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Vaughan salutò il marito e insieme a Reacher ripercorse i corridoi sporchi e la sala triste fino all’atrio. «Arrivederci, signora Vaughan», disse l’uomo con la felpa grigia. Uscirono sulla rotonda e andarono all’auto. Reacher si appoggiò alla fiancata e Vaughan continuò a camminare. Lui attese finché fu piccola in lontananza, dopodiché si scostò dalla macchina e tornò all’ingresso. Risalì i gradini e varcò la porta. Attraversò l’atrio diretto alla guardiola e chiese: «Chi è il responsabile qui?»
«Io, suppongo. Sono il responsabile dei turni», rispose l’uomo con la felpa grigia.
«Quanti pazienti avete?» domandò Reacher.
«Diciassette.»
«Chi sono?»
«Soltanto pazienti, amico. Quello che ci mandano.»
«Lei gestisce questo posto secondo il manuale?»
«Certo. C’è una burocrazia come dappertutto.»
«Ne ha una copia?»
«Da qualche parte.»
«Mi mostrerebbe la parte in cui si dice che è corretto tenere le stanze sporche e la merda di topo nei corridoi?»
L’uomo batté le palpebre, deglutì e rispose: «Amico, non ha senso pulire. Loro non lo saprebbero. Come potrebbero? Questo è il reparto vegetali».
«Così lo chiamate?»
«Così è, amico.»
«Risposta sbagliata», disse Reacher. «Questo non è il reparto vegetali. Questa è una clinica per veterani e tu sei un pezzo di merda.»
«Ehi, si calmi, amico. Perché se la prende tanto?»
«David Robert Vaughan è mio fratello.»
«Davvero?»
«Tutti i veterani sono miei fratelli.»
«È cerebralmente morto, amico.»
«Tu lo sei?»
«No.»
«Allora ascolta con molta attenzione. Una persona meno fortunata di te si merita il meglio, per via del dovere, dell’onore e del servizio. Capisci? Devi fare il tuo lavoro bene, per il semplice fatto che puoi farlo, senza cercare attenzioni o ricompense. Le persone che sono qui si meritano che tu dia il meglio e sono maledettamente certo che se lo meritino anche i loro parenti. »
«Chi è lei a ogni modo?»
«Un cittadino che s’interessa», rispose lui. «E che dispone di numerose alternative. Potrei mettere in imbarazzo la tua società, chiamare i giornali o la TV, venire qui con una telecamera nascosta, farti licenziare, ma non faccio cose del genere. Offro invece una scelta personale, faccia a faccia. Vuoi sapere qual è la tua?»
«Qual è?»
«Fa’ quello che ti ho detto con un sorriso allegro.»
«Oppure?»
«Oppure diventerai il paziente numero diciotto.»
L’uomo non disse nulla.
«Alzati», ordinò Reacher.
«Cosa?»
«In piedi, subito.»
«Eh?»
«Alzati ora altrimenti farò in modo che non ti alzerai più», disse Reacher.
L’uomo esitò per un attimo, poi si mise in piedi.
«Sull’attenti», continuò Reacher. «Piedi uniti, spalle all’indietro, testa alta, sguardo dritto, braccia tese, mani lungo i fianchi, pollici in linea con le cuciture dei pantaloni.» Alcuni ufficiali di sua conoscenza abbaiavano, strillavano e urlavano; lui però aveva sempre trovato più efficace parlare con tono basso e tranquillo, pronunciare in modo chiaro e preciso le parole come se si rivolgesse a un bambino, intimorire con uno sguardo glaciale.
In quel modo, aveva scoperto, la minaccia implicita era inequivocabile. Una voce calma, paziente e un fisico imponente. Il contrasto era incredibile. Qualunque mezzo andava bene. Era andato bene un tempo e andava bene anche ora. L’uomo con la felpa stava deglutendo in modo vistoso, battendo le palpebre e abbozzando una sorta di postura da adunata.
«I tuoi pazienti non sono solo ’quello che vi mandano’, i tuoi pazienti sono persone. Hanno servito il loro Paese con onore. Si meritano la massima cura e il massimo rispetto da parte tua.»
L’uomo non disse nulla.
«Questo posto è una vergogna, perciò ascolta: muovi il tuo culo ossuto, organizza i tuoi e mettiti a pulirlo per bene cominciando da subito. Tornerò forse domani, forse la prossima settimana, forse il prossimo mese e se non mi specchierò nel pavimento, ti userò come spazzolone, poi ti prenderò a calci in culo tanto che ti ritroverai con l’intestino attorcigliato ai denti. Ci siamo capiti?»
L’uomo rimase in silenzio, strisciò i piedi per terra e batté le palpebre. Dopo un lungo istante disse: «Okay».
«Con un sorriso allegro», aggiunse Reacher.
L’uomo si sforzò di sorridere.
«Di più», continuò Reacher.
L’uomo si sforzò ancora di distendere le labbra secche sui denti secchi.
