CAPITOLO V
Quando la riunione finì Myla si ritirò nella sua stanza.
Erano anni ormai che viveva una vita anonima cercando di non destare particolarmente attenzione nel suo prossimo e ora si ritrovava ad essere la miccia che avrebbe probabilmente scatenato una rivoluzione.
I dubbi cominciarono ad assalirla.
Non era abituata a essere una combattente in prima linea.
La sua etica interiore le diceva che non avrebbe dovuto ignorare ciò che sapeva, si ripeteva che chi era disposto a tacere era comunque complice e corresponsabile di ciò che stava accadendo.
La profonda delusione che le aveva procurato Pierce Turner le dava un vago senso di disgusto.
Non comprendeva come quell’uomo aveva potuto tenere un tale segreto per così tanti anni.
Conoscendo le conseguenze che si stavano verificando riusciva comunque a vivere in modo ipocrita una vita che lui riteneva normale con una moglie, dei figli e persino un’amante.
I pensieri di Myla erano molto simili a quelli in cui era persa Lyza.
Sdraiata nel suo letto, fissava il soffitto, ripercorrendo con la mente gli ultimi trent’anni, il suo matrimonio, i suoi sogni di giustizia, il suo impegno, la voglia di dare un futuro migliore ai propri figli.
Il fatto che il suo matrimonio fosse ormai finito da moltissimi anni lo aveva digerito, aveva in qualche modo accettato che lui avesse una relazione da tempo ma le era impossibile accettare che fosse complice di un sistema che stava procurando una vera e propria strage.
Si rese conto di non aver mai conosciuto quell’uomo anche se avevano condiviso una casa e tre figli per tanto tempo.
Le immagini dei ricordi si rincorrevano davanti a lei appannate dalle lacrime che avevano cominciato a scendere abbondanti e calde sul suo volto.