CAPITOLO XVII

 

La stazione sotterranea era affollata.

Poste a centocinquanta metri sotto il livello degli agglomerati urbani le stazioni erano dotati di decine di snodi che permettevano di collegare attraverso i treni i vari centri disposti sul pianeta.

I tunnel sotterranei degli snodi erano dotati di magneti alle pareti, magneti con carica opposta erano costruiti sui fianchi dei treni che si muovevano, sollevati dal suolo, per mezzo della reazione elettromagnetica.

Questa tecnologia permetteva di lanciare i mezzi a una velocità di oltre ottocento chilometri orari, velocità che diminuiva in prossimità delle stazioni dove erano posti magneti con carica differente in modo da rallentare la corsa dei treni fino al loro completo arresto.

Le stazioni erano costantemente affollate.

Myla provava un senso di disagio, sia per la folla, sia per l’impresa che si apprestava a portare a termine.

Soprattutto non era convinta che la convivenza forzata con Thornton Larsen sarebbe stata particolarmente facile.

Fatma e Martin li accompagnarono al treno.

Sulle banchine personaggi di ogni genere andavano e venivano e dagli altoparlanti uscivano continuamente comunicati su partenze e arrivi.

Il loro treno venne annunciato e Martin li accompagnò allo scompartimento che avevano riservato interamente.

Nonostante lo scompartimento fosse di prima classe era piuttosto spartano e per nulla accogliente.

Martin sistemò i bagagli che dovevano portare a mano.

Il resto veniva spedito di volta in volta negli alberghi che erano già stati prenotati.

Fatma li raggiunse e porse a Myla un paio di riviste scientifiche: «Te le ho prese per il viaggio» disse.

Myla ringraziò.

Martin fece le ultime raccomandazioni e insieme a Fatma scese dal treno in attesa della partenza.

Il treno si cominciò a muovere prima piuttosto lentamente poi, nel giro di pochi secondi venne lanciato a velocità.

«Speriamo bene!» commentò Martin quando il treno fu sparito dalla vista.

 

Nello scompartimento la tensione era alta come il grado d’imbarazzo.

Myla si sedette e prese le sue riviste in modo da non essere costretta a parlare con l’uomo.

Lui si sedette a sua volta e cominciò a osservare la donna.

Myla alzò lo sguardo: «Ne vuoi una?» chiese riferendosi alle riviste che aveva in mano.

«Non leggo quella roba».

«In valigia ho un paio di libri se ti interessa» commentò lei tornando a leggere.

«Non leggo nemmeno i libri».

«Ero convinta che per uno scrittore la lettura fosse d’obbligo».

«Stronzate! io non ho bisogno di leggere, io scrivo!».

«Complimenti per la modestia!».

«Un tempo, all’inizio della mia carriera, leggevo molto poi mi sono accorto che esistono cose più interessanti».

«Immagino».

«Mi vuoi provocare?».

«Voglio solo leggere le mie riviste. Non ritengo indispensabile comunicare con te».

«Pensi che sia possibile non comunicare considerando la situazione».

«Possiamo limitarci al minimo indispensabile».

«Se lo dici tu! io avrei voglia di bere qualcosa».

«E perché lo dici a me?».

«Non sei la mia segretaria?».

«Appunto la tua segretaria non la tua cameriera! mettiamo bene in chiaro che non devono essere superati certi confini».

«Lo sapevo io che questo viaggio non sarebbe stata una buona idea!» commentò Larsen a bassa voce.