«Va bene», disse Reacher. «E ti taglierai i capelli. Ti farai la doccia ogni giorno e ogni volta che la signora Vaughan verrà qui, ti alzerai, l’accoglierai in modo cordiale e l’accompagnerai di persona nella stanza del marito. Questa sarà pulita, suo marito sarà rasato e la finestra scintillante. La stanza sarà piena di raggi di sole e il pavimento tanto lucido che la signora Vaughan correrà il grosso rischio di scivolare e di farsi male. Ci siamo capiti?»
«Okay.»
«Ci siamo capiti?»
«Sì.»
«Senza ombra di dubbio?»
«Sì.»
«Sì cosa?»
«Sì signore.»
«Hai sessanta secondi per iniziare altrimenti ti spezzo un braccio.»
L’uomo fece una telefonata stando sempre in piedi, dopodiché usò un walkie-talkie e cinquanta secondi dopo nell’atrio erano comparsi tre tipi. Al sessantesimo esatto un quarto si unì a loro. Un minuto dopo avevano preso secchi e spazzoloni da un ripostiglio e tutti e cinque si stavano guardando attorno come posti di fronte a un compito immenso e inconsueto. Reacher li lasciò a esso. Tornò alla macchina e si mise in cerca di Vaughan.
Guidò lentamente e la raggiunse sulla strada del ministero della
Difesa, dopo un chilometro e mezzo. Salì accanto a lui e Reacher
proseguì ripercorrendo lo stesso tragitto attraverso i pini, tra le
colline. «Grazie per essere venuto», esclamò Vaughan.
«Non c’è problema», rispose lui.
«Sa perché volevo venisse?»
«Sì.»
«Me lo dica.»
«Voleva che qualcuno capisse perché vive come vive e fa quello che fa.»
«E…?»
«Voleva che qualcuno capisse perché è giusto che faccia quello che ha intenzione di fare ora.»
«Che sarebbe?»
«Qualcosa che spetta interamente a lei, e qualsiasi cosa sia a me sta bene.»
«Prima le ho mentito», confessò Vaughan.
«Lo so.»
«Davvero?»
Reacher annuì guardando il volante. «Lei sapeva del contratto di Thurman e della base della Polizia militare. Il Pentagono le ha detto tutto di loro e l’ha detto anche al Dipartimento di polizia di Halfway. Così ha senso. Scommetto che è proprio lì, nell’elenco del suo Dipartimento, nel cassetto della sua scrivania, P per Polizia militare.»
«Esatto.»
«Ma non voleva parlarne, il che significa che là non riciclano solo vecchi rottami militari.»
«No?»
Reacher scosse il capo. «Si tratta di rottami di mezzi da combattimento provenienti dall’Iraq. È per forza così. Questo spiega le targhe del New Jersey di alcuni camion. Provengono dalle strutture portuali laggiù. Perché aggirare Pennsylvania e Indiana per rottami qualsiasi? Perché mettere rottami qualsiasi in container chiusi da spedizione? Perché l’azienda di Thurman svolge un’attività specialistica, segreta, con chilometri e chilometri di nulla attorno.»
«Mi dispiace.»
«Non si dispiaccia. Capisco. Non voleva parlarne. Non voleva nemmeno pensarci, per questo ha cercato di impedirmi di tornare lì. Si butti tutto alle spalle e vada avanti per la sua strada, mi ha detto. Non c’è niente da vedere.»
«Laggiù ci sono gli Humvee saltati in aria», rispose Vaughan. «Per me sono come monumenti, santuari alla memoria delle persone che sono morte o quasi.»
«E delle persone che sarebbero dovute morire», aggiunse lui dopo un po’.
Continuarono verso nord-est attraversando i bassi pendii dei monti
e tornando sulla I-70, sul lungo anello che correva in prossimità
del confine con il Kansas. «Questo non spiega la voglia di
segretezza di Thurman», osservò Reacher.
«Forse anche per lui è una questione di rispetto. Magari anche lui li considera santuari», suggerì Vaughan.
«Ha mai servito nelle forze armate?»
«Non credo.»
«Ha perso un familiare?»
«Non credo.»
«Qualcuno di Despair si è arruolato?»
«Non che io sappia.»
«Quindi è improbabile si tratti di rispetto e non spiega la Polizia militare. Cosa c’è da rubare? Un Humvee è sostanzialmente un’auto. La blindatura, quando viene installata, è una semplice lastra d’acciaio. La mitragliatrice M60 non sopravvivrebbe a nessun tipo di esplosione.»
Vaughan non disse niente.
«Non spiega l’aeroplano», proseguì Reacher.
Vaughan non rispose.
«E non c’è niente che spieghi tutti quei ragazzi», disse ancora.
«Quindi rimarrà in zona?»
Lui annuì guardando sempre il volante.
«Per un po’», confermò. «Perché credo stia per succedere qualcosa. Quella folla mi ha colpito. Dimostrerebbero tanto accanimento all’inizio di qualcosa? O a metà di qualcosa? Non penso. Penso che si siano scatenati perché sono alla fine di qualcosa.»