CAPITOLO XXVI

 

Quando Myla iniziò il turno al panificio era già tardo pomeriggio.

Per quanto impegno ci mettesse a distogliere la mente dalla mattina appena trascorsa le era impossibile farlo.

Il dubbio era ormai entrato in lei e in qualche modo doveva dare una risposta alle sue domande.

Le ore di lavoro si susseguivano tranquillamente senza eventi particolarmente straordinari.

Era una giornata di lavoro di routine al panificio.

Il personale era ancora scarso per la mole di lavoro che aveva investito l’azienda.

I turni però erano diventati meno massacranti per l’acquisizione di nuovi apprendisti che supportavano il lavoro nei turni più pesanti.

Era già notte fonda quando per Myla terminò il turno.

Le colleghe si affrettarono a raggiungere lo spogliatoio invitando anche lei a seguirle.

La donna si accodò a loro ma si fermò prima di varcare la porta del reparto: «Ho dimenticato il pullover – mentì rivolta alle colleghe – torno a riprenderlo, voi andate pure avanti arrivo subito».

Le donne eseguirono senza dare più di tanto peso a ciò che Myla aveva detto e lei rimase sola nel reparto.

Cercando di sprecare meno tempo possibile aprì velocemente le pesanti porte dei mobili di metallo che componevano la stanza.

Ne aprì e richiuse una decina.

Infine trovò ciò che cercava.

In uno dei tanti ripostigli in metallo su uno dei tanti ripiani ingombri di ogni cosa trovò alcuni vasi contrassegnati da etichette adesive.

I vasi erano piuttosto grandi, di metallo opaco, su ogni etichetta vi era scritto il contenuto.

Myla passò in rassegna le etichette ma nulla di ciò che c’era in quei vasi le sarebbe stato utile.

Si spostò al mobile sopra quello appena richiuso.

Anch’esso era stato riempito con numerosi vasi etichettati.

Scorse con gli occhi le etichette una a una velocemente.

Erano materie prime per cui doveva essere in quello scaffale per forza.

Finalmente gli occhi inciamparono su un’etichetta: Marsilina.

L’aveva trovata.

Ora il problema era come prelevarne una parte.

Sentì alcuni passi rimbombare sul pavimento metallico al di fuori del reparto.

Si infilò il pullover che aveva recuperato repentinamente.

I suoi occhi vagavano per il reparto alla ricerca di un contenitore per poter portare la polvere fuori dal panificio.

I pesanti passi si stavano avvicinando.

In poco tempo qualcuno sarebbe comparso sulla porta del reparto.

Myla notò la macchinetta automatica per preparare il krosch che utilizzavano le dipendenti durante le pause.

Ferma in un angolo l’enorme macchina di metallo era provvista di un distributore di piccoli bicchieri di plastica da usare e poi gettare.

Myla si diresse alla macchina ed estrasse uno dei bicchierini.

I passi si facevano sempre più vicini alla porta.

Con fatica svitò il coperchio che chiudeva il vaso.

Vi immerse il bicchierino riempiendolo di marsilina.

I passi erano sempre più vicini.

Richiuse velocemente il coperchio e la porta del mobile cercando di fare il minor rumore possibile.

Mentre la porta del reparto si apriva cigolando la donna si ficcò il bicchiere in tasca cercando di mantenerlo il più fermo possibile.

Il possente uomo in divisa che comparve rimase stupito di trovarla ancora lì: «Scusi signora – disse gentilmente – pensavo che fossero giù usciti tutti».

Il guardiano notturno stava facendo il suo abituale giro di controllo prima di iniziare il turno.

«È colpa mia – si scusò lei – mi sono accorta di aver dimenticato il pullover e sono tornata indietro per riprenderlo, sono così sbadata».

«Può capitare. L’importante è che non si sia spaventata, visto l’orario».

Myla sorrise tranquillizzandolo e uscì dal reparto.

Con la mano in tasca teneva stretto il bicchiere facendo attenzione di non rovesciarlo con il rischio di perderne il contenuto.