero volto di Larsen.
Quest'ultimo quasi ogni sera si ubriacava costringendola a riportarlo in camera e metterlo a letto.
La donna cercava di evitare i diverbi ma il più delle volte non vi riusciva perché una convivenza civile con quell’uomo sembrava impossibile.
Aveva adottato la tecnica di ignorarlo ma sembrava che lui cercasse la lite a ogni costo.
A volte Myla aveva l’impressione di doversi occupare di un bambino capriccioso.
Presto l’immagine di Thornton Larsen che si era delineata nella sua mente dopo la lettura de Il leone di cristallo cominciò a sbiadire fino a scomparire del tutto.
Dovette accettare il fatto che Thornton Larsen era quella persona insopportabile che tutti dipingevano.
Il videotelefono della stanza trillò con insistenza.
Myla rispose attivando il collegamento.
Il centralino annunciò una chiamata da Martin Rubens.
«Ciao Myla – esordì l’uomo – scusa l’orario, non ti ho svegliata, vero?».
«Non dormivo ancora non preoccuparti».
«Volevo solo sapere come vanno le cose. Ho chiamato la camera di Larsen ma non risponde nessuno, è uscito per caso?».
«Non mi risulta, ci siamo visti a cena e poi io mi sono ritirata. Avevo bisogno di riposare un po’, questo tour è un massacro».
«Diciamo le cose come stanno, non è il tour a essere un massacro è il tour insieme a Thornton che è un massacro. Non ti preoccupare, lo so meglio di te cosa vuol dire star dietro a quel pazzo. Io gli sono accanto da oltre trent’anni e ne ho viste di tutti i colori, spero che non abbia già costretto anche te a recuperarlo sbronzo e metterlo a letto».
Myla fece un’espressione più che eloquente.
«Quell’imbecille – commentò Martin – non cambierà mai. Meriterebbe di essere abbandonato a se stesso. La prossima volta che lo trovi ubriaco lascialo dov’è così forse impara la lezione, anche se ho dei dubbi. Puoi vedere se è nella sua stanza e chiedergli se domani si fa sentire?».
«Ci vado subito! tanto non penso di svegliarlo, starà tirando qualche schifezza».
«Se lo trovi a fare qualche porcheria ti autorizzo a prenderlo a calci da parte mia! e riposati, mi sembri stanca, ci sentiamo domani. Comunque Fatma ti manda a dire che va tutto bene e le piante stanno crescendo senza problemi» era un messaggio in codice, le piante stavano crescendo bene significava che il piano stava procedendo bene, il movimento era entrato in azione.
Myla salutò Martin dandogli appuntamento per il giorno seguente.
Poi si alzò dalla scrivania per andare nella stanza di Larsen.