CAPITOLO VII
L’incontro che sconvolse maggiormente Myla fu quello con Riona.
Riona era una donna di circa quarant’anni e la pelle scura, di corporatura possente e dal carattere scontroso.
Era una mutante, faceva parte di una razza mutante che aveva l’aspetto della popolazione ma dotata di un numero di organi interni raddoppiato, cosa che l’avrebbe condannata a una morte prematura.
Probabilmente, come tutti i suoi simili, avrebbe avuto a disposizione ancora pochissimi anni, anni che aveva deciso di impiegare per sostenere il movimento.
Si occupava di una Casa di sosta, una di quelle strutture che mettevano a disposizione un pasto caldo e un posto asciutto dove dormire a tutti coloro che vivevano senza una fissa dimora.
La Casa di sosta era molto spartana e fatiscente, costantemente satura di ospiti.
Quando Myla e Lyza entrarono Riona le accolse con la sua solita ruvidità.
Il campionario di soggetti che Myla si trovò di fronte era inquietante e pietoso.
Mutanti di diverse specie, dai Treocchi agli Squamati giravano per i corridoi in compagnia di persone mutilate, denutrite, malate e probabilmente stanche di continuare a vivere.
«Questa – disse Riona accorgendosi dello shock che aveva colto Myla – è l’altra parte di noi, tutto quello che noi potremmo essere ma non vogliamo accettare e così li teniamo ai margini quando non possiamo eliminarli. In fondo è semplice, basta voltare il viso da un’altra parte. Fino a quando non li vedi non sei costretto a guardarti allo specchio e magari a guardarti dentro».
«Riona – intervenne Lyza – Myla non è il nemico, sa perfettamente che esiste questa realtà. Sta vivendo un momento difficile perché è mancata una persona cara».
«Non lo sapevo, scusami!» concluse Riona cambiando tono